Un candido ingresso, nello spazio del tutto straordinario e suggestivo dello storico Teatro di Documenti, che con la sua antica storia non smette di incantare chi vi entra. Un tavolo da pranzo davanti agli occhi degli spettatori, rivestito di una tovaglia bianca impreziosita da piatti d’argento e un vaso di fiori che si bagna di luce.
Questo è ciò che accoglie il pubblico di IL GRANDE URLO, Elettra vs Clitennestra, di Elena Fannucci, presso il Teatro Di Documenti, regia di Franco Gervaso, in scena fino al 30 marzo 2025.
Contenuti
IL GRANDE URLO: un conflitto aperto
Ad interrompere questa pura atmosfera, è un primo grido pronunciato da Elettra, con una vocalità difficile da individuare, a metà tra un mero artificio tecnico ed un soffocato urlo di pancia.
Con il suo ingresso, ha inizio la perpetua tragedia: un conflitto aperto da secoli, che coinvolge una madre ed una figlia stravolgendo il concetto di maternità e discendenza.
Cosa unisce ancora, dopo la compiuta vendetta, Elettra e Clitennestra alla stessa tavola?
Una figlia che rivendica il diritto di essere stata generata – non da meno partorita – solo da suo padre tanto amato, e una madre che brama la gioventù e la bellezza di sua figlia, ancora capace di essere amata da un uomo.
L’antica tragedia le vede entrambe succubi di uno stesso destino, sanguinario e potente, al quale contribuiscono con le loro stesse mani. Un delitto perpetrato di madre in figlia, per l’amore di uno stesso uomo che porta il nome di uno dei più valorosi condottieri di Micene: Agamennone.
La riscrittura di Elena Fannucci
Il testo di Elena Fannucci attinge all’opera greca di cui grandi maestri ne furono scrittori. Cominciando come una delle protagoniste della grande Orestea di Eschilo, il suo nome riecheggia nelle parole di molteplici autori, tra cui – che cito per un’omologia di prospettiva – Sofocle, che diede spazio alla sua voce in maniera solipsistica e protagonista, aprendo un grande varco emotivo fatto di rabbia, dolore e brama di vendetta. Sentimenti abitualmente attribuiti a personaggi maschili, che portano la giovane Elettra ad essere assimilata, insieme con sua madre, ad una guerriera, piuttosto che ad una donna dalle docili vesti.
La riscrittura di Fannucci, a tal proposito, elimina dalla scena i personaggi maschili della grande Orestea, e lascia spazio ad un dialogo fantastico tra Elettra e Clitennestra.
Cosa avranno mai da dirsi e cosa le tiene intrappolate in una comune dimora?
Il dialogo – che perdura per tutta la durata dello spettacolo – pesca elementi della storia originale e li mescola insieme a commenti, pensieri e soliloqui dei personaggi, senza delineare una traiettoria ben precisa. Salti temporali e contenutistici, costruiti con un linguaggio forbito, hanno reso faticosa la comprensione della loro storia e del loro rapporto, creando spesso cortocircuiti interni ai singoli dialoghi. Ricalibrare i dialoghi in maniera più omogenea o lavorare sul registro interpretativo dei sottotesti, apporterebbe maggiore chiarezza e comprensione del testo.
La locandina suggerisce si tratti di una riscrittura e a tal proposito ci si chiede cosa abbia aggiunto o quale aspetto sia stato maggiormente esplorato nella drammaturgia di Fannucci rispetto ad una storia che esiste da secoli. Sarebbe stato interessante scoprirlo.

Il Grande Urlo: MANCANZA DI LINEARITA’ TRA PAROLE, AZIONI E IMMAGINI
La non linearità delle parole ha impedito anche una successione di azioni. All’interno del testo non vi erano azioni sceniche, se non il reiterarsi di un conflitto e confronto attraverso fiumi di parole che hanno portato al finale tragico che tutti conosciamo.
Se dovessimo riassumere in azioni ciò che accade in scena elidendo le parole, troveremmo ben poche azioni che portano avanti una trama.
E, analizzando il contenuto dei dialoghi, ci chiediamo: Dove siamo? A chi stanno raccontando questa storia? Quanto i personaggi sono nel qui ed ora di quello che vivono e quanto, invece, sono solo portavoce di digressioni mitologiche?
Non vi è, infatti, alcun cambiamento nella relazione dei personaggi attraverso il loro incontro. E non vi è un arco interpretativo nemmeno nelle due donne in relazione a loro stesse. Il matricidio di Elettra è visibile nei suoi occhi sin dai suoi primi sguardi e l’arrendevolezza – atipica – di Clitennestra, sin dal suo primo ingresso e nell’assenza di tensione del suo corpo dall’inizio dell’opera.
