STAI ZITTA! @ Teatro Sala Umberto: quando le donne non smettono di parlare

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STAI ZITTA! lo spettacolo andato in scena fino al 3 novembre al Teatro Sala Umberto parte dal monito ricevuto da Michela Murgia da un noto psichiatra durante una trasmissione radiofonica; un monito da cui scaturì il saggio-denuncia “STAI ZITTA!” pubblicato da Einaudi nel 2021 sul tentativo del patriarcato di zittire le voci femminili.

Lo spettacolo di Antonella Questa, Valentina Melis, Letizia Bravi prende ispirazione dal percorso e dai temi trattati in questo testo, creando una storia a tre voci molto comica e, senza prendersi troppo sul serio, profonda a suo modo.

STAI ZITTA! – Tre donne, tre storie, tanti problemi

Tutto inizia con una suggestiva e fiabesca introduzione dove tre fatine (chiara citazione per idee e colori alle tre fate madrine de La Bella Addormentata nel bosco) fanno dei doni a una nuova nascitura, nello specifico le danno il dono di “non stare mai zitta”.

La scena si sposta e troviamo tre donne che si incontrano alle sedute di terapia delle “maschiliste anonime”. Abbiamo: Vera, sociolinguista già avviata alla consapevolezza femminista, incapace di provare orgasmi quando fa sesso con gli uomini (interpretata da Letizia Bravi), Martina, ex ballerina che rinuncia alla carriera nel mondo dello spettacolo dopo aver conosciuto Luca ed essere diventata madre (Valentina Melis) e la rampante Letizia (Antonella Questa) lanciata in un’ascesa politica, ancella (in)consapevole del patriarcato, dal carattere forte e per niente empatica con le problematiche delle altre donne.

Nel corso dello spettacolo le tre donne faranno i conti non solo con loro stesse e con il loro posto nella società, ma anche prendendo coscienza degli ostacoli che ogni donna, in misura e coinvolgimento differente, si trova ad affrontare durante la propria esistenza.

“Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva.”

LA DRAMMATURGIA DI Stai Zitta! IL PATRIARCATO E Le frasi che non vorremmo più sentire

Il testo ispirato al saggio di Michela Murgia ne raccoglie l’eredità linguistica e si traduce in citazioni ben inserite all’interno della drammaturgia. Certamente per il buon lavoro di scrittura fatto, ma anche per il realismo lirico che l’opera edita da Einaudi offre.

La scrittrice raccolse in questo libro molte delle parole ingiuste che le donne subiscono e l’impianto verbale atto a mortificare e silenziare le voci femminili da parte di una società ciecamente sessista il cui  potere è ancora in mano a una classe dirigente tutta al maschile. Questo divario di potere è affrontato con brio ed eleganza, accarezzando la comicità per alleggerire i toni senza depotenziare la loro causa civile.

È una drammaturgia che esplora il linguaggio e lo fa in modo autentico e anticonvenzionale. Le storie di Vera, Martina e Letizia hanno identità indipendenti che si trovano a condividere lo stesso spazio, come ogni donna ha una sua personale storia che coesiste con quella di tante altre, tutte allo stesso modo vittime di un sistema che le vuole assoggettate, compiacenti e… zitte, appunto.

La regia di Marta Dalla Via

La mano della regista ha il pregio di esserci senza incensarsi, lasciando, a nostro avviso, grande spazio di manovra alle attrici per meglio esprimere le loro specialità e doti artistiche.

Marta Dalla Via ha guidato e accordato questa bella orchestra al femminile, firmando uno spettacolo che ha fatto sempre sold out e che ha all’attivo già un anno di tournée.

Scenografie oniriche

Sul palco sono presenti solo tre oggetti di scena: enormi ortaggi che fungono anche da sedute. Questo minimalismo impatta fortemente sulla resa visiva che sgombra lo spazio da ormeggi mentali, senza rinunciare al colore e alla presenza di un gusto estetico preciso.

