Fino al 21 giugno 2026 non perdetevi l’esposizione di ben 55 sculture di Pablo Atchugarry, in mostra alla GNAMC di Roma, magari approfittando dell’incentivo offerto dal Sistema dei Musei di Roma Capitale.
L’artista, uruguaiano di nascita e italiano di adozione, ritorna ad esporre a Roma dopo 15 anni con una personale davvero interessante a cura di Gabriele Simongini e dona alla Galleria d’arte Moderna e Contemporanea di Roma “SPLENDORE”, un’opera in marmo bianco creata appositamente per arricchire la collezione di arte contemporanea italiana.
L’artista infatti si divide tra l’Uruguay e l’Italia, dove Atchugarry vive e lavora, nella città di Lecco, dal 1982.
L’ampia panoramica degli ultimi 30 anni dell’attività di Pablo Atchugarry si apre con tre monumentali sculture collocate sulla scalinata del Museo e prosegue all’interno, non solo con l’esposizione temporanea, ma anche con l’inserimento di quattro sculture, collocate appositamente tra gli artisti della collezione permanente, per creare un dialogo inedito.

Il 19 maggio, in occasione della conferenza stampa, noi di Gufetto abbiamo potuto incontrare l’autore; vi raccontiamo dunque questa mostra attraverso il diaologo con l’artista Pablo Atchugarry.
Contenuti
Pablo Atchugarry e l’arte italiana del 1900
SCOLPIRE LA LUCE di Pablo Atchugarry (Montevideo 1954) è installata al piano terra, nell’ala sinistra della sezione contemporanea della GNAMC; si percorre dunque qualche sala prima di arrivare ad immergersi nelle sculture dell’artista uruguaiano. Scorrono le opere di Pino Pascali e Mario Ceroli, ma noi vi consigliamo di accarezzarle con lo sguardo senza fermarvi, andando dritti alla mostra di Pablo.
Ritornerete poi, attraversando il passato, a queste sale, dove vi aspetta il dialogo tra Atchugarry e i grandi maestri del ‘900.
Le sculture di Pablo Atchugarry si presentano
Ed eccoci alla prima sala, dove le sculture, come se fossero abituè del Cafè della Giralda di Montevideo, si presentano allo spettatore: il marmo, il bronzo smaltato, l’acciaio inox, il legno.
Si capisce subito che la luce è la coprotagonista della scena. È lei la grande dama, che ogni pezzo scultoreo invita ad una danza nello spazio.

Il tango del marmo
Si dice che nel tango, l’uomo disegni e la donna colori.
E proprio così sembrano essere scolpite le grandi steli di Atchugarry: Pablo disegna un accenno di forma sul blocco grezzo di pietra e poi scolpisce seguendo le leggi che la natura del materiale gli suggerisce.
La scultura non è procedimento estetico-teorico che nasce nella mente dell’artista, ma una forza vitale che segue la materia e conduce la lama del frullino.
La luce colora di chiarore e buio i profili, guidando la mano dello scultore e l’occhio dell’osservatore: nell’alternarsi di luce e taglio è impossibile non vedere la camminata (il passo base del tango) risolversi in una cruzada delle volute di marmo.



Le sculture di marmo di Carrara – il grande amore di Atchugarry – o quello di pietra rosa del Portogallo, si intrecciano con la fonte luminosa creando volute nella pietra che si rincorrono in sacade, effettuano ochos rallentati, prima che lunghi tacchi di materia scolpita, spicchino il volo verso l’alto con un boleo.
Il classicismo delle sculture di Pablo Atchugarry
Il marmo assorbe la luce con passaggi morbidi anche quando i tagli nella pietra si fanno profondi.
Queste sculture ricordano il drappeggio di alcuni broccati preziosi, evocando giustamente la memoria di una grande ascendenza classica nella scultura di Pablo.
Il marmo nero del Belgio non sembra più nemmeno pietra naturale, ma raso, compattato dalla metamorfosi del calcare.
Natura naturans e natura naturata: i grandi ulivi di Pablo Atchugarry
Le sculture ricavate dagli ulivi sono grandi presenze, i cui nodi ricordano caldi vortici di un liquido che si è condensato.
Magnifici e maestosi gli ulivi hanno la bellezza e il fascino di esseri senza tempo, dove una Natura Naturans ha sviluppato le sue volute, le sue cattedrali viventi e poi l’uomo, arrivato dopo 1000 anni, le ha trasformate in forme evocatrici dell’energia vitale.