Elettra vs Clitennestra: UNO STILE RECITATIVO INSODDISFACENTE
Mantenendo un focus sulle parole, ci colleghiamo alla loro resa attoriale. Le due attrici sembravano spesso mantenere una prosodia artificiale ed artificiosa, quasi una nenia che non lasciava intravedere una naturalezza di pensiero sottostante.
I registri linguistici all’interno dell’opera spaziano da un contesto prosastico generale, dai toni aulici e forbiti, a zampillanti versi poetici – che acquistano una nota di merito quando Elettra stessa si proclama figlia della poesia. Tale stile aulico non concede, tuttavia, un’immediata ed intuitiva decodifica da parte del pubblico – soprattutto per quello più disabituato al genere – e costruire sopra di essa un’artificiosità di pronuncia sfacciatamente tecnica e macchinosa, rende la comprensione ancor più difficile, poiché non combacia con quello che si sta dicendo e con alcuna credibilità di pensiero.
i Richiami alla grecità ne il grande urlo
Per uno sguardo più consapevole, sono noti i richiami al genere di recitazione propri del teatro greco. Tali richiami, però, restano in apparenza tentativi e non uno studio approfondito di una cifra stilistica preziosa e lontana da quella attuale.
Il ritmo poetico, in questo modo, non risulta fluido né perlomeno congruo all’emotività e al corpo dei personaggi. Soprattutto quest’ultimo risulta particolarmente assente, concentrandosi perlopiù in immagini e pose attoriali, che non rispecchiano né uno stile classico né uno contemporaneo di recitazione.
Elettra e Clitennestra hanno parlato dall’inizio alla fine dello spettacolo ma si sono ascoltate davvero poche volte: due corpi distinti che si fa fatica ad immaginare avere un’origine comune.
Se fossero state in silenzio, cosa sarebbe successo?
Unico punto di climax lo si raggiunge proprio tramite il silenzio, reso evocativo dalla regia, per simboleggiare l’ultimo grido di Clitennestra che ha generato colei che le ha poi tolto la vita.
Anche se, a più di una coreografia di movimenti e giochi di luce non abbiamo potuto assistere.
i costumi di laura strambi
I costumi di Laura Strambi ricalcano lo scenario immaginifico che la figura di Elettra apre alla mente, e ci presentano una giovane ribelle vestita di nero, che si staglia contro l’aureo contorno.
Una macchia nera su una tela bianca, probabilmente nella visione di sua madre Clitennestra (si potrebbe dire), che condivide un dolore grande quanto quello di sua figlia senza riuscire ad intravederlo.
Clitennestra, eroina o la più grande antagonista dei secoli, si veste di un abito d’oro, lungo e imponente, di taglio altisonante ed antitetico rispetto a quello della figlia, decorato con pietre e collane colorate. Sulle sue spalle una stola nera, elemento che potrebbe suggerire – ad interpretazione personale – un punto di contatto con sua figlia, come ad estendere un ponte tra loro due, adagiato sulle spalle anziane di una madre, che porta il peso dei dolori della sua stirpe.
La scelta di accostare questi due costumi di epoche totalmente diverse può, ad avviso di chi scrive, risultare fuorviante, in quanto non fornisce sufficienti elementi per scandire un tempo preciso della scena.
Elettra è una di noi, Clitennestra è rimasta ancorata nel passato e nella classicità. Dove siamo?
Dove vuole portarci la regia?
Questa confusione temporale si riflette, oltre che nei costumi, anche in altre scelte applicate per la costruzione scenografica.
Il linguaggio scelto dall’autrice e mantenuto dal regista, non risulta, infatti, integrato nella scenografia. Quest’ultima si compone di oggetti che tentano richiamare una classicità ma sono interrotti da elementi del tutto contemporanei (come una sedia trasparente messa totalmente a favore pubblico).
La scelta registica di utilizzare brani musicali tratti da autori diversificati poteva verificarsi un’idea interessante, se questi ultimi fossero stati collegati a ciò che accadeva sulla scena.
Spesso musica ed interpretazione non remavano nella stessa direzione e producevano un effetto stridente. Qualora l’intenzione fosse quella di procedere per contrasti, si potrebbe, per il futuro, sviluppare diversamente questo input.
LA TRAGEDIA RITORNA, MA COSA VUOLE DIRCI?
Per trarre una conclusione ad un lavoro che si legge essere un Work in progress per l’estate 2025, si consiglia di continuare ad approfondire lo studio dei vari elementi che compongono lo spettacolo, in modo da rendere giustizia ad una scelta coraggiosa come quella di portare oggi una storia così antica e così importante.
IL GRANDE URLO, Elettra vs Clitennestra cast e dati artistici
BARBARA SCOPPA E LAURA CRAVEDI
in
IL GRANDE URLO
Elettra VS Clitennestra
di ELENA FANUCCI
Regia e allestimento scenico del work in progress
FRANCO GERVASIO
Costumi di LAURA STRAMBI
Brani musicali tratti dalle opere di PAOLO CONTE ed altri autori
una produzione IDS
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