A cosa serve il teatro oggi? Perché continuare questo eterno ricatto, laddove si vive una volta per tutte ma con cento vite diverse? Sono tante le domande e le riflessioni di SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE che si aprono sul palco del Teatro Argentina di Roma, aggrovigliandosi attorno ad una compagnia di giovani attori e attrici, spiazzati da sei personaggi che hanno perduto il loro autore.
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i SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
In scena fino al 30 marzo 2025, Valerio Binasco porta un’idea di regia che soffia via la polvere da un’atmosfera degli anni Venti e riposiziona le sue pedine in una realtà che più attuale non può essere.
Ricomincia la partita. E a giocarla, questa volta, sono studenti del Teatro Stabile di Torino, guidati sulla scena da Jurij Ferrini, in termini di direttore e regista. Accanto a loro, in vesti immacolate dal tempo, Valerio Binasco (il Padre), Sara Bertelà (la Madre), Giovanni Drago (il Figlio), Giordana Faggiano (la Figlia), il Giovinetto e la Bambina: tutti personaggi nati dalla fantasia di un autore, che però li ha precocemente abbandonati.
Sono loro i nomi che riempiono la scacchiera. La partita si apre, ora come allora, ognuno con la sua traiettoria ed intenzionato ad essere visto il più a lungo possibile.

La drammaturgia pirandelliana oggi
Quattro personaggi – ben presto ricongiunti in Sei – irrompono nelle prove di un gruppo di giovani attori – probabilmente allievi, probabilmente giovani professionisti – che provano a ricercare la verità delle loro parole, guidati da un direttore-regista che vuole scavare nella veridicità nella scena, anche quando si tratta di imparare ad odiare chi si ama, o viceversa.
Riusciranno a portare a termine il loro Giuoco delle Parti oppure saranno travolti dall’arrivo di questi personaggi senza autore?
Il testo di Pirandello è trattato con cura, analizzato nelle sue diverse forme e pluralità, senza temere di portare a galla i controsensi delle sue stesse domande. Qual è il confine che separa gli attori dagli spettatori, l’arte dall’essere riproduzione della vita e la vita dall’essere mera musa ispiratrice dell’arte?
Sul palco, ora, gli attori non hanno più maschere e i personaggi difendono la loro verità.
la regia di binasco tra sottotesto e poetica
La regia di Binasco mette in luce i legamenti sottili che tengono vincolati i personaggi tra loro in un tessuto comune di perversioni, dolore e lucido desiderio di vendetta.
Per i Sei Personaggi non c’è modo di scampare al loro destino, all’eterno ritorno del loro dolore. Possono solo limitarsi a diffondere la loro storia, cercando qualcuno disposto ad ascoltarli. Ma forse quest’azione non è davvero un limite: può essere una porta, verso una comprensione empatica di chi siamo noi. Noi seduti in platea, noi dall’altra parte, o noi giovani (attori e non) che sfioriamo la fantasia di un futuro libero da questo eterno scacco matto.
La giovane compagnia invade il palco con movimenti corposi, quasi schematici che ricordano uno sciame d’api in volo. Colorati e vivaci, domandano il significato di alcune battute della loro opera, e si lasciano guidare dalle risposte del loro capocomico.
Energico e risoluto, Jurij Ferrini dirige la sua compagnia come un attento direttore d’orchestra, talvolta in balia di divertenti rumori fuori scena.

Non meno attento sarà il suo incontro con i Sei Personaggi, che appaiono improvvisamente sulla scena con un’aura quasi spettrale, tradendo l’ingresso dalla platea che ritroviamo nelle pagine di Pirandello.
Spuntano in vesti oscure, fedeli alla loro epoca, con trucchi che marcano espressioni e tratti caratteristici. Si distinguono tra il coro di giovani attori e il loro corifeo, creando una differenziazione visiva che salta subito all’occhio.
Le luci di Alessandro Verazzi e le musiche di Paolo Spaccamonti, fanno da contorno meticoloso all’intera opera, sottolineando il calore degli eventi, che sia esso fievole e sommesso, oppure fulmineo e irruento come nella scena finale.
A ribaltare l’armonia e i ritmi iniziali è una famiglia immaginaria che conserva un tragico destino, al quale non può opporsi. Ma che ad un certo punto si lascia conoscere e reinterpretare. Inizia a trasmettersi, ad insegnare ai giovani studenti la loro verità interiore – con scarso successo, poiché per loro stessi sembra impossibile che un attore possa arrivare a sostituire un personaggio, servendosi di tecniche fittizie che marcano il confine tra finzione e realtà.
talenti in scena
La risata di Giordana Faggiano irradia il palcoscenico di una lucida follia scardinatrice di tutte le sovrastrutture di una famiglia apparentemente borghese. Non vi è traccia di equilibrio o stabilità nella relazione dei personaggi con se stessi e con gli altri. La Madre (Sara Bertelà) ha bisogno dei suoi bambini per esistere, tanto da spingerla a ricrearli prendendoli in prestito dalla compagnia di sconosciuti che ha dinanzi a sé: non può sopportare il silenzio della loro assenza. Non sappiamo altro di lei che differisca dal suo ruolo di vedova e madre, in continua subordinazione ai suoi lutti – quanto siamo lontani da una narrazione di genere contemporanea?
Valerio Binasco e Giovanni Drago, la controparte maschile dell’opera senza autore, si fanno portavoce di vergogna e rimpianto (il padre) e di isolamento (il figlio), come risposta ad una colpa commessa e subita.
Chi è il vero fautore della loro tragica sorte? A quale autore chiedono che sia riscritto il loro destino?
un finale poetico: l’eterno ritorno non conosce via di fuga
L’Autore sconosciuto, Godot di una scena lontana, non si palesa. E non sarà nemmeno questo nuovo incontro con il capocomico Jurij Ferrini a cambiare le regole del gioco, né tantomeno il disperato tentativo di un colpo di pistola.
Un concetto di Famiglia incollato all’esplosione di una Crisi, rapporti umani immutabili e costretti a pulsare in un meccanismo di eterno ritorno prestabilito da un autore che diventa paradosso e dio. La sofferenza indicibile di un personaggio rimane insita nella sua condanna di riviversi mille e mille volte ancora sempre identico, senza via di fuga.
Così non c’è scampo alla morte, né tantomeno alla vita.
Ciò che resta possibile, in un immaginifico finale, è solo lasciarsi prendere per mano.

Sei personaggi in cerca d’autore – cast e dati artistici
da Luigi Pirandello
regia Valerio Binasco
con (in o.a.) Sara Bertelà, Valerio Binasco, Giovanni Drago, Giordana Faggiano, Jurij Ferrini
e con Alessandro Ambrosi, Cecilia Bramati, Ilaria Campani, Maria Teresa Castello, Alice Fazzi,
Samuele Finocchiaro, Christian Gaglione, Sara Gedeone, Francesco Halupca,
Martina Montini, Greta Petronillo, Andrea Tartaglia, Maria Trenta
scene Guido Fiorato
costumi Alessio Rosati
luci Alessandro Verazzi
musiche Paolo Spaccamonti
suono Filippo Conti – aiuto regia Giulia Odetto
assistente regia e drammaturgia Micol Jalla – assistente scene Anna Varaldo
assistente luci Giuliano Almerighi – foto Virginia Mingolla
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale


