L’innovativa stagione del Nuovo Rifredi Scena Aperta porta in scena TALK SHOW POLAROID, un format di Sotterraneo, collettivo di ricerca teatrale fondato a Firenze nel 2005, che celebra quest’anno il suo ventennale con spettacoli in diversi teatri fiorentini, come L’angelo della storia (Premio Ubu 2022) al Teatro della Pergola, Time Capsule e Dj show, Lo scandalo della durata al Teatro Cantiere Florida (recensiti da Gufetto).
Una performance ibrida porta in scena un dialogo con la giornalista Cecilia Sala, che racconta l’Iran, Gaza, Israele, l’Ucraina, ma anche il mestiere di giornalista, se stessa e il proprio gatto, Arturo, tanto simile a quello che ha intravisto per un attimo, camminando incappucciata durante la prigionia in Iran.
Contenuti
Il format di TALK SHOW POLAROID

Sotterraneo mette in scena una versione inedita di TALK SHOW, un formato tra teatro, intrattenimento e divulgazione, che permette agli attori della compagnia di incontrare persone di cui si innamorano alternando momenti di leggerezza e comicità a riflessioni decisamente profonde su temi importanti.
Entrando in sala al Nuovo Rifredi Scena Aperta, sul palcoscenico vediamo un tavolo, al centro del quale su un leggio si trovano due dei libri di Cecilia Sala, I figli dell’odio e L’incendio, che saranno al centro della riflessione. Su uno schermo alle spalle del tavolo è proiettata una polaroid che ritrae la giornalista.
Campeggia inoltre un timer luminoso che segna un’ora e trenta minuti: è questo il tempo che Sotterraneo dedicherà al dialogo con la giornalista. Sono gli stessi attori a dichiarare che la prima stesura dello spettacolo era arrivata a nove ore e un quarto, per la densità e l’importanza degli argomenti trattati, ma è stata poi ridotta a una durata più consona a una messa in scena. Dunque una sorta di condensato del lavoro di preparazione.
Del resto quello del tempo è uno dei temi cari a Sotterraneo, che ama creare nelle sue performance una macchina a orologeria, in grado di rispettare in modo maniacalmente preciso un determinato arco temporale scandito da un timer, come ci ha raccontato Claudio Cirri durante lo spettacolo intervista Lo scandalo della durata nel corso del Materia Prima festival: tale meccanismo è evidente ad esempio anche in altri spettacoli realizzati dal collettivo, come Dies irae e in L’angelo della storia.
Attualità e drammaturgia in TALK SHOW POLAROID

Sotterraneo propone un’intervista che diviene drammaturgia: il linguaggio scenico si sposa a quello del talk show, grazie all’inserimento di momenti teatrali e di una scansione in atti che ricorda quella di un’opera drammaturgica. Le domande di Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa alternano momenti di leggerezza a riflessioni su temi importanti, secondo un andamento accuratamente studiato, finalizzato alla valorizzazione della riflessione.
Si tratta di un’occasione per rendere il teatro un momento politico, come dichiara Daniele Villa nell’intervista: la riflessione sul mondo attuale diviene fulcro dello spettacolo ed il suo spessore viene esaltato da tutto ciò che è stato costruito attorno. E così anche ciò che è leggero, comico, va ad accentuare il sugo del discorso, che ruota attorno ai luoghi che oggi sono teatro dei conflitti più drammatici.
Sembrano andare in questa direzione anche gli interventi di un improbabile geografo, Fabio Mascagni, che colloca su una cartina muta in modo approssimativo i luoghi al centro del dialogo con Cecilia Sala: sembra di trovarsi davanti a una sorta il ruolo di uomo qualunque, che poco sa del mondo e millanta conoscenze da professore universitario.
La POLAROID come spazio di riflessione
A questa idea superficiale dell’informazione si contrappone la profondità e la potenza del dialogo con Cecilia Sala, che risponde alle domande di Sotterraneo secondo tre direttrici geografiche: Medio Oriente, Ucraina e Italia. La scelta della polaroid come correlativo oggettivo dello spettacolo è legata all’idea dell’attesa: scattare una fotografia e aspettare di vederne i contorni che pian piano diventano più nitidi rappresenta il tempo della riflessione necessaria per comprendere e far proprio ciò che sentiamo e vediamo. L’esatto opposto di quello che il mondo di oggi sembra proporre nella velocità ossessiva che caratterizza ogni aspetto della nostra vita, dal pensiero alla riflessione, dalla visione all’ascolto.
Avere vent’anni: le POLAROID dal mondo di Cecilia Sala

