Entrare nell’Accademia Carrara di Bergamo significa attraversare secoli di storia dell’arte italiana; ma con la mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, questo viaggio si trasforma in qualcosa di più enigmatico, sospeso tra gioco, simbolo e divinazione. La mostra più ampia e completa mai dedicata alla storia dei Tarocchi in Italia, a cura di Paolo Plebani.
L’Accademia Carrara di Bergamo – fondata nel 1796 dal conte Giacomo Carrara, nota per le sue collezioni dal Gotico all’Ottocento, e sita dal 1810 nella sede neoclassica progettata dall’architetto Simone Elia – offre un contesto ideale per questo percorso espositivo. Ma c’è di più.
Contenuti
Tarocchi Colleoni riuniti all’ Accademia Carrara di Bergamo
Il fulcro attorno cui ruota l’intera mostra è la riunione storica delle 74 carte superstiti del Mazzo Colleoni – realizzato a Cremona tra intorno al 1460 su commissione di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti – la cui proprietà è divisa oggi tra l’Accademia (26), The Morgan Library & Museum di New York (35) e la collezione Colleoni (13). Mancano all’appello 4 carte: il Diavolo, la Torre, il Cavallo di Denari e il Tre di Spade.
La struttura dei Tarocchi: simboli, semi e Arcani
I Tarocchi sono composti da 78 carte: 56 Arcani minori, suddivisi in quattro semi (Denari, Coppe, Bastoni e Spade) di 16 Onori (Fante, Regina, Re e Cavaliere) e 40 Numerali (da 1 a 10); e 22 Arcani maggiori. Di questi, il Matto è senza numero; seguono da 1 a 21 il Bagatto, la Papessa, l’Imperatrice, l’Imperatore, il Papa, l’Innamorato, il Carro, la Giustizia, l’Eremita, la Ruota, la Forza, l’Appeso, la Morte, la Temperanza, il Diavolo, la Casa Dio, la Stella, la Luna, il Sole, il Giudizio, il Mondo.
tarocchi: Approccio curatoriale e percorso della mostra all’ accademia carrara di bergamo
La mostra è suddivisa in sette sezioni; curioso visto che una delle più frequenti divisioni degli Arcani maggiori è proprio da 3 file di 7. Ma il curatore è chiaro nel suo approccio: nonostante oggi le carte siano prevalentemente associate alla divinazione, sono state per lungo tempo semplicemente un passatempo ludico. Dunque il suo intento è tracciarne l’origine e l’evoluzione attraverso tappe significative che coprono un arco di sette secoli.
Dalle prime suggestioni ed immagini delle corti cavalleresche del XIV secolo europeo su artefatti di vario uso, anche domestico, emergono temi, simboli, raffigurazioni che ritroveremo nelle carte dei secoli successivi: la morte con la falce, re e regine, cacce con cavalieri e cani (Foto 1), personaggi di corte intenti a giocare a scacchi.

Scena di caccia col falcone, 1500 circa
Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza. Photo Daniela Beltrani
Nella seconda sezione il riferimento proviene dalla letteratura italiana. Gli Arcani maggiori infatti, un tempo erano conosciuti come Trionfi, e probabilmente esiste una relazione con l’omonimo poema petrarchesco: in esso infatti emergono archetipi classici dell’esperienza umana. L’Amore, la Fama, il Tempo, la Morte sono forze irresistibili che dominano l’animo umano e ne guidano le azioni. Anche l’iconografia ha un suo rilievo, come si può notare nella Foto 2, nella quale i due cavalli in una posa ricordano l’Arcano maggiore del Carro.

Trionfi di Francesco Petrarca, 1457
Parigi, Bibliothèque nationale de France. Photo Daniela Beltrani
Nella terza sezione vengono menzionati i primi esempi di tarocchi: Marziano da Tortona, segretario di Filippo Maria Visconti, nel 1415 scrive il Tractatus de deification sexdecim heroum nel quale l’autore descrive un gioco di carte suddivise in quattro temi morali (Virtù, Ricchezza, Castità e Voluttà), ciascuno declinato in due ordini, uccelli (Aquile, Fenici, Tortore e Colombe) e 16 divinità o eroi, antesignani dei Trionfi. Sono esibiti anche i Tarocchi del Mantegna (1465 circa), che in realtà non sono né tarocchi né un’opera di Mantegna, ma sono chiamati cosi per affinità iconografiche e stilistiche. Anche i Tarocchi Visconti di Modrone (1444-1477) della bottega cremonese di Bonifacio Bembo esibiscono simboli riconoscibili nonostante le palesi diversità, per esempio la presenza delle tre virtù teologiche (Fede, Speranza e Carità) all’interno degli Arcani maggiori.

