SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE la prima maratona teatrale nel Museo dell’Arte della Lana è un “sogno realizzato” grazie all’impegno di quattro compagnie StA – Spazio Teatrale Allincontro, Blanca Teatro, Factory TAC – Teatro Arte Creatività e La Filostoccola Teatro Virginian. Sei spettacoli teatrali “per tutti i gusti”: teatro tout public, reading, stand-up comedy, performance, narrazione e teatro civile, arte e letteratura.
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SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE: un sogno realizzato

SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE
Nella piccola città del Casentino che ha visto i primi passi nel teatro di Riccardo Goretti – nella recita scolastica delle terribili suor Alfonsina e suor Cellina – prende vita, grazie al contributo nel Comune di Pratovecchio-Stia, la prima maratona teatrale fortemente voluta dallo stesso Goretti: un’intera giornata nel segno della condivisione delle arti, perché, non ci stancheremo mai di dirlo, il teatro è prima di tutto incontro umano: si percepisce fin dall’accoglienza l’emozione di un sogno realizzato. L’imponente edificio dell’ex lanificio, una città nella città, ospita anche l’inaugurazione della mostra di Edoardo Nardin DEL TEMPO e DELLE PERSONE (allestita fino al 30 novembre), l’incontro-intervista di Simone Mangani allo scrittore Sacha Naspini di cui è andato in scena l’adattamento della compagnia Blanca Teatro dal suo romanzo Nives: TEMPORALE con la regia di Virginia Martini (su Gufetto vi abbiamo raccontato LE CASE dello stesso autore). Sul palco dell’ampia sala nella piazza del lanificio si sono succeduti Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna della Filostoccola con IL PRINCIPE GRANCHIO e altre favole dal mare per grandi e piccini; Francesco Dendi di Factory TAC ci ha guidato lungo le sponde dell’Arno per ACQUA, una performance di teatro itinerante alla scoperta della natura e dell’uomo. Il pomeriggio si è aperto con UN PIRATA DI NOME MARCO, l’appassionata narrazione di Massimo Bonechi su volo e caduta della figura mitica del ciclismo: il grande Pantani. La serata si conclude con GRAMSCIC una schioppettante commedia del Trio comico del BarLume di e con Daniele Marmi, Guglielmo Favilla, Paolo Cioni, mentre il finale è stato affidato ad ATTACCO DI PANICO, il momento di stand-up comedy di Riccardo Goretti, con cui abbraccia il suo paese.
SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE: il potere dell’immaginazione

Il teatro è fantasia al potere. Noi spettatori, come gli amanti nel bosco fatato di Oberon e Titania, siamo immersi nell’immaginazione creatrice di mondi incantati: insieme ad un meravigliato gruppo di bambini e genitori assistiamo alle tre favole provenienti dal mare che Angioletti e Castagna, i due attori fondatori della compagnia Filostoccola, mettono in scena: Il pesciolino d’oro, il principe granchio e l’emozionante Leggenda di Colapesce. Basta un telo di tulle azzurro che diventa mare, acqua, vento e tempesta e il cambio di due cappelli e una corona per trasformarsi nei vari personaggi delle favole. Basta vedere le movenze di un pesciolino di carta pesta dorato o un burattino morbido del granchio blu per vivere le avventure nel castello in fondo al mare narrate dai Fratelli Grimm. Ma è con il canto di Colapesce della tradizione siciliana che sentiamo il brivido di sentirci abbracciati dal mare ad ascoltare il coraggio di Nicola, Cola metà uomo e metà pesce, che sorregge la Sicilia, noi e forse il mondo sulle sue spalle.

Ed è ancora l’ACQUA protagonista della camminata sonora proposta da Francesco Dendi: muniti di cuffie e audioguide abbiamo percorso le rive del fiume risalendo capo d’Arno tra i prati, gli alberi, i ponti. Il viaggio immersivo nei suoni campionati di acqua che scorre, vento tra le foglie, musica e parole dello stesso Dendi, ci guida alla scoperta dell’animo umano per tappe scandite da sette giorni, un giorno imprecisato, di un mese imprecisato in un anno del secolo scorso, un tempo indefinito come quello del c’era una volta delle fiabe. Il racconto spazia dai ricordi personali a riflessioni ispirate all’acqua sulla mutevolezza della vita, la morte, il bisogno di lasciare andare. Uno spettacolo sempre diverso che cambia con l’ambiente naturale nel quale immerge il pubblico, attraverso citazioni – da Gibran a Dante – storie, sogni, idee, parole. Il luogo si trasforma nella cornice di un racconto di cui perdiamo continuamente il filo, per ritrovarlo nel prato sotto i piedi, nel fiume che scorre, in un uomo che passa o nel cane che corre e si getta nell’acqua.
SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE: le parole creano mondi

