ANONIMASEQUESTRI @Teatro Magnolfi: intervista a Leonardo Tomasi

Vincitore del Premio Scenario 2023, ANONIMASEQUESTRI di e con Leonardo Tomasi è andato in scena al Teatro Magnolfi di Prato con la produzione della Fondazione Teatro Metastasio e Sardegna Teatro. Insieme sul palco con Federico Giaime Nonnis e Daniele “Bainzu” Podda, e con la partecipazione di Elia Porcu, Tomasi ha portato sul palco un testo che si divincola tra più piani drammaturgici in un ironico gioco fatto di stereotipi sulla sardità e della loro negazione. Il risultato è una pièce ben costruita e molto godibile che alla fine ci fa sentire tutti un po’ più affezionati a quella meravigliosa terra che combatte ancora oggi con lo spettro del banditismo.

ANONIMASEQUESTRI: un’apertura di sguardi

ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D'Antonio
ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D’Antonio

Una coppia di attori, rigorosamente sardi – anche se uno è “colpevolmente” nato a Pordenone – viene selezionata per interpretare il ruolo di due banditi in un – l’ennesimo – film sulla Sardegna verace, quella che ancora si identifica con il banditismo dei decenni scorsi. Incapaci dopo tanto tempo di scrollarsi di dosso sempre gli stessi copioni, decidono di farsi prendere la mano e di trasformare quel gioco fatto di finzione e di maschere in realtà. Si innesca pertanto una spirale che, tra passaggi in lingua sarda, sventolamenti dei Quattro Mori e birre Ichnusa si sviluppa su un piano di continua ambiguità, dove il pubblico resta immobile e a tratti confuso, ma sempre divertito. Grazie ad una camera che riprende e ripropone sul fondo le immagini in bianco e nero, in una moltiplicazione dei piani di visione, e grazie all’intreccio ben costruito e non perfettamente lineare, lo spettacolo non scade mai nella commedia dialettale in cui semplicemente ci si limita a deridere e ad amplificare i vizi e le storture. Tra i sorrisi e qualche risata si percepisce il desiderio di emancipazione e il bisogno di una generazione di alzare orgogliosamente il vessillo della sardità nell’ottica di trasformarlo in passaporto verso un’apertura di sguardi e di esperienze.

Intervista a Leonardo Tomasi, autore e attore di ANONIMASEQUESTRI

Leonardo Favilli (LF): Buongiorno Leonardo. Grazie per aver accettato il nostro invito a questa intervista. Per iniziare, puoi farci una breve presentazione di te e del gruppo di lavoro di ANONIMASEQUESTRI?

ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D'Antonio
ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D’Antonio

Leonardo Tomasi (LT): Grazie a te e alla redazione di Gufetto, innanzitutto. Lo spettacolo racchiude intorno, fuori e dentro diverse maestranze: performer, tecnici, dramaturg e assistente alla regia, consulente linguistico. Una piccola associazione a delinquere fatta di tanta gente. Siamo fortunati perché tra noi c’è uno spirito collaborativo di apertura per cui io mi occupo di impostare la giornata ma ho necessità che tutti apportino qualcosa di personale al progetto. Personalmente sono Leonardo Tomasi, classe 1996, e provengo da Sinnai, un paesino vicino a Cagliari dove esiste un realtà teatrale fervente che ho frequentato da quando ero bambino. Importante è stata l’esperienza di teatro sensoriale con la compagnia belga LAIKA, che lavora con la cucina direttamente sul retropalco per cui si passava dal monologo allo spadellamento e poi di nuovo alla performance e quindi al servizio dei piatti. Questa esperienza ha cambiato la mia prospettiva ed è stata fondamentale e sostanziale per me è l’esperienza del Teatro delle Ariette che si è proprio costruita con questo approccio un teatro con le proprie mani. Tornando al gruppo ci sono poi Sonia Soro, dramaturg e assistente regia, con cui ci siamo incontrati tramite Batisfera, una compagnia indipendente sarda che si definisce contemporanea per necessità. Poi ci sono i performer Federico Giaime Nonnis e Daniele Podda, con cui abbiamo lavorato sul senso di frustrazione dell’essere attori in Sardegna. La Sardegna è una terra che ti identifica e si identifica molto sui suoi stereotipi per cui ci siamo chiesti cosa succede quando uno stereotipo imposta o magari diventa la tua identità. Io ho fatto provini in cui mi chiedevano di vestirmi da nuragico con la spada finta e mi chiedevano se sapessi andare a cavallo. Mi sono davvero domandato come fosse possibile. Infine c’è Elia Porcu, il nostro tecnico che si è immerso totalmente nel lavoro ed è stato fondamentale.

LF: Cosa puoi invece raccontarci dello spettacolo?