Un ecosistema cartoonistico e onirico, che occhieggia alle variopinte recite scolastiche delle elementari, a sottintendere la condizione di fragilità e infantilismo nella quale le donne vengono rilegate dalla società maschilista. Cromatismi che si collocano anche nei tessuti dei costumi delle tre protagoniste, nella mescolanza additiva di magenta (Questa), giallo (Melis) e ciano (Bravi) e che allagano il cielo retrostante del fondale, nostalgico e crepuscolare.
Essenziale è stato quindi il disegno luci di Daniele Passeri che ha rafforzato le coreografie, gli stacchetti musicali (sempre brevi e mai ingombranti) e i momenti più catartici dello spettacolo.

“Se si è donna, in Italia si muore anche di linguaggio”

questa, melis e bravi, LE INTERPRETAZIONI ATTORIALI

Sulla scena si alternano tre interpretazioni diverse.

Antonella Questa mattatrice di primordine si sgancia dall’economia corale ritagliandosi un pezzetto di palco tutto per sé (parafrasando Woolf) prendendosi applausi e risate a scena aperta. Caratterizza il suo personaggio con infiorettature di accenti e citando intere strofe di fortunate canzoni del repertorio italiano più conosciuto, scaturendo l’ilarità del pubblico. La sua esperienza teatrale è manifesta nella scioltezza con cui sfonda la quarta parete per interagire con il pubblico e nel modo in cui crea un’armonica collaborazione con le colleghe sul palco. Una one-woman-show che non ruba la scena, ma la innalza a vertici comici spassosissimi.
Valentina Melis incarna il suo personaggio senza sofismi artificiosi, scegliendo di aderire in forma realistica alle emozioni suggerite in drammaturgia, stabilendo un equilibrio ben calibrato senza esporsi in scene piagnucolanti da una parte, né ricorrere alla scorciatoia della caricatura. Dona dignità alla sua Letizia, evitando di elemosinare la pietas da parte del pubblico, garantendo un’autenticità recitativa di altissimo livello. Si muove con la grazia della ballerina che si addice al passato di Letizia, dando voce forte e credibile alla donna che ha amputato sé stessa e le sue aspirazioni.
Letizia Bravi arriva al pubblico con piglio deciso e un’ottima padronanza attoriale. Da un punto di vista strettamente tecnico è audace nel cogliere le insicurezze del suo personaggio e portarle in modo evocativo sul piano dell’espressione fisica, muovendo il corpo con gesti quasi trattenuti, in una dimensione in contrapposizione alla sicurezza verbale attiva della sociolinguista femminista sicura di sé e forte. Una dicotomia ben architettata e ben sceneggiata. Bravi ha qualità notevoli, tra cui la sua adattabilità al registro già rodato delle colleghe (ricordiamo che è arrivata in corsa, sostituendo la titolare Teresa Cinque).

Lo spettacolo ha raccolto un grande successo confermato in queste ore dall’attrice Antonella Questa che dai suoi social annuncia raggiante che torneranno a Roma vista la grande richiesta.  

STAI ZITTA! – LO SPETTACOLO

ANTONELLA QUESTA, VALENTINA MELIS, LETIZIA BRAVI

dal libro di MICHELA MURGIA – edizione Einaudi
disegno luci  Daniele Passeri | fonica Marco Oligeri, Francesco Menconi | costumi Martina Eschini | scene Alessandro Ratti | con la collaborazione di Alice Santini, Laura Forti, Federica Di Maria | produzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, LaQ-Prod Centro d’are contemporanea e Teatro Carcano con il sostegno di Fondazione Armunia

Regia di Marta Dalla Via

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Simone Romano

Mi occupo di scrittura e critica culturale, con un’attenzione particolare per la narrativa contemporanea e il mondo editoriale. Il mio percorso professionale nasce tra cinema e teatro, dove ho lavorato come aiuto regia e assistente alla regia, esperienze che hanno affinato il mio sguardo alla costruzione delle storie, ai personaggi e ai linguaggi della scena. Accanto al lavoro sul set e dietro le quinte del palcoscenico, ho coltivato una costante passione per la letteratura, sviluppando nel tempo un’attività di lettura critica e di racconto dei libri, degli autori e delle case editrici indipendenti. Per Gufetto Press scrivo di narrativa e cultura editoriale, tra recensioni, interviste e approfondimenti, con l’idea che ogni libro sia anche una forma di scena: uno spazio in cui parole, immagini e immaginazione continuano a incontrarsi.