Tarocchi Brambilla, 1442-1444 circa
Milano Pinacoteca di Brera. Photo Daniela Beltrani
La quarta sezione offre una prospettiva diversa, ed anche una pausa per occhi e mente: una biblioteca (Foto 4) sul tema della mostra corredata da eleganti poltrone. Qui si trovano il libro Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, pubblicato da Franco Maria Ricci nel 1969 con testo di Italo Calvino; e di nuovo Italo Calvino con Il Castello dei Destini Incrociati edito da Einaudi nel 1973; libri in inglese e francese sul tema. Non ho notato né testi di Alejandro Jodorowsky (Mazzo Camoin-Jodorowsky), né di Carlo Bozzelli (Mazzo Convers-Bozzelli) dell’ Accademia dei Tarocchi.

La quinta sezione ruota intorno al mazzo quattrocentesco, riunito dopo oltre un secolo, e che è conosciuto con il nome del suo ultimo proprietario, Alessandro Colleoni. Questo mazzo (Foto 5, 6 e 7) fu commissionato da Francesco Sforza – duca di Milano dal 1450 al 1466, e marito di Bianca Maria Visconti, figlia di Filippo Maria – e realizzato nella bottega di Bonifacio Bembo, forse dal fratello Ambrogio. Incertezza circonda anche sei Arcani maggiori (Forza, Temperanza, Stella, Luna, Sole e Mondo) realizzate in un secondo momento: forse create da Antonio Cicognara o dal miniaturista ferrarese Franco de’ Russi.
Gli emblemi e i motti sulle carte fanno parte dell’araldica di entrambi Visconti e Sforza. A complemento del mazzo, vengono esposte due tempere su tela, di proprietà della Pinacoteca di Brera, nella quale la coppia di committenti è ritratta di profilo da un pittore lombardo (Foto 8): le preziose stoffe degli abiti, le acconciature ricercate, i gioielli di oro e perle restituiscono una sofisticata immagine di potere ed eleganza.

Tarocchi Colleoni, 1455-1460 circa
Bergamo, Accademia Carrara
New York, The Morgan Library & Museum
Collezione Colleoni. Photo Daniela Beltrani

Tarocchi Colleoni, 1455-1460 circa
Bergamo, Accademia Carrara
New York, The Morgan Library & Museum
Collezione Colleoni. Photo Daniela Beltrani

Tarocchi Colleoni, 1455-1460 circa
Bergamo, Accademia Carrara
New York, The Morgan Library & Museum
Collezione Colleoni. Photo Daniela Beltrani

Ritratto di Francesco Sforza & Ritratto di Bianca Maria Visconti, 1480.
Milano, Pinacoteca di Brera. Photo Daniela Beltrani
La sesta sala raccoglie ed espone il passaggio dai Trionfi ai Tarocchi quali li intendiamo oggi. Nel XV secolo l’invenzione della stampa permette alle carte di circolare in tutti gli strati della società ed uscire dagli ambiti italiani per diffondersi nel resto d’Europa. Alla fine del XVIII secolo Antoine Court de Gébelin sosterrà la tesi secondo la quale l’origine dei Tarocchi è da ricercarsi nell’antico Egitto. Probabilmente sarà questo intervento a segnare la definitiva trasformazione delle carte, da gioco a strumento divinatorio.
Nella seconda metà del XIX secolo l’interesse per l’occulto, lo spiritismo, la magia (si rimanda alla nostra recensione della mostra Arte e Magia al Palazzo Roverella di Rovigo) contribuiranno a consolidare definitivamente questo passaggio, anche nella psiche europea.
La settima sala espone le suggestioni di artiste/i del novecento: surrealisti quali André Breton, Max Ernst, André Masson e Jacques Herold reinterpretano il tema assegnando alle carte una simbologia convergente con il surrealismo: Amore, Sogno, Rivoluzione e Conoscenza diventano i quattro semi delle carte numerali, mentre le figure diventano Genio, Sirena e Mago.
Sarà però il Giardino dei Tarocchi realizzato da Niki de Saint Phalle – interamente a sue spese – nella Maremma toscana ed aperto al pubblico nel 1998 a lasciare l’impressione più coinvolgente: le carte lasciano la loro tradizionale bidimensionalità (Tempérance, 1997 in Foto 9) per diventare un percorso plastico e memorabile all’interno di un parco rigoglioso. La Nana della Tempérance (1985 in Foto 10) tridimensionale suggerisce questo passaggio con le sue forme tondeggianti e leggiadre, rappresentazione di una femminilità libera ed emancipata, che si ritroverà anche nelle altre immagini femminili degli Arcani maggiori.


Completa la mostra un ricco programma di attività: visite guidate tematiche, proposte per le scuole, performance, concerti, conferenze e giochi. Invitiamo i lettori a consultare attentamente il programma completo qui , prima di organizzare la visita
Tarocchi. Le origini, Le carte, La fortuna. INFO E BIGLIETTI
- Luogo: Accademia Carrara di Bergamo
- Date: 27 febbraio 2 giugno 2026
- Giorni e orari: Lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 9.00 – 19.00
Sabato, domenica e festivi: 10.00 – 19.00
Martedì: 9.00 – 14.00 - Telefono per informazioni: +39 035 234396

TAROCCHI Le origini, le carte, la fortuna – Accademia Carrara
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