Sotterraneo dedica le sue polaroid ai giovani. Il titolo di ciascuna di esse è infatti Avere vent’anni e ognuna si riferisce a un luogo: Gaza, Israele, Iran, Ucraina.
Questa attenzione ai giovani è centrale nei libri di Cecilia Sala: I figli dell’odio analizza proprio le nuove generazioni radicalizzate in Medio Oriente, soffermandosi sui giovani palestinesi, israeliani e iraniani, mentre L’incendio racconta le storie di giovani che vivono, lottano e resistono all’interno di tre scenari estremamente complessi, le proteste in Iran, l’invasione in Ucraina e la presa di Kabul in Afghanistan.
E i giovani si appropriano del palcoscenico in alcuni momenti che scandiscono l’intervista: si tratta degli allievi della scuola di recitazione “Orazio Costa” del Teatro della Pergola, che danno corpo alle paure, ai desideri profondi, alla vitalità delle nuove generazioni, affermando con la loro presenza il diritto di esserci e di contare, sulle note di alcuni pezzi musicali che amplificano la potenza dei temi trattati, come Baraye, inno del movimento di protesta femminile iraniano, e Stefania, canzone vincitrice dell’Eurovision song contest nel 2022 e divenuta simbolo della guerra in Ucraina.
TALK SHOW POLAROID: il giornalismo sul campo di Cecilia Sala

Il dialogo con la giornalista ripercorre alcuni dei temi salienti dei suoi libri nei primi due atti del TALK SHOW, dedicati a Medio Oriente e Ucraina. La padronanza e la naturalezza di Cecilia Sala rendono intenso e coinvolgente il suo racconto: la situazione geopolitica dei paesi di cui parla si incarna in volti e voci di chi quella Storia la vive ogni giorno. E così possiamo quasi immaginare di conoscere, insieme a lei, i giovani palestinesi cresciuti in una Gaza ormai sigillata tra le macerie del fallimento degli accordi di Oslo, i tiktoker israeliani che festeggiano all’ora dell’aperitivo i bombardamenti su Gaza, ma anche la vivace vita segreta dei ragazzi di Teheran e la Generazione d’oro che muore in guerra in Ucraina.
E a questa concretezza del racconto Cecilia Sala affianca una lucida capacità di analisi della situazione internazionale in tutte le sue sfaccettature, cercando di offrire punti di vista diversi proprio nel rispetto di una professione che richiede una grande onestà intellettuale: il giornalista infatti ha il dovere, secondo lei, di raccontare la realtà e documentare i fatti sul campo con obiettività. Ed è per questo fondamentale distinguere le notizie riportate da attivisti e da giornalisti, come lei sostiene nella puntata 931 del suo podcast Stories, uno spezzone della quale apre il dialogo con Sotterraneo.
Una POLAROID di Cecilia Sala
L’ultima parte dello spettacolo, che si colloca in Italia, è dedicata alla dimensione più privata della giornalista, a ciò che ama fare nel tempo libero ma soprattutto alla sua professione, la cui importanza appare oggi evidente, come dimostra l’impossibilità per la stampa di entrare a Gaza.
Affiora nel corso del dialogo qualche ricordo della prigionia, come il libro che le fu concesso di leggere, Kafka sulla spiaggia, o il gatto persiano rosso che aveva intravisto camminando incappucciata nel cortile del carcere e che assomigliava tanto al suo Arturo.
L’immagine che emerge di lei è vitale, impegnata, appassionata del suo lavoro, che per lei è il più bello del mondo. E la polaroid di Cecilia Sala proiettata sullo schermo restituisce il ritratto di una giovane donna con i jeans che nella sua semplicità porta con sè una sicurezza e una competenza sempre più rare in un contesto in cui l’informazione sostituisce la semplificazione alla profondità e alla complessità.
Visto il 17 maggio 2026 al Nuovo Rifredi Scena aperta
TALK SHOW POLAROID: crediti
concept e regia Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Daniele Villa, Fabio Mascagni
e ospite la giornalista Cecilia Salaluci Marco Santambrogio
produzione Teatro della Toscana


