STORIE PAFFUTE @ Giardino di ETRA: il gusto tagliente di una satura lanx contemporanea

E’ andato in scena, al Giardino di ETRA – Studio d’Arte Tommasi, STORIE PAFFUTE, in collaborazione con Il Lavoratorio. Riccardo Goretti e Gioia Salvatori, autori e interpreti, hanno dato vita ad una scoppiettante e surreale serata dedicata a tutto ciò che “si paffisce, si paffa, si appoffa”, al lato morbido e nello stesso tempo insostenibilmente leggero del male di vivere contemporaneo, in un intreccio irresistibile e spiazzante di registri, tra poesia, sogno, farsa. Un’inedita satura lanx dal sapore pop di inedita comicità.

STORIE PAFFUTE: elogio della paffutezza

STORIE PAFFUTE
Peluche in scena per STORIE PAFFUTE


In una cornice incredibilmente suggestiva come quella del Giardino di ETRA – Studio d’Arte Tommasi, Riccardo Goretti e Gioia Salvatori– due tra le voci più originali e irriverenti della scena teatrale contemporanea – ci accolgono davanti a due leggii, dotati di instabili mini torce, insieme ad un enorme orso peluche che sembra incarnare l’essenza stessa della morbidezza evocata dal titolo dello spettacolo: qualità volutamente in contrasto ai valori futuristi, drammaticamente popolari ultimamente, come la forza, la velocità, il machismo, l’energia bellicosa. Niente da fare! La serata in questione è dedicata a tutto ciò che è morbido e paffuto, alla lentezza, all’inadeguatezza, alla pigrizia, all’improvvisazione davanti agli irriducibili imprevisti della vita. E alla scoperta che, anche dentro le cose più…paffute appunto, si celano le punte taglienti del male di vivere, il gusto agrodolce della stanchezza verso la vita, verso noi stessi e le nostre lotte quotidiane. Il tutto in un misto irresistibile di comicità multiforme, che intreccia generi e registri diversi, in costante interazione col pubblico, tra un monologo, una canzone, la lettura divinatoria del mitico vocabolario di greco Rocci e improbabili racconti.

STORIE PAFFUTE: il dissacrante rito del fallimento collettivo

STORIE PAFFUTE
Goretti e Salvatori in scena per STORIE PAFFUTE

Difficile raccontare i temi di Storie paffute. Immagini e suggestioni si slabbrano le une nelle altre, portandoci a spasso, con leggerezza, in dimensioni diverse: il racconto tragicomico del risveglio di un padre e della tenera e tirannica figlia di 10 mesi, la dissacrante interpretazione degli stereotipi femminili costruiti attraverso le fiabe, come Ariel (la sirenetta che ha per nome un detersivo) o Alice nel Paese delle meraviglie, le rocambolesche giravolte di parole impazzite nelle “storielle dadaiste”, il cui il no sense apre squarci di esilarante e surreale comicità attorno a ricette di cucina, paperi ripieni di diavolina e via così in uno scoppiettante e continuo cambio di scena. Tra un guizzo e l’altro il pubblico viene allegramente preso di mira e stuzzicato a ridere di sé. Ci si sente un po’ tutti sulla stessa sgangherata barca di desideri, timori, scetticismi ed imbarazzi, su cui i due attori, affiatati e brillanti, mettono costantemente il naso per costringerci a buttare giù la maschera e rivelarci bonariamente inadatti alla vita. Nel clima di famiglia che si crea dopo pochi istanti si ha la sensazione di star celebrando un dissacrante rito del fallimento collettivo, che lascia un po’ di agrodolce in bocca, ma fa sentire autentici e un po’ più umani, senza morali preconfezionate, né perbenismi impegnati.

STORIE PAFFUTE: Goretti e Salvatori funamboli della parola

STORIE PAFFUTE
Giardino di ETRA per STORIE PAFFUTE

Dietro l’apparente semplicità di questo inedito guazzabuglio paffuto, emerge l’indiscutibile professionalità dei due artisti, funamboli della parola, saltimbanchi della provocazione, capaci di contaminare con maestria la cultura classica con le tinte fluo del nostro mondo sincopato, senza mai abbassare il tiro nel glissando tra poesia e tragicomico. Riccardo Goretti e Gioia Salvatori ci accompagnano con autoironia e leggerezza attraverso miseria e grandezza dell’uomo di tutti i tempi, in sincronica risonanza con lo spazio del giardino, dove tra piante rigogliose e crepe nel muro spuntano opere d’arte di immortale bellezza. Cinque secoli fa, proprio in questi “orti” di Via della Pergola, Benvenuto Cellini fuse il suo straordinario Perseo. Impresa sospesa tra genio e fallimento che vide il grande artista affrontare febbri, incendi, problemi con la fornace, arrivando a gettare le sue stoviglie nella lega fusa, pur di raggiungere la temperatura desiderata. Oggi in quel laboratorio divenuto studio d’arte di Marcello Tommasi all’inizio degli anni Settanta e poi galleria e ricca collezione di marmi, gessi e bronzi, disegni, dipinti e incisioni, assaporiamo con Storie Paffute la parentela incoffessabile tra un verso di poesia e una forchetta, tra l’arte e l’inciampo, tra il terno al lotto e la speranza: quell’irriducibile piatto pieno di cose miste che è la satira della vita umana di cui non riusciamo nonostante tutto ad avere mai abbastanza.

Visto al Giardino di ETRA – Studio d’arte Tommasi l’8 giugno 2025

STORIE PAFFUTE

di e con Riccardo Goretti, Gioia Salvatori
Giardino di ETRA – Studio d’Arte Tommasi

in collaborazione con il Lavoratorio

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