Allo Scantinato di Firenze Posso dopo Posso ha messo in scena insieme a Teatro Scottadito uno spettacolo di improvvisazione teatrale ambientato in un bunker: un format che colloca la comicità insita nel teatro d’improvvisazione in un contesto drammatico come quello della guerra, con un effetto potente. I personaggi, nati dall’interazione con gli spettatori attraverso la richiesta di spunti, si trovano in un rifugio antiaereo e, mentre cercano di sopravvivere, raccontano le loro storie “prima del bunker”. Ci si dimentica per un po’ della guerra mentre si vede in scena il passato e si assapora ridendo il gusto della vita nella sua pienezza, per poi tornare “tra le bombe”, con un continuo passaggio da un registro comico più leggero a quello drammatico. E il finale arriva inaspettato, come un pugno nello stomaco, e suscita nello spettatore una riflessione profonda che trasforma il comico in tragico.
Gufetto, che segue le esperienze proposte dell’associazione fiorentina (già recensite qui e qui) ha incontrato gli attori e ideatori del format, Cosimo Mazzini di Posso dopo posso ed Erica Brunello e Gianluca Ruscitti di Teatro Scottadito, per scoprire cosa c’è dietro lo spettacolo e approfondire i caratteri del teatro improvvisato.
Contenuti
STORIE TRA LE BOMBE: un pugno nello stomaco
Francesca Valente: STORIE TRA LE BOMBE ci ha colpito come un pugno nello stomaco. Com’è nata l’idea di questo “spettacolo di improvvisazione teatrale per rifugiarsi dalla pace e trovare la guerra”?

Gianluca Ruscitti: Un giorno ascoltando un’intervista a Gino Strada, che diceva che certi drammi si capiscono solo mettendoci la propria faccia, ci è venuta in mente l’idea di provare a mettere in scena cosa succede dentro un rifugio, la vita quotidiana ma anche le storie dei personaggi. Il pubblico, durante lo spettacolo, ride e si diverte, quindi abbassa le difese, così il pugno nello stomaco arriva ancora più forte.
Cosimo Mazzini: Da questa proposta degli amici di Teatro Scottadito, è nata l’idea dello spettacolo, in un momento, nello scorso autunno, in cui la vicenda di Gaza aveva fatto breccia più che mai nelle nostre vite. Abbiamo pensato che fosse necessario provare a parlare della tragedia della guerra in un modo che suscitasse un coinvolgimento nostro e del pubblico.
FV: Davanti alla commistione tra tragico e comico messa in scena, a un certo punto non è più possibile ridere, si può solo pensare a chi vive davvero tra le bombe, a Gaza, in Ucraina, in Iran, in Libano. L’improvvisazione, che viene spesso considerata una forma di spettacolo unicamente comico, diviene in questo spettacolo momento di riflessione su temi profondi e drammatici. Come è possibile utilizzare questo tipo di tecnica teatrale per mettere in scena argomenti tanto seri?
Erica Brunello: A noi piace molto cercare dei format originali, mettere insieme le risate leggere, le riflessioni profonde e qualche pugno nello stomaco. Spesso ci si chiede se sia più facile far ridere o far piangere, noi nel dubbio cerchiamo entrambe le cose: così scontentiamo tutti. In effetti il lavoro che serve per fare accendere una risata o una riflessione è simile, pretende una lettura attenta sia del contesto, sia di quello che si prova dentro, anche prima di andare in scena. Sono due antenne dello stesso ricettore, la sfida affascinante sta nel cercare di passare quasi immediatamente da un’emozione all’altra.
La genesi di STORIE TRA LE BOMBE tra impegno e improvvisazione
FV: Abbiamo visto in scena una storia profonda, corale, piena di verità e di sfumature… La domanda che sorge in chi assiste per la prima volta a uno spettacolo di questo tipo è: ma è davvero tutto improvvisato? Che equilibrio c’è tra improvvisazione e preparazione?
Cosimo Mazzini: È necessario precisare un aspetto importante dell’improvvisazione: il fatto che si facciano le “prove” per gli spettacoli di improvvisazione non li rende meno improvvisati. L’improvvisazione, soprattutto quella narrativa, naviga all’interno di format, delle strutture più o meno rigide, che fanno da scatole, da contenitori. I format vengono pensati prima di andare in scena (sono le scatole che vengono costruite) ma le scene che si vedono non sono preparate (cosa c’è dentro la scatola non viene stabilito in anticipo).
Gianluca Ruscitti: Parlando di questo spettacolo nello specifico, di base c’è semplicemente la struttura: si inizia dal bunker, poi si passa ai ricordi usando dei segnali decisi insieme per far capire a tutti che stiamo cambiando scena e registro e poi si arriva al finale… ma lo spettacolo, una volta partito, si anima di vita propria e si sviluppa seguendo ciò che nasce dalle interazioni tra i personaggi. Come dice il nome della nostra associazione, l’improvvisazione è cotta e mangiata al momento, ma l’improvvisazione non si improvvisa. Questo tipo di format si può fare se si ha una bella dose di preparazione, di studio e una importante esperienza sul campo, tenendo conto che il palco si impara sul palco.
Di cosa parliamo quando parliamo di IMPROVVISAZIONE?

