Sul tetto assolato di un condominio, in una città svuotata dall’afa agostana, tre figure precarie consumano ferie impossibili, sensi di colpa e ossessioni lavorative. STRAORDINARI – Cantata per la fine del mese, debutto al Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze, mescola stand up, satira sociale e malinconia generazionale. Riccardo Goretti, Gioia Salvatori (già recensiti insieme su Gufetto) e Simona Senzacqua, con la collaborazione artistica di Andrea Macaluso, firmano uno spettacolo comico e amaro, dove il lavoro invade l’identità e la vita privata diventa l’ultima periferia del capitalismo emotivo. La nuova produzione del Teatro della Toscana, trasforma precarietà, burnout e identità smarrite in una cantata tragicomica sul lavoro contemporaneo.
Articolo di Alice Capozza e Francesca Valente
Contenuti
STRAORDINARI: una commedia feroce sul lavoro precario

C’è un rumore continuo di cicale che attraversa STRAORDINARI – Cantata per la fine del mese: un suono assordante e violento che annuncia l’estate urbana come una condanna. Odio l’estate: cos’è? una stagione vitaminica? Lontanissima dall’idea consolatoria delle vacanze, la calura agostana evocata da Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua diventa il paesaggio mentale di una generazione esausta, intrappolata tra precarietà e desiderio di sopravvivere, che prova a stringersi in una micro-comunità per costruire un’esperienza comune di sostegno contro la solitudine della povertà.
La scena ideata da Federico Biancalani è uno squallido terrazzo sopra un condominio, nel palco nudo, con a vista funi e attrezzature: una lettiera per gatti, la definiscono i personaggi. Un quadrato di sabbia polverosa, ombrellone, sdraio, lettini, qualche accessorio balneare fuori posto. Mancano solo i racchettoni. E il mare: troppo lontano, economicamente e simbolicamente. È il massimo che ci si possa permettere con gli stipendi di oggi fatti di lavori saltuari, disoccupazione e contratti intermittenti.
Tre interpreti per altrettante maschere del presente

I tre interpreti costruiscono personaggi che oscillano continuamente tra caricatura e confessione, secondo una modalità che richiama la stand up comedy ma anche una tradizione satirica italiana più teatrale.
Gioia Salvatori, in costume da bagno e vocabolario Rocci sotto braccio, è ossessionata dal concorso per diventare insegnante di ruolo. Dispensa note disciplinari, convoca immaginari collegi docenti e trasforma ogni conversazione in un’aula scolastica. La comicità nasce dalla decontestualizzazione continua, ma dietro il grottesco emerge il bisogno disperato di stabilità.
Simona Senzacqua è invece una lavoratrice senza identità fissa: segretaria per pochi giorni, venditrice porta a porta, addetta al recupero crediti, baby sitter, commessa, perfino caffettiera umana. Una figura tragicomica divorata dal lavoro intermittente, incapace di definirsi perché privata di una continuità professionale e dunque esistenziale.
Più cupo il personaggio di Riccardo Goretti: ex dipendente incaricato di licenziare quattrocento lavoratori tramite una mail collettiva, evidente eco della vicenda GKN (già ispirazione di Kepler-452). È lui il cuore malinconico dello spettacolo: un uomo schiacciato dal senso di colpa, incapace di elaborare la responsabilità del disastro sociale prodotto. Compra inutili pupazzetti da regalare alle famiglie rimaste senza stipendio, come gesto riparatore.
Stand up comedy e teatro politico: il linguaggio di STRAORDINARI

La scrittura alterna gag tra gli attori a monologhi satirici, con bruschi cambi di registro che portano dalla comicità iperbolica a riflessioni sulla morte, sulla responsabilità e sul fallimento. Gli attori rompono continuamente la quarta parete, dialogando con il pubblico, commentando il presente. È il dispositivo tipico della stand up contemporanea: non solo battuta, ma deformazione del quotidiano e satira politica.
Eppure proprio questa struttura a monologhi finisce per limitare la profondità delle relazioni tra i personaggi, che restano spesso confinati dentro il meccanismo del monologo e della battuta, senza che le relazioni reciproche riescano davvero ad approfondirsi. La continua ricerca del ritmo comico e dell’affondo satirico finisce per sacrificare la costruzione emotiva di una storia condivisa, lasciando intravedere soltanto a tratti la possibilità di un dolore più intimo e di un legame autentico tra i tre protagonisti in una vera dinamica teatrale.

Riccardo Goretti tenta di sviluppare una linea più filosofica. Nei suoi monologhi emerge il confronto con la coscienza individuale: il tagliatore di teste diventa un boia moderno, uno che preme il pulsante; fino a spingere il parallelo al bottone che libera il gas nei campi di concentramento nazisti, o sgancia la bomba su Hiroshima – come in Little Boy di Teatro dell’Elce o Atomica di Muta Imago. Il problema non è soltanto economico, ma morale: come può la coscienza convivere con il danno provocato agli altri? Come si può restare umani dentro il meccanismo produttivo? Come diventare STRAORDINARI invece che semplicemente ordinari, anonimi, sacrificabili?
la metafora onirica di STRAORDINARI

Ὀνειρος (óneiros), sogno, ripete Gioia Salvatori dal mitico Rocci, il vocabolario di greco. E in effetti la dimensione onirica sembra fondersi con la quotidianità ordinaria della finta vacanza sul terrazzo condominiale. Attraversano la città una zebra, un gorilla, un leone, che sembrano allucinazioni, presenze oniriche, fuggite dalle gabbie rimaste aperte: siamo anche noi creature addomesticate da un sistema produttivo che ci vuole performanti, esausti e sempre disponibili?
Nel finale i tre personaggi si trasformano idealmente in artisti circensi, e la lettiera in un circo, su cui calano tanti ombrelloni a righe bianche e rosse a formare lo chapiteau. Goretti è un lanciatore di coltelli, costretto a colpire; Salvatori una domatrice di adolescenti inferociti; Senzacqua un’acrobata sospesa nel vuoto del precariato. Le vicende dei protagonisti sono trasfigurate in una dimensione di sogno proiettata in una realtà alternativa: un sogno di mezza estate, che ha perso la magia shakespeariana. Resta l’amara consapevolezza che non esiste un’alternativa allo squallore, se non un grande circo assurdo, in cui l’uomo, ormai lontano dalla sua natura istintuale e selvaggia di zebra indomita, è divenuto cavallo da soma.
Riecheggia la preveggente canzone di Franco Battiato nella Voce del padrone: “in questa città, dove c’è gente che lavora, per avere un mese all’anno di ferie.” Un verso che dentro STRAORDINARI diventa il ritratto preciso della nostra generazione.
Visto il 7 maggio 2026 al Teatro di Rifredi, Firenze
STRAORDINARI – Cantata per la fine del mese
di e con Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua
scene Federico Biancalani
costumi Anna Missaglia
musiche e ambienti sonori Simone Alessandrini
disegno luci Samuele Batistoni
collaborazione artistica Andrea Macaluso
produzione Teatro della Toscana
foto Manuela Giusto