Cadrò sognando di volare dice Marco Pantani nella corsa di parole con cui ci invade Massimo Bonechi in UN PIRATA DI NOME MARCO, solo sul palco con una bandana gialla e un microfono a raccontare la vicenda umana e sportiva del ciclista romagnolo: dall’anonimato da gregario all’icona del mito. La nostalgia ci travolge come una tirata per scalare la montagna, ci guarda nella giovinezza di un’Italia anni novanta di maglie rosa e sudore, di orgoglio e tifoseria. Le parole si rincorrono e stagliano il ciclista in piedi sui pedali, il più grande grimpeur di tutti i tempi, ma anche capace di attacchi improvvisi e potentissimi per staccare gli avversari. Trionfante sulle strade del Giro d’Italia e del Tour de France, vinti con una storica doppietta nel 1998. L’ascesa e caduta di Pantani ci interrogano ancora oggi, vittima di una condanna mediatica che lo porterà alla rovina – di cui i social odierni hanno accelerato i tempi: bastano 5 ore invece di 5 anni per uccide un uomo. Sbattuto il mostro in prima pagina, è sufficiente dare sfogo alla macchina del fango. Il più forte di tutti, l’uomo col cuore grande in sella alla bici, non ha più voglia di resistere (come Sally di Vasco Rossi). Il testo di Goretti ci regala un canto per chi non ha l’ombrello sotto la pioggia, per chi perde, anche se ha vinto, per chi muore da solo il giorno degli innamorati. Ci resta la bandana stretta per abbreviare l’agonia di un pugno sferrato contro il vetro che taglia la mano nel rosso del sangue. L’ultimo arrivo del pirata.

Le parole sono memoria e sono pugni e lame anche in TEMPORALE, un potente adattamento teatrale del romanzo di Naspini NIVES: in scena gli energici attori e attrici della compagnia Blanca Teatro, un gruppo affiatato e capace di tenere alta la tensione del pubblico nella lunga telefonata notturna tra la vedova Nives e il veterinario Loriano, scandita dai tuoni minacciosi di un temporale che sta per arrivare. La scrittura per immagini di Naspini si presta all’ambiente teatrale e Virginia Martini trasforma il dialogo del libro nella dimensione collettiva di un intero paese, coi suoi intrighi, bugie, rimpianti e rimorsi di anime perse che, come zolle di terra maremmana, franano appena si scosta un sassolino alla base. Ogni vicenda, evocata dalle parole al telefono dalla rustica Nives nel buio della notte al casolare di Poggio Corbello, si incarna amplificata negli intrecci degli abitanti del paese. Così una scena, apparentemente immobile di una telefonata, diventa un palco popolato degli amori e dei dolori di sette personaggi, in una continua sorpresa di colpi di scena: la figlia ingannata, la madre anche lei vedova, la Donata moglie tradita del dottore, il dongiovanni Pagliuchi sia carnefice che vittima, e la giovane-per-sempre Rosatea, martire vendicatrice d’amore e di maldicenze. Nessuno è ciò che sembra, compresi Nives e Loriano e la memoria che emerge da ogni parola, rivela nuove visioni di sé, nuovi punti di vista per nominare diversamente le cose di una intera vita: la violenza, la gelosia, i vizi, le delusioni, i figli, il sesso, le passioni, le colpe: le catene di tutti che legano e inchiodano. In una catarsi, punteggiata dai tuoni del temporale e dalle canzoni, ogni personaggio – nato dalle parole di Nives – si apre come un cielo dalle nubi nere, per scoprire la propria misera vita rimasta ferma al palo. La forza comunicativa della regia, che talvolta rischia di perdere il divertente grottesco originale del romanzo a favore di una chiave più tragica, dà corpo ai fantasmi del passato che da una gallina zoppa arriva alla liberazione della verità.
SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE: grottesco e tragico