La tenuda o Finca di Atchugarry in Uruguai
Il forte legame di Atchugarry con la materia naturale trova il suo approdo nel progetto de La Fundación Pablo Atchugarry (Tenuta o Finca Atchugarry): un rinomato centro d’arte a Manantiales, vicino a Punta del Este (Uruguay). Si tatta di un parco di 45 ettari che unisce natura e arte contemporanea, ospitando al suo interno il MACA (Museo di Arte Contemporaneo Atchugarry), che include sette sale espositive, un anfiteatro, un cinema e una biblioteca.
La parte esterna ospita un parco di sculture monumentali e la cappella con l’opera “La Pietà”.
Tierra Garzon
Atchugarry a Maldonado non ha piantato solo il seme dell’arte, ma anche 16.000 alberi, sviluppando un progetto di tutela della biodiversità rivolto a specie arboree e faunistiche autoctone.
El duende abita nell’alabastro
la Natura è una presenza viva nelle sculture di Atchugarry.
Ad un certo punto vedrete che le pareti e gli infissi delle finestre sono stati dipinti di nero opaco, in moda da assorbire la luce naturale: la danzatrice suadente (la luce) che vi ha accompagnato nelle stanze precedenti, stavolta non ha risposto alla mirada.
Al suo posto una illuminazione diretta attraversa le sculture in alabastro, rivelandone anche l’interiorità.
Qui vi dovete fermare a cercare lo spirito magico dell’arte.

El duende di Pablo Atchugarry
“Ogni opera di Atchugarry – spiega il curatore Gabriele Simongini– non è chiusa e conclusa in se’ ma possiede una carica dinamica potenziale, intima e interna, che potrebbe portarla a sbocciare nello spazio con le sue inflorescenze”. Questa concezione della forma artistica, come diretta emanazione di uno spirito che abita la materia e, in qualche modo, si impossessa dell’artista che la lavora, prende il nome di DUENDE
La spinta come genesi
Pablo ci spiega che la sua è una scultura che si forma “per forza di levare” scaricando il pezzo di pietra della sua materia.
Ecco dunque spiegata questa incredibile leggerezza delle sculture che sembrano lievitare verso l’alto, aprirsi come fa il germe della pianta, verso la luce del sole.

Foto di Ilaria Paccini
Secondo il fenomeno che si chiama gravitropismo, anche nelle sculture di Pablo Atchugarry c’è una forza intenzionale, per cui ogni opera come se fosse un seme, per quanto deposto nel profondo oscuro della terra, trova sempre la luce del sole.
Il marmo è come se fosse imbevuto di auxina e si dispiega stirandosi verso il calore del cielo.
L’arte, come il seme, è capace di trovare la luce
In questo procedimento avviene qualcosa di magico: la forma spesso non viene cercata, ma si svela, si fa trovare – come diceva Michelangelo e ribadisce Atchugarry – se uno ha la sensibilità di lasciarsi guidare dalla venatura, dall’amigdala della pietra, il nocciolo viene scovato dalla punta dello scalpello.
Durante il lavoro, concentrandosi su ogni piega e riverbero della pietra, si arriva alla consapevolezza che non siamo noi a scolpire la materia, ma è la natura del blocco di marmo a guidarci nella sua liberazione.

Pablo Atchugarry e le sculture in bronzo realizzate a “cera persa”
Atchugarry ci svela che spesso sono le sculture in pietra a fare da modello per quelle in creta, che poi verranno fuse negli esemplari in bronzo smaltato o acciaio inox.
Il bronzo è fuso alla maniera antica: il prototipo in cera, viene racchiuso in una forma refrattaria che accoglie il bronzo fuso. Il calore del metallo squaglia la cera, che scivola via da appositi canali (cera-persa) mentre il bronzo ne occupa lo spazio.
A questo punto però la forma realizzata con la tecnica antica viene racchiusa in una pelle contemporanea, realizzata con una vernice a spruzzo dal caratteristico timbro industriale. (EUROMOBIL è partner sostenitore della mostra).

Il secondo piano della mostra di Pablo Atchugarry
Una parte interessante, con sculture di formato più ridotto vi attende nel ballatoio; scendendo tuffatevi finalmente nelle sale, alla ricerca dei quattro pezzi che sono andati a dialogare con la collezione permanente: ascolterete un dialogo morbido con Henry Moore, un veloce scambio di battute con Boccioni e Fontana rimbalzerà tra gli spigoli e i tagli. Vi sfuggirà il senso del discorso con il troppo sottile Giacometti.

Pablo Atchugarry – Scolpire la luce – info e biglietti
- Luogo: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
- Date: dal 19 maggio al 21 giugno 2026
- Curatore: Gabriele Simongini
- Giorni e Orari: dal martedì alla domenica, dalle 9 alle 19
- Biglietti: la mostra è inclusa nel biglietto d’ingresso alla GNAMC
- Per informazioni: +39 06 32298221
Facebook: https://www.facebook.com/LAGNroma/
VUOI SCRIVERE DI ARTE (MA NON SAI DA DOVE INIZIARE)?
LA REDAZIONE DI ARTE CERCA COLLABORATORI!

La Redazione di Gufetto Arte cerca collaboratori!
Gufetto forma REDATTORI e CRITICI esperti di scrittura in ottica SEO per Arte (ma anche Libri, Cinema Teatro e Musica) in ogni città!
La collaborazione è a titolo formativo ed è libera e gratuita. Permette l’accesso alla visione di Mostre d’arte, guidati dalla Redazione di Gufetto.
Scrivici a gufettoarte@gmail.com


