A COME SREBRENICA @Teatro del Cestello: una pagina di storia che guarda al presente

A cura di Sandra Balsimelli e Leonardo Favilli

Giovedì 29 febbraio è andato in scena al Teatro del CestelloA COME SREBRENICA” di e con Roberta Biagiarelli, con la regia di Simona Gonella all’interno di TRACCE, rassegna di incontri e spettacoli intorno alla difesa dei diritti umani, la valorizzazione della persona e della dignità umana, nato dalla collaborazione tra Amnesty International, Associazione Progetto Arcobaleno e Cantiere Obraz. Il monologo, dedicato alla strage di Srebrenica del luglio 1995, riconosciuta a livello internazionale come l’ultimo Genocidio compiuto nel cuore d’Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale, rievoca una delle pagine più scure e dolorose della storia più recente, portandoci a riflettere sul passato alla luce dei conflitti attuali e sui nostri inaccettabili meccanismi di rimozione.

A COME SREBRENICA: una pagina di storia

Monologo A COME SREBRENICA di Roberta Biagiarelli
foto di Luigi Ottani

L’11 luglio 1995, a Srebrenica, durante il conflitto scoppiato nei Balcani all’indomani del crollo della ex-Jugoslavia, 8mila uomini e ragazzi bosniaci musulmani vennero trucidati dai serbi. Il massacro, frutto dell’odio nazionalista, etnico e religioso, avvenne sotto gli occhi impotenti dei caschi blu dell’Onu che erano sul luogo per garantire la sicurezza delle popolazione civili. Il monologo teatrale di Roberta Biagiarelli ricostruisce puntualmente non solo i fatti di questa pagina di storia ma anche il crescere progressivo di un clima, che porta concittadini abituati alla convivenza pacifica a trucidarsi tra vicini di casa, a spargere sangue fraterno come affetti da un’ipnosi collettiva che sembra contagiare l’inanità della comunità internazionale. Se la storia ha mostrato il fallimento di chi ha tentato di porre fine o almeno contenimento alla guerra, questo spettacolo continua a interrogarci sul nostro ruolo, a chiamarci alla curiosità, allo studio, a porci la domanda che si faceva la protagonista da bambina “ Ma cosa c’è dall’altra parte?”, da tutte le altre parti dei nostri rassicuranti confini, geografici e mentali.

A COME SREBRENICA : un nuovo alfabeto per la narrazione

Roberta Biagiarelli con il suo A COME SREBRENICA ridefinisce il suo personale alfabeto, emozionale, storico e antropologico. Riportare l’attenzione sulla vergogna dei fatti accaduti tra il 1992 e il 1995 in questo piccolo paese della Bosnia-Erzegovina è infatti un dovere morale nonché un debito che l’umanità deve scontare nei confronti degli inermi e delle inermi che sotto gli occhi dei loro “protettori” sono stati brutalmente vessati e ceduti come merce di scambio meramente politica. Con una drammaturgia leggera, appena accennata ma molto efficace l’autrice ed attrice ha ripercorso con minuzia, ma senza scadere nell’orrido o nel truculento, la catena di eventi che hanno condotto al massacro di oltre 8000 esseri umani. Il pubblico, variegato per età, pertanto più o meno o per nulla consapevole dei fatti storici, ha seguito con vivida attenzione il monologo della Biagiarelli, accomodata in piedi tra un tavolino e una sedia, mai utilizzata nel corso della rappresentazione. Muovendosi sul palco con disinvoltura e scartabellando a tratti tra i documenti a sua disposizione, ha lasciato che la storia parlasse al pubblico, facendosene attiva ma umile portavoce senza caricare di pathos melanconico o di melodramma una vicenda che non ha bisogno veramente di nulla in più per straziare e per sconvolgere.

A COME SREBRENICA : una folla di personaggi

Colpisce la coralità del racconto: l’attrice dà vita ad una folla di personaggi, tinteggiandone con pennellate rapide i tratti, perfino i toni di voce e le cadenze linguistiche, restituendo la complessità della vicenda narrata, la sua tragica multidimensionalità. In mezzo all’intreccio di torti e ragioni aleggia la tragedia nella tragedia, quella delle donne, il coro tragico di tutte le guerre, le madri, le moglie, le figlie, oltraggiate, violate, usate e denigrate: “Si sa le donne donne sono stupide, non capiscono queste cose”, si ripete più volte di fronte al monito femminile contro l’orrore che reitera nel contemporaneo la tragedia di Cassandra. La dimensione sovraindividuale che l’attrice dà al suo racconto evoca con forza la percezione che siamo di fronte a colpe e consapevolezze collettive, a responsabilità condivise anche con chi da quegli eventi era lontano. La stessa prospettiva accomuna lo spettacolo teatrale col documentario prodotto dall’autrice Souvenir Srebrenica, per la regia di Luca Rosini, in cui le parole del monologo si intrecciano alle testimonianze dei protagonisti reali di quella vicenda.

A COME SREBRENICA : A come Atto d’Accusa

A COME SREBRENICA: A come Atto d’Accusa
foto di Luigi Ottani

La narrazione procede spedita nella direzione dell’accusa, rivolta all’oggi come al passato: l’accusa ad una umanità che è rimasta a guardare, che nel nome, forse, di una pace e/o di un mero interesse, ha assistito ignava al genocidio. Quel “vergogna” ripetuto sul finale, con un tono che da rabbioso si trasforma fino a diventare minaccioso, come se la Biagiarelli volesse lasciarci un’eredità uditiva dopo la fine dello spettacolo, ci pugnala con una precisione chirurgica tanto quanto ogni singola parola come un bisturi ha inciso una ferita nella carne viva e ci lascia alla fine inermi, impotenti e con un senso di colpa profondo. Anche per noi che all’epoca eravamo solo bambini. All’uscita ci rendiamo conto che purtroppo potremmo ritrovarci fra 30 anni a scrivere un testo analogo per quanto la cronaca estera ci propone quotidianamente. Una lezione quella di Srebrenica che non ci è bastata. E allora quelle parole di apertura e chiusura parafrasate dall’Antigone di Sofocle (“Tra quante cose terribili esistono nessuna è più terribile dell’uomo”) riecheggiano ancora più risonanti, nella consapevolezza che il genere umano continua a coltivare un seme di malignità dall’alba dei tempi. Solamente la bellezza di Firenze all’uscita dal teatro ci ha salvati dal fardello delle emozioni. Ma anche questo qualcun altro prima di noi l’ha già scritto.    

A COME SREBRENICA

di e con Roberta Biagiarelli
maestro di ispirazione e supervisione Luca Rastello
collaborazione alla drammaturgia Giovanna Giovannozzi e Simona Gonella
regia Simona Gonella

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