CANE @Teatro di Cestello: lo spirito canino è l’ultimo a morire

CANE di Cantiere Obraz è andato in scena al Teatro di Cestello divertente e ironico adattamento teatrale del fantascientifico racconto di Bulgakov “Cuore di cane” opera profetica intrisa di significati modernissimi.

Prima di immergerci nella grottesca storia del cane di strada, Pallino, la compagnia diretta da Alessandra Comanducci introduce il pubblico nell’atmosfera del condominio Kalabuchov sulla Precistenka, dove vive e lavora il medico professor Preobraenskij, impegnato in misteriosi esperimenti su uomini e animali per trovare la formula dell’eterna giovinezza, con il suo assistente, il dottor Bormenthal e la serva Zina. Il compito di coinvolgere il pubblico è affidato al ligio e fedele al regime Svonder, presidente del Domkom, il comitato di condominio, che lo assolve con spirito d’improvvisazione. All’ingresso in sala con aria inquisitoria e un sorriso sinistro verifica i biglietti di ogni spettatore; a luci ancora accese chiede i documenti, indaga sulla provenienza e le professioni degli spettatori, per contribuire alle sorti del Partito. Il Soviet, impersonificato da un manichino a destra del palco a pugno alzato che, per voce di Svonder, ci dà il benvenuto nel condominio. Siamo talmente immersi nella coabitazione sovietica, che uno spettatore (nella nostra sera il geometra Cesa Bianchi) è invitato a leggerne il regolamento scritto in inchiostro bianco su cartoncino nero. Interessante extra dal romanzo questa introduzione che nella trasposizione teatrale ben asseconda i tratti surreali e la feroce critica sociopolitica al regime, governato da persone senza preparazione né merito, se non quello della perfetta aderenza fondamentalista. La dittatura dell’inquisizione e della censura stalinista opprimeva la creatività e la vita dello scrittore, che scriveva nelle sue lettere, nel vano tentativo di trovare rifugio in Europa: “tutto mi è proibito, sono in rovina, braccato, nella più totale solitudine”. Basti pensare che il romanzo di Bulgakov scritto nel 1925, fu pubblicato in Russia solo nel 1987, definito “un pungente pamphlet contro la vita contemporanea che non può essere assolutamente pubblicato”. La prima edizione italiana fu del 1967 e nel 1976 Alberto Lattuada ne ha tratto un film.

Nel buio della sala fa il suo ingresso Pallino, di cui vediamo solo una schiena ricurva poco illuminata, un randagio cane pulcioso, proletario, popolare, con un’unica aspirazione: trovare cibo e riparo dal freddo; ma è costantemente cacciato, battuto  dai portieri dei condomini, perfino bruciacchiato da un cuoco maligno. Qui ha inizio la trasposizione del romanzo, col monologo del pensiero canino, tuttavia fatto di parole umane, sentite e apprese nella strada, quelle che anche l’Homunculus dal nome altisonante Poligraf Poligrafovic Pallinov ricorderà dopo l’operazione. È il borghese barone della medicina Filipp Filippovic Preobraenskij a trasformare il cane randagio, attirandolo con un salame di Cracovia, in un mezzo uomo, trapiantandogli i testicoli e l’ipofisi di un delinquente ubriacone morto accoltellato in una bettola moscovita, di cui il bastardello prenderà tutte le caratteristiche. Il miracolo della prodigiosa scienza che vuole andare al di là dei suoi poteri e doveri (da notare che Bulgakov svolse l’attività di medico prima che di scrittore) porta al tragicomico disastro. Nonostante gli sforzi di rieducazione e omologazione della creatura non c’è scampo contro un cervello di balordo e un cuore di cane che batte in contrasto con la società che lo ha creato. Come accade in Frankenstein (di un secolo precedente) il mostro, risultato di un esperimento da laboratorio, è destinato a rivoltarsi contro il suo stesso creatore.

Lo spettacolo prende vita e ritmo a questo punto, dopo alcune scene fin troppo fedeli all’originale letterario, la cui atmosfera era già presente grazie a buone trovate registiche: la discussione tra il medico e Svonder per l’assegnazione delle stanze, rappresentata da un gioco al filetto di X e O scritte col gesso su una lavagna; la spiegazione dell’operazione gestita come un quiz tra Zina e Bormenthal; nell’allestimento scenico oltre al geniale partito-manichino, la presenza dell’aristocratico cane di porcellana, infatti anche sulla locandina dello spettacolo. Ma su tutte l’invasione della platea da parte degli attori, nel prologo e nell’inizio del secondo atto, momenti di improvvisazione divertenti e spiazzanti, gestiti con giusto equilibrio.

L’ironia caratterizza la parte centrale con il decorso dell’esperimento dopo l’operazione: le gag divertenti per le significative prime parole del cane – salame e birreria – o il turpiloquio e le oscenità; il randagio-uomo-cane ruba a più non posso, rompe tutti gli argini, ma allo stesso tempo legge Marx ed Engels, indottrinato dal compagno Svonder e si butta a capofitto nella difesa del Soviet, contro quella borghesia intellettuale rappresentata dal suo padrone paparino. Pallinov ha la speranza di liberarsi maldestramente dalla funzione di cavia per assumere finalmente il ruolo che gli spetta nella società sovietica: così si autonomina Capo della Sottosezione per l’eliminazione dei gatti, definiti sudici borghesi. Finchè non riesce addirittura ad ottenere documenti e il diritto a dodici metri quadri nell’appartamento del medico. Al professore, consapevole del totale fallimento della sua sperimentazione, non resta altro che tornare sui propri passi e far rivivere il cane Pallino: uno spietato finale.

L’ambiguità grottesca della trasformazione del cane in uomo risulta divertente, tuttavia porta con sé una amara critica non solo al regime dittatoriale e assolutista del tempo, ma alla natura umana tout-court: la massificazione, la speranza di riabilitare cittadini dalle origini sociali umili, come i contadini e gli operai, non può che essere fallimentare. La critica alla capacità della rivoluzione di creare una comunità onesta e giusta è evidente e ben restituita dagli attori, la satira e la fantascienza mascherano una profonda riflessione sociale e antropologica. “Mi domando: perché? Perché trasformare un simpaticissimo cane in una porcheria?”. Protagonista è una società che si basa sulla semplificazione e la povertà intellettuale in un clima di fanatismo e paura di chi la pensa diversamente, i cui riferimenti all’attualità non possono sfuggire; una comunità che come il professore, opera a orecchio, a simpatia, potremmo dire con gli istinti della pancia. Quando Pallinov invita la platea a ululare con lui, abbiamo la consapevolezza che la sua domanda “che cosa siamo uomini o animali?” è rivolta a noi, seduti in platea, incapaci ormai di discernere tra una società giusta e una parodistica comunità fatta di comitati, sottosezioni e regolamenti, anche noi concludendo “che fortuna sfacciata la nostra” solo perché ci hanno gettato un osso.

Info:CANE
da “Cuore di Cane” di M. A. Bulgakov
adattamento e regia di Alessandra Comanducci
con Alessandro J. Bianchi, Michela Cioni , Paolo Ciotti, Thomas Harris, Mario Raz
scenografia Thomas Harris
aiuto regia Antonella Longhitano
luci Diego Cinelli
ufficio stampa Camilla Pieri
Produzione Cantiere Obraz
in collaborazione con Teatro di Cestello

Teatro di Cestello
9 novembre 2019

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