Il pubblico della maratona teatrale di Stia riempie la sala del museo per i nomi di maggior richiamo della festa SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE, prima della chiusura in seconda serata con il padrone di casa Goretti. In scena il trio comico Daniele Marmi, Guglielmo Favilla, Paolo Cioni, reduce dei successi della serie I delitti del BarLume di Sky Cinema, per il surreale divertente e imprevedibile GRAMSCIC. La commedia dal ritmo serrato che si destreggia tra parodia, satira e riflessioni ironiche su tematiche sociali e culturali contemporanee, è l’evoluzione del loro precedente Iwona, la principessa di Borgogna testo degli anni trenta del polacco Gombrowicz: in GRAMSCIC, la più brutta del reame ma comunque amata dal principe che porta scompiglio a corte, è sostituita con un busto di marmo di Antonio Gramsci con una parrucca bionda, che “irrompe” in una famiglia borghese di destra. L’umorismo surreale dell’originale diventa grottesco e al contempo divertente e stimolante. La struttura della pièce è estremamente dinamica, grazie alla versatilità ed energia comica del trio che interpreta tutti i ruoli tipizzati in pochi elementi distintivi, con un ritmo comico che non permette distrazioni: il rampollo innamorato, i genitori benestanti preoccupati della reputazione, il maggiordomo, gli amici e scagnozzi di famiglia, le tre vecchie zie che commentano gli avvenimenti, tutti ruotano attorno alla statua muta e ferma del comunismo che fu. La farsa fatta di situazioni improbabili e azioni frenetiche, con dialoghi sopra le righe e personaggi stravaganti, riesce alla perfezione, grazie alla oliata macchina di interazione tra gli attori, senza mai un momento di stasi. Un umorismo irriverente che arriva all’amara conclusione sul bisogno delle ideologie, sulle identità intellettuali come prese di posizione, sulla rinuncia del mondo della cultura e della politica alla giustizia sociale, pronto a lasciar impiccare ciò in cui crede o ha pensato di credere.

L’ultimo atto di questa lunga non-stop di teatro è affidata a Riccardo Goretti con il suo confessionale ATTACCO DI PANICO, una stand-up comedy o tradegy, con il tipico approccio diretto di battute crude e senza filtri, per svelare paure, insicurezze e situazioni quotidiane che ci fanno sentire a volte fuori controllo – ma che se ce le raccontano da fuori ci fanno anche ridere. Una performance che nasce dalla vita di tutti i giorni, la figlia piccola, la coppia di neo genitori, il lavoro sul palco e le sue incertezze, gli aneddoti del passato. E qui, a Stia, dove il Goretti ha vissuto l’infanzia, il racconto di alcuni episodi acquista tutto un altro sapore: qui il monologo sull’asilo delle suore, temute registe e drammaturghe della prima volta in scena del Goretti nel ruolo del Re Magio principale, è condiviso con altri compaesani che ridono di qualcosa che conoscono da vicino. Il pubblico reagisce con entusiasmo, spesso tra risate fragorose e commenti a scena aperta, segno di un legame autentico con la cittadina, in prima fila anche il sindaco di Pratovecchio-Stia.
La maratona di dodici ore e un quarto ci vede stravolti ma felici pronti all’appuntamento per la seconda edizione di questo SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE.
SOGNO DI UNA GIORNATA DI FINE ESTATE: gli spettacoli
IL PRINCIPE GRANCHIO
La Filostoccola
di e con Eleonora Angioletti e Giorgio Castagna
ACQUA
Factory TAC
Teatro itinerante
di e con Francesco Dendi
UN PIRATA DI NOME MARCO
STA Spazio Teatrale Allincontro
testo di Riccardo Goretti
con Massimo Bonechi
TEMPORALE
Blanca Teatro
da “Nives” di Sacha Naspini
regia di Virginia Martini
con Irene Cucchiarelli, Teresa Direnzo, Susanna Giannini, Cinzia Macerini, Stefano Nigro, Piero Pelleschi, Elena Talenti
GRAMSCIC
di e con Daniele Marmi, Guglielmo Favilla, Paolo Cioni
consulenza Artistica Silvio Peroni
scenografia Claudia Castriotta
tecnico audio e luci Emilio Bucci
ATTACCO DI PANICO
stand-up comedy
di e con Riccardo Goretti


