BAHAMUTH @Teatro Fabbricone: la casa dei personaggi che parlano

Bahamuth, l’ultimo gioiello di Antonio Rezza al Teatro Metastasio di Prato con esito trionfale. All’interno di una scultura praticabile, insieme casa e baracca, una teoria di personaggi ispirati alla zoologia di Borges si muovono, tutti incarnati dal geniale performer, sciogliendo una gamma di variazioni, di voci e di sguardi fino a un metateatro inaudito e incredibile che suscita l’entusiasmo assoluto degli spettatori.

A cura di Susanna Pietrosanti

Antonio Rezza e i suoi luoghi deputati  

Lo dichiara apertamente Antonio Rezza: le sue performance si radicano in scena, o meglio nelle vere e proprie opere d’arte che Flavia Mastrella gli mette a disposizione perché la sua fantasia le abiti, perché i personaggi le popolino e si incarnino. Quest’ultimo luogo deputato è una vera e propria baracca a misura umana, dotata di due elementi laterali apribili che diventano ali, e di uno scivolo frontale che servirà da letto di dolore per il primo personaggio, il paralitico sollevato dai due servi di scena, e da letto di morte per lo zio le cui ultime parole varieranno di continuo disorientando il nipote che le riceve come messaggio finale. La parte di fondo accoglie invece la signora Porfirio, la moglie del capitalista crudele che reprime duramente lo sciopero, e basta che il personaggio si muova perché il pubblico si confonda: ecco, non mi riconoscete mai, basta che mi abbassi, sono io! grida Rezza, incarnandola. Altre maschere sono meno collegate con un luogo specifico del palco, e saltellano muovendosi ironiche e disperate, cambiando voce, cambiando passo, creando mondi e universi interi.

La scenografia di BAHAMUTH

Antonio REZZA E L’INTRATESTO DI BORGES

La performance si dichiara essere ‘liberamente associata’ al Manuale di Zoologia Fantastica di Borges: vero. Da lì deriva la menzione di BAHAMUTH, l’Essere Supremo, il gigantesco pesce che sostiene il mondo della cosmologia musulmana, il principio dell’insostenibile pesantezza del sopravvivere. Pesce spiaggiato, il tiranno paralitico ci mostra con chiarezza cosa significhi la pesantezza. Ce lo mostra il nano, “più basso delle sue ambizioni”, la donna incinta, fiamma rossa che sa già che partorirà un piccolo sottosegretario alla Difesa, ce lo mostrano l’aspra cattiveria, la mordacità e la tristezza che sottostanno alle risate irrefrenabili che lo spettacolo suscita. Naturalmente, le tracce borgesiane del lavoro sono rese ben altro da Rezza: la mano dell’artista è inconfondibile, e la leggerezza sognante dell’archetipo evapora. Borgesiana, però, la folla dei personaggi che si scambiano, si muovono, si alternano nella scatola teatro, giocattolo verde di corde e d’aria e di rette sempre irregolari, mai parallele, su cui i personaggi gestiscono l’acrobazia del loro male di vivere.

Antonio Rezza in BAHAMUTH

IL METATEATRO DI ANTONIO REZZA IN BAHAMUTH

L’approccio metateatrale dell’artista è un classico: il rapportarsi col pubblico una certezza. Talvolta assaltandolo, come avviene quando all’incauto spettatore in prima fila vibra il cellulare, e l’indelicatezza cosmica provoca una bordata di insulti all’indirizzo dell’imprudente. Più spesso, il pubblico è il coro della tragedia greca, magari un coro silenzioso, ma la cui presenza può toccare con forza gli esiti sul palco: “Gastone e Paperino sono cugini”, afferma disperata la signora Porfirio, a cui il silenzio del pubblico sembra dissenso,  e continua gridando, lo sono, lo sono, finché da lei emerge lo stesso performer: “ora non vorrete che lo spettacolo vada a impantanarsi qui per colpa della vostra incredulità…”Già questo, innegabilmente, è metateatro, lucido e sottile, un meccanismo sempre attivo da cui Rezza entra e esce con una disinvoltura sempre efficace, spesso impercettibile.

UNA NUOVA CATEGORIA METATEATRALE

Bahamuth, però, ci regala qualcosa di nuovo: e di geniale. Non a caso si tratta dell’ultimo quadro. Due personaggi, la signora Porfirio e il marito, già presenti nella piéce, offrono un flashback sul loro primo incontro. Le ali di velo della scatola teatro assurgono a luogo deputato dell’uno e dell’altro personaggio: Rezza li anima spostandosi da destra a sinistra sul palco. Ma i personaggi non tacciono quando il loro interprete li abbandona: lo vedono, fanno illazioni su chi sia, su cosa voglia (“Questo vuol essere invitato a pranzo”), e la scena si dilata in una categoria metateatrale inaudita. I personaggi osservano l‘interprete, lo criticano, comunicano col pubblico scavalcandolo, e il gioco allucinante diventa perfetto. Così termina Bahamuth, non a caso: con il performer che sabota i personaggi fermandosi di colpo e sottraendo loro la possibilità di continuare il gioco. Improvvisamente la scatola è muta: non lo sono gli spettatori, però, che lanciano verso l’artista la bordata degli applausi. Lui li riceve senza inchinarsi, anzi, eseguendo salti di gioia che proseguano l’elevazione dello spettacolo, verso un mondo rarefatto dove tutto è possibile.

Visto il 9 Aprile 2022

BAHAMUTH

di Flavia Mastrella Antonio Rezza

con Antonio Rezza, Ivan Bellavista, Neilson Bispo Dos Santos

drammaturgia Antonio Rezza

habitat Flavia Mastrella

luci Daria Grispino

produzione REZZAMASTRELLA, La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF