Da sabato 22 marzo al Laboratorio del Puccini di Firenze la prima puntata di STORIE DA CABARET, un’insolita serie teatrale scritta e interpretata da Andrea Bruni accompagnato dalla musica dal vivo di Alessandro Luchi e Lele Fontana, prodotta da Zera e diretta da Alessia De Rosa. Abbiamo incontrato Andrea Bruni per conoscere i retroscena di questo nuovo progetto: da non perdere le prossime puntate sabato 5 e 12 aprile.
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STORIE DA CABARET: un colpo di tosse sulla storia del teatro

foto di Stefano Landini
STORIE DA CABARET è un racconto delicato e ironico, scandito da brani d’epoca, esilaranti incidenti musicali, che ci introduce nella sovversiva e magica atmosfera del Cabaret, delle sue contaminazioni artistiche capaci di dare voce ai dimenticati, ai disobbedienti, ai visionari sperimentatori, con l’imprevedibilità di un colpo di tosse, o meglio di uno scoppio di risa che rivoluziona la storia del teatro. Il piccolo palco del laboratorio del Puccini si arreda di svariati strumenti musicali: chitarra, viola, tastiera, un kazu a trombetta, un handpan. Un narratore e due strampalati musicisti in maglietta rossa a righe nere e gilet si alternano, tra suggestive atmosfere retrò e comici intermezzi, nel ricostruire le origini di un genere teatrale divergente per natura: il Cabaret.
La prima puntata di STORIE DA CABARET
Inizia un viaggio che ci accompagna dalle taverne fumose della Montmartre dell’800 fino alla Firenze degli anni ’30, passando per la Spagna, la Svizzera, la Russia e la Germania. Scopriamo così le vite di artisti visionari finiti per caso ad intrecciare le loro sperimentazioni col grande flusso della Storia, alcuni di loro spariti senza quasi lasciare traccia, non prima di aver modificato per sempre l’arte e i suoi confini. Musica e parola si fondono con leggerezza e nostalgia, come nei locali lisergici dove artisti di strada, invisi ai regimi e sdegnati dalla cultura ufficiale, trovavano uno spazio per dare voce ai loro sogni e potevano esibirsi in cambio di un bicchiere di vino e una salsiccia ma soprattutto in cambio di ascolto. Contaminazione e anarchia estetica creavano un mix irresistibile di poesia e caos, cibo e teatro, vino e canzone. Niente di strano quindi nel trovare agli stessi tavoli Paul Verlaine o il grande Erik Satie nel celeberrimo Le chat Noir, reso celebre dalla locandina dipinta dal grande e tormentato Toulouse Lautrec, o occhieggiare tra un piatto di buona cucina e l’altra proprio Picasso che aveva dipinto il menù del primo locale di Cabaret spagnolo la Taberna el Quatre Gats di Barcellona; anarchici dadaisti come Hugo Ball al Cabaret Voltaire e i grandi pedagoghi del Teatro russo come Mejer’hold e Stanislavski al Pipistrello di Mosca. Il viaggio è appena cominciato, ci promette Andrea Bruni, e si snoderà attraverso il Novecento in altre due puntate fino almeno agli anni ’70.
STORIE DA CABARET: non solo risate

Sandra Balsimelli: Andrea, come ti è venuto in mente il progetto?
Andrea Bruni: Sono stato da sempre appassionato di biografie, sono incappato per caso nello studio di personaggi che mi hanno spinto sulle tracce della storia del CABARET. Leggendo mi sono imbattuto in aspetti inediti e curiosi che non conoscevo, ho scoperto che c’è un grande equivoco, perchè lo si associa spesso solo alle risate, alle battute divertenti, in realtà il cabaret nasce su prerogative diverse, da una più profonda esigenza di raccontare e ho desiderato farla mia attraverso la mia nota artistica. All’inizio ho portato in scena “Cabaret o quello che è”, ma mi sono reso conto che un unico spettacolo non bastava e allora ho scritto una sorta di serie teatrale in più puntate per il Teatro Puccini.
STORIE DA CABARET: ribelli e dimenticati

foto di Stefano Landini
S.B.: Cosa ti ha affascinato delle storie che hai incontrato?
A.B.: Avevo voglia di raccontare la storia degli artisti di teatro, soprattutto dei dimenticati e dei ribelli. Il cabaret è nato come forma spontanea di espressione artistica, per chi cercava uno spazio di espressione, di sfogo, per chi cercava di fare arte e non trovava posto nella società e nel mondo dell’arte accademico. L’intento originario quindi non era di fare azione politica ma lo diventò di fatto: creare un luogo dove si dà spazio libero all’espressione di sé, dove si esibiscono le arti in commistione, poesia, teatro, danza, pittura, canto, dove si accolgono gli artisti spesso cacciati o perseguitati dai potenti di turno era un atto politico divergente e rivoluzionario.
STORIE DA CABARET: lo spazio per l’arte
S.B.: Mi sembra che tu sottolinei particolarmente il tema dello spazio, lo spazio aperto all’artista sia per sperimentare che per esibirsi. La fame di spazi per gli artisti è un tema importante e forse scomodo anche oggi, soprattutto per chi pratica le arti di scena?
A.B.: Si indubbiamente. Mi ha colpito tanto l’aspetto spontaneo di questi luoghi, testimoni di un mondo che purtroppo non c’è più. I cabaret si riempivano spontaneamente, magari anche grazie al vino, al cibo alle forme più strampalate di intrattenimento, e permettevano a chiunque di esprimersi a prescindere dal numero di spettatori di volta in volta disponibili. Oggi gli spazi per esibirsi dal vivo sono diventati spazi di business, chi si esibisce è accolto se ha un seguito tale da garantire incassi. Forse per poter ricreare l’atmosfera di quel tempo oggi un artista deve andare ad esibirsi per strada, non a caso forse proprio per questo i primi artisti di cabaret raccontavano bozzetti di vita raccolti letteralmente per le strade delle città. Trovo affascinante il fatto che allora ci fu qualcuno che intuì l’importanza, il bisogno di spazi di libertà espressiva, ha avuto il coraggio di creare e in pochissimo tempo tutta l’Europa si è riempita di locali di cabaret.

foto di Stefano Landini
S.B.: Davvero, speriamo che questo racconto in tre puntate possa ispirare anche i nostri tempi a creare e animare spazi di creatività libera, anarchica, coraggiosa come è accaduto in passato. Cosa ci racconteranno le prossime puntate?
A.B.: La prossima data, sabato 5 aprile, ci porterà nelle follie del teatro futurista, parleremo di Petrolini e del Teatro dei Gobbi e l’ultimo appuntamento, sabato 12 aprile sarà dedicato al cabaret dagli anni’50 fino agli anni ’70.
S.B.: Grazie Andrea del tempo che ci hai dedicato e di averci aiutato a comprendere meglio il mondo del Cabaret e come si dice, questa volta alla lettera, alla prossima puntata!
Storie da cabaret
di Andrea Bruni
musiche dal vivo Alessandro Luchi e Lele Fontana
una produzione ZERA
Sabato 22 Marzo, Sabato 5 aprile, Sabato 12 aprile, Laboratorio del Teatro Puccini