FV: La storia che abbiamo visto assomiglia poco all’idea di improvvisazione teatrale più diffusa, che è quella dei match. Ma allora cos’è l’improvvisazione e qual è la sua forma più “vera”?
Cosimo Mazzini: L’improvvisazione teatrale è tante cose diverse. I match hanno più notorietà perché sono stati la forma che ha avuto più diffusione per motivi di velocità, comicità, immediatezza e per il fatto che la presenza di una gara spesso è motivo di interesse per un pubblico. Ma l’improvvisazione ha anche altre forme: la longform che prevede generalmente un tema unico che accomuna uno spettacolo con l’unione di più strumenti teatrali (scene brevi, giochi, monologhi). La longform più famosa è Harold, ideato da Del Close negli anni ’60. E poi c’è l’improvvisazione narrativa, che è quella che noi pratichiamo e insegniamo, che è quella più vicina alla “scrittura” di una storia. L’intento è quello di narrare una storia con lo stesso sviluppo che potrebbe avere uno spettacolo su testo.
FV: La distanza tra gli spettacoli di improvvisazione e quelli teatrali canonici sta principalmente nell’assenza di un testo: sembra quasi di assistere a un ritorno alla Commedia dell‘Arte, in direzione contraria rispetto, ad esempio, agli sforzi di Goldoni per riportare il testo scritto al centro della performance teatrale. Non è un rischio abbandonare il testo?
Erica Brunello: L’improvvisazione nasce proprio dalla Commedia dell’Arte. Ma passa per tanti altri linguaggi, dal cabaret alla stand up, da Totò al Ruggito del coniglio. Occorre conoscere più stili teatrali possibili, per poterli portare in scena, improvvisando i contenuti ma non i generi.
Cosimo Mazzini: Aggiungerei che è assolutamente rischioso abbandonare il testo ma può anche ripagare molto, sia per chi è in scena sia per gli spettatori. L’improvvisazione ha il pregio di essere totalmente sul momento, immediata, genuina e queste sono le caratteristiche fondamentali perché le interpretazioni risultino vere molto più di alcuni spettacoli su testo.
Recitare all’improvviso
FV: Nell’improvvisazione al testo si sostituisce un canovaccio o un format e si chiedono “spunti” al pubblico per poi creare una storia direttamente sul palcoscenico, mentre nel teatro classico si impara una parte e la si mette in scena: sembrano due approcci opposti, soprattutto per quanto riguarda il tipo di recitazione e il ruolo dell’attore. Che legame c’è (se c’è) tra teatro canonico e improvvisazione?

Cosimo Mazzini: Il legame che esiste tra improvvisazione e teatro canonico è che entrambi hanno una necessità: che gli attori siano presenti nella scena dall’inizio alla fine, che sentano che il mondo rappresentato è il loro mondo e ne partecipino con passione. La formazione di un attore di improvvisazione, inoltre, implica un rapporto profondo con l’arte dell’attore di prosa (quando forse dovrebbe essere il contrario): se vogliamo lasciare libero il flusso di immedesimazione immediata ed essere veri in scena (mito, utopia, desiderio irraggiungibile di ogni artista performativo), occorre allenare il corpo, il respiro, l’anima dell’artista con un tutto il bagaglio degli strumenti scenici dell’arte teatrale. Ci piacerebbe promuovere un’integrazione o almeno un dialogo tra due generi teatrali e due percorsi formativi che, troppo spesso, viaggiano su binari paralleli e separati.
FV: Sicuramente al centro dello spettacolo improvvisato c’è l’attore, con la sua abilità tecnica e il suo patrimonio di invenzione: quindi l’improvvisazione è solo per professionisti? Occorre avere strumenti raffinati per metterla in scena?
Gianluca Ruscitti: Occorre formarsi per anni, ci vogliono ore ed energie, è necessario conoscere insegnanti e professionisti di tutta Italia e non solo. É anche vero però che l’improvvisazione è per tutti.
Cosimo Mazzini: L’improvvisazione non richiede inventiva, non crea dal nulla ma genera storie da ciò che c’è già in scena: i compagni, che sono una fonte inesauribile di ispirazione; un ambiente che posso costruire con le azioni e che può essere ovunque, sulla Luna o in fondo a un oceano; relazioni da scoprire che apriranno mondi. Quindi, l’improvvisazione non è per persone particolarmente abili o capaci, ma per persone disposte a dire: “Sì, e…”, cioè ad accettare le proposte a a costruire su di esse.
Le associazioni e il loro incontro

FV: Posso dopo Posso sembra quasi un nome sbagliato: da dove viene? E quale idea ne è alla base?
Cosimo Mazzini: Posso dopo Posso è il nome che più rappresenta il nostro intento: aiutare le persone a prendere coscienza che un “posso” dopo l’altro si può arrivare lontano. L’improvvisazione teatrale, in questo, è esemplare. Se ci pensate bene, quando si apre il sipario e non è stata detta ancora la prima parola, c’è un universo sconfinato di possibilità a disposizione di chi entra in scena.
FV: Com’è arrivato Teatro Scottadito da Fano a Firenze? Da dove viene l’idea della sinergia con Posso dopo Posso?

Erica Brunello: Abbiamo conosciuto gli amici di Posso dopo posso durante workshop per improvvisatori. Improvvisando insieme si è creato un legame speciale e l’idea di ideare insieme format originali.
I progetti per il futuro delle due associazioni sono ambiziosi: oltre alla diffusione del format STORIE TRA LE BOMBE, per la costruzione di una cultura di pace, ci sono i corsi di avvicinamento e formazione per improvvisatori e l’idea di nuovi spettacoli legati alla “short form” o a una sperimentazione di improvvisazione totalmente al femminile.
FV: Non ci resta che restare in attesa di assaggiare nuovi format, un posso alla volta!
STORIE TRA LE BOMBE
di POSSO DOPO POSSO e TEATRO SCOTTADITO
Con Sandra Balsimelli, Erica Brunello, Cosimo Mazzini, Lavinia Pini, Gianluca Ruscitti
Visto il 21 febbraio 2026 al Teatro Lo Scantinato, Firenze


