La più visionaria delle opere del bardo si sveglia dal torpore delle pagine ferme e prende vita di nuovo ma nel sogno, quello di questa pièce. La regia è di Daniele Salvo. Per la buona riuscita del sogno teatrale più noto di Shakespeare, Salvo ingaggia il talento di Melania Giglio e le affida il personaggio più desiderato da ogni attore che si rispetti: Puck. Lo spettacolo è andato in scena l’11 e 12 novembre.

Contenuti
Sogno di una notte di mezza estate. Notte magica del calendimaggio
L’azione si svolge in una notte magica del calendimaggio. Il luogo è il bosco greco, il tempo è la primavera: l’uno e l’altro sono sinonimi di risveglio.
I personaggi sono immersi dentro una nube onirica e fantasiosa. Lontani da Atene. Anzi in fuga dalla arida e gelida città. Il gelo ha avvolto ogni cosa: campi e anime. Il sipario si apre su un argomento: l’amore che può scadere in conquista della preda dunque coercizione. C’è la mostruosità del padre che vende la figlia. Da lì la fuga e il sogno dove ritrovare tepore per l’anima.
C’è fame d’amore e felicità, ma tutto sembra pervaso dalla follia tra i rami fitti del bosco incantato, dove la felicità è fuggevole e dura il tempo breve dell’attimo. In quel continuo divenire Puck sparge pozioni magiche e interviene sul volere degli amanti e ne sovverte le intenzioni come un abile Cupido senza frecce. Dunque, diverte il pubblico l’amore scacciato tra Demetrio (Tommaso Sartori ) e Ermia (Matilda Farrington) che come un cane più è ripudiata e più si lega al suo desiderio proprio come sa fare solo la bestia fedele e domestica. Ma anche Lisandro (Alberto Mariotti) è scombinato nelle intenzioni e non arde più per la bella Ermia ma per Elena (Marial Bajma Riva). Tutti bravi.
Notti lontane e la promessa del sogno
C’è poi il richiamo di notti lontane nel racconto di Titania (qui l’ottima Maria Luisa Zaltron) La Zaltron è anche Ippolita. Fascino esotico proposto a un pubblico d’allora che sedeva le panche scomode del Globe, venuti prepotentemente e fiduciosi a sognare come da promessa del titolo della pièce. Promessa che si rinnova in questo mite novembre. Clima eccezionale. Non è maggio ma non sembra neppure novembre.
La commedia è una cavalcata tumultuosa dove ciascuno dei personaggi è impaurito e cerca uno spazio nel bosco, sotto la luna piena. I cuori tuttavia rimangono nel bosco e non seguono la mente per loro natura o forse per “incatamento”.
Una compagnia di bravi attori che interpretano dei guitti
Ci piace la compagnia dei guitti (qui invece tutti bravi attori e per nostra fortuna) che preparano anzi tentano di preparare la loro messinscena tragica ma per noi divertentissima con un regista Peter Quince (il bravissimo Martino Duane). Qui emergono tutte le ansie e smanie dell’attore come la balbuzie o fare una doppia parte come poi accade qui per ragioni tristemente economiche. Il Teatro meriterebbe di più e con esso chi vi lavora.
E questo è un altro mondo che convive nel bosco e si mischia agli altri nella formidabile girandola teatrale. Ci sono più livelli di narrazione intessuti dall’autore che finalmente esce dai suoi soliti racconti italiani (probabilmente per presunte origini Siciliane) e decide di sbarcare in Grecia.
Coro di attori
Puntuale Federico Gatti (Bottom) con la sua presenza. Snout per noi è Raffaele Vernieri (fa anche un Elfo) e poi c’è Snug e la fata interpretati entrambi dalla brava Eleonora Russo. Buona presenza di Alessandro Marmorini (Oberon). Poi c’è il simpatico Joyce Conte nel ruolo dell’Elfo e di Starveling. Martino Duane oltre Quince è anche Egeo. Di lui si è già detto. Odette Piscitelli è un’altra Fata. Filippo Rusconi interpreta e bene Flute e l’Elfo.
Attori tutti “normalmente bravi” com’è giusto e onesto che sia: perché è così che deve essere per un pubblico pagante che occupa un posto e il tempo di una serata. Quindi tutti bravi senza sorprese. Ognuno di loro se portato in qualche altra rappresentazione ne uscirebbe come “attore straordinario”. Qui è il coro di attori che fa grande la commedia e giustifica l’applauso sostenuto ai saluti. Cura delle intonazioni, giusta articolazione, discreta dizione (non sempre puntuale), movimenti giusti, canto emozionale della Giglio. Questo è l’attore: un tecnico, un esecutore che non può nascondersi dietro l’alibi dell’arte, della passione ed energia profusa e sconoscere gli strumenti come fanno credere certi metodi fintamente rivoluzionari. Qui c’è tecnica e forse passione, ma della seconda ci importa meno o nulla. Sono solo vicende umane. Ci importa dello spettacolo e qui c’è tutto.
Contribuiscono alla buona riuscita le scene di Fabiana Di Marco, le luci di Giuseppe Filipponi, i costumi di Daniele Gelsi, le musiche di Patrizio Maria D’Artista.
Spettacolo da vedere ma in altre occasioni. (peccato che come un sogno sia già svanito…).
Info
11 . 16 novembre
Bis Tremila
Teatro Quirino
presentano
MELANIA GIGLIO
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
di William Shakespeare
traduzione e adattamento Daniele Salvo, Melania Giglio e Marioletta Bideri
con Martino Duane
Alessandro Marmorini, Maria Luisa Zaltron, Federico Gatti,
Marial Bajma Riva, Alberto Mariotti, Matilda Farrington
Tommaso Sartori, Odette Piscitelli, Eleonora Russo,
Filippo Rusconi, Raffaele Vernieri, Joyce Conte
scene Fabiana Di Marco
luci Giuseppe Filipponio
costumi Daniele Gelsi
musiche Patrizio Maria D’Artista
regia DANIELE SALVO
Melania Giglio/Puck
Martino Duane/Quince, Egeo
Alessandro Marmorini/Teseo, Oberon
Maria Luisa Zaltron/Ippolita, Titania
Federico Gatti/Bottom
Marial Bajma Riva/Elena
Alberto Mariotti/Lisandro
Matilda Farrington/Ermia
Tommaso Sartori/Demetrio
Odette Piscitelli/Fata
Eleonora Russo/Snug, Fata
Filippo Rusconi/Flute, Elfo
Raffaele Vernieri/Snout, Elfo
Joyce Conte/Starveling, Elfo