LT: In ANONIMASEQUESTRI ci sono due ragazzi sardi di 30 anni che sbarcano il lunario dividendosi tra fiction e film sulla Sardegna dove ad un certo punto gli viene chiesto più volte di interpretare dei banditi finché non decidono di provarlo davvero. Cominciano intanto a sequestrare la nonna e poi proseguono con sequestri su commissione. Ad un certo punto, portando avanti questa associazione a delinquere, il ruolo però diventa più grande di loro. Come ci si interfaccia allora con questo ruolo? Questa diventa quindi la chiave. Lo spettacolo resta volutamente ambiguo tra gioco e realtà, ispirato anche da film come Birdman o, venendo a tempi più recenti, dalla comicità di Valerio Lundini, dove non capisci mai bene cosa stia succedendo. Quindi lo spettatore è portato a farsi delle domande, è obbligato ad adottare una prospettiva. Mi interessa che si instauri un gioco partecipativo. 

LF: Com’è andata la Prima qui al Magnolfi? Anche se in realtà, se non ricordo male, la prima vera e propria è stata a Milano…

LT: Esatto. A inizio gennaio abbiamo iniziato a Milano ed è andata molto bene. C’erano tanti operatori ed operatrici con cui poter parlare dello spettacolo. Poi abbiamo avuto una bellissima esperienza a Nuoro dove era come se bestemmiassimo in chiesa perché noi andiamo a scardinare alcuni stereotipi, ad incrinare qualcosa per cui si vedevano risate con le mani sulla faccia. Non si sono offesi ma si sono messi in discussione. Poi siamo stati a Teatri di Vita a Bologna dove è venuto a vederci il direttore del circolo sardo e alla fine ci chiedeva se forse non dovremmo addirittura smettere di parlare di Sardegna. Perché 20 anni fa ci battevamo a Livorno per i costi dei traghetti e oggi al massimo ci ritroviamo a fare malloreddus alla campidanese la domenica. C’è stato un processo di atrofizzazione di un sentimento identitario di battaglia politica mentre l’identità va costruita. E’ un processo narrativo, stratificato

LF: …e anche partecipato perché quando si va a rompere un equilibrio poi ci si muove per cercarne un altro e ciò provoca un’evoluzione, un cambiamento in negativo o in positivo ma è per sempre un cambiamento. Poi ovviamente ognuno cerca di prendere la direzione che ritiene più opportuna in questo processo.

LT: Infatti in questo senso le occasioni di confronto sono fondamentali per costruire questo processo identitario, soprattutto incontrando persone non sarde. Come lo racconti lo spettacolo? Ti poni su un piano metateatrale per capire come fare in modo che il tuo progetto così identitario possa far risuonare qualcosa nelle altre persone, anche estranee alla terra che vuoi raccontare.

ANONIMASEQUESTRI al Premio Scenario

ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D'Antonio
ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D’Antonio

LF: Oltre alle congratulazioni dovute per l’assegnazione, com’è stata l’esperienza del Premio Scenario?

LT: Bellissima. Abbiamo visto lavori stupendi. Per la nostra insularità è raro vedere molto teatro contemporaneo soprattutto con compagnie giovani. Raro anche il confrontarci con giurie diverse. Poi abbiamo avuto la possibilità di andare a Roma dove è stato interessante lavorare su come tenere la scena, molto disordinata nello spettacolo, giocando sul cosiddetto non-finito sardo, ovvero palazzine mai finite, secondi piani impostati e mai completati. Ci sono anche pagine FB, siti internet su questo. Ci siamo chiesti perché non mettere anche questo nello spettacolo, inserendo qualche inceppamento nel corpo dello spettacolo. Tornando comunque al premio, la possibilità per noi insulari di poter vedere, conoscere e mettere in discussione il nostro lavoro è stato fondamentale e di grande stimolo. Il teatro infatti richiede un lavoro fisico di contatto, di sudore, in presenza, per poter crescere.

LF: Si è già evoluto lo spettacolo dal progetto originario?

LT: Sì: è partito come un progetto partecipativo, sul gioco applicato agli spettatori, come in Kebab, il mio precedente spettacolo dove il pubblico era seduto tutto attorno e interagiva direttamente. Viene anche questo da LAIKA, la compagnia belga di cui parlavamo, per ingenerare un meccanismo di gioco e creare dinamiche con gli spettatori. In particolare in ANONIMASEQUESTRI questo principio è un po’ cambiato dall’inizio perché lavoriamo in negazione, cioè ci rivolgiamo sempre al pubblico come se dovesse partecipare ma non lo fanno davvero mai. Alla fine si gioca su chi è sequestrato e chi sequestratore. Noi o loro? Siamo noi sequestrati dal pubblico che è lì e ci guarda oppure loro che sono “costretti” in platea a guardarci? Tornando alle evoluzioni, il numero di attori è anche cambiato: inizialmente ero da solo poi siamo passati a due ed infine a tre attori.

ANONIMASEQUESTRI: La Sardegna protagonista

ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D'Antonio
ANONIMASEQUESTRI foto di Agostino D’Antonio

LF: Nelle motivazioni del premio di richiama la cosiddetta “sardità” che è evidentemente protagonista. Considerando la globalizzazione anche culturale del terzo millennio, quale importanza ancora riveste l’insularità? E’ di supporto o magari invece è un ostacolo? Come si configura in un contesto globalizzato?

LT: Rispetto alla creazione artistica, la Sardegna ora come ora soffre di poco confronto, di politiche culturali che non permettono di creare liberamente o di ospitare spettacoli. Dal prossimo 6 marzo partirà un tavolo di confronto con operatori under 35 per raccogliere idee e collezionare proposte. Sul tema della sardità non possiamo limitarci solo all’ironia post-moderna, in cui si gioca sulla critica da lontano a chi però poi ti paga per farla, stile Striscia la Notizia. Bisogna attivarsi con diversità anche tra città e città. C’è differenza se sei a Cagliari oppure a Nuoro. C’è necessità di recuperare la lingua per esempio. Io non la sapevo, l’ho dovuto studiare nella variante stretta del mio paese che è diversa dal paese accanto. Serve un processo di costruzione, di studio e di apprendimento. Oggi per un ragazzo capire la portata della sardità significa cercare di avere radici, capire dove si sta ma con un’apertura. Siamo fortunati ad avere il Metastasio in dialogo con Sardegna Teatro, oltre al sostegno di Scenario e di altre realtà intorno.

ANONIMASEQUESTRI: futuro

LF: Quale futuro per ANONIMASEQUESTRI dopo Prato e quali altri progetti invece ti riguarderanno?

LT: ANONIMASEQUESTRI sarà a Sassari il 4-5 maggio e poi dopo cerchiamo che strada possa prendere. Le repliche per noi sono importanti anche per capire quali eventuali aggiustamenti fare. Ho fatto parte di giri e di spettacoli abbandonati a loro stessi e non è questo che voglio per questo spettacolo. Tornerà anche Kebab a Genova, presto usciranno le date, oltre a qualcosa ancora con La grande guerra degli orsetti gommosi. Infine c’è questo importante impegno col tavolo di confronto con gli emergenti in Sardegna per fare richieste politiche, per incentivare collaborazioni, uscite e ritorni in Sardegna. Tornando al lavoro da autore, vorrei lavorare sul lutto dome tematica, anche recuperando contatti con la giuria di Scenario, come con Fabiana Iacozzilli o Sotterraneo. Una persona che come me ha avuto questo sostegno da Scenario deve approfittarne. In generale vorrei lavorare su progetti che mi allontanino un po’ dalla Sardegna. Non dico di fare come Alessandro Serra, che è comunque molto interessante ed importante per me. Sono stato nel cast di Macbettu in una prima parte, forse nel momento più bello di costruzione dello spettacolo. Serra è un artigiano molto bravo, un grande teorizzatore. E poi il rapporto con Macbettu ti smuove delle cose. Però come in Sardegna c’è la maschera col riso sardonico dato da alcune erbe che i nuragici assumevano per poter uccidere i padri, così io vorrei fare con ANONIMASEQUESTRI, ovvero allontanarmi da quella esperienza e compiere una sorta di parricidio nei confronti di Macbettu.

LF: Qualcosa da aggiungere per i lettori di Gufetto?

LT: Mi pare che la chiacchierata sia stata molto esaustiva. Grazie!

Intervista registrata al Teatro Magnolfi il 28 febbraio 2024.
Visto al Teatro Magnolfi il 3 marzo 2024

ANONIMASEQUESTRI

un sequestro organizzato da Leonardo Tomasi
con Federico Giaime Nonnis, Daniele Podda, Leonardo Tomasi e un ostaggio
dramaturg e assistente alla regia Sonia Soro
disegno luci Elia Porcu
Si ringrazia Luigi Pusceddu e si ringrazia per la consulenza linguistica Francesco Cappai
sviluppato in residenza presso Teatro Due Mondi
con il sostegno di Scenario ETS
una produzione Teatro Metastasio di Prato e Sardegna Teatro
Vincitore Premio Scenario 2023In virtù della convenzione siglata con l’Associazione Scenario ETS, il Teatro Metastasio sosterrà l’iter produttivo dello spettacolo Anonimasequestri di Leonardo Tomasi, che si è aggiudicato il Premio Scenario 2023.

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