Galleria Toledo crede in uno spettacolo giovane e promettente, che cavalca le necessità di riflessione emergenti dalla società attuale con un monologo che estremizza ma non tradisce le conseguenze gravi della negazione di una realtà che ingiustificatamente fatichiamo ancora ad accettare.
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RUMORE BIANCO arriva a Galleria Toledo
Arriva a inizio maggio a Galleria Toledo lo spettacolo Rumore Bianco, di Vitruvio Entertainment, che ha debuttato a ottobre scorso alla terza edizione del Fringe Catania OFF festival vincendo il premio Voti del Pubblico. Lo spettacolo è anche vincitore del Mario Fratti Award 2024, premio che dal 2014 chiude il festival InScena! organizzato da Kairos Italy Theater con Casa Italiana Zerilli-Marimò at NYU per portare il teatro italiano negli USA. Da ottobre, Rumore Bianco è già stato in diversi teatri italiani, oltre che già a Napoli nella rassegna Wunderkammer, ed è anche stato selezionato per il prossimo Campania Teatro Festival.

Il RUMORE BIANCO è la colonna sonora dello sgomento
Una scena scarna, solo una sedia con un pupazzo, qualche indumento sparso e poche luci essenziali, un “non luogo”, come specificano le note di regia, per lasciare tutto lo spazio al protagonista, che ha molto da raccontare, e alle sue vittime, soprattutto a Rossella, la prima. Il poco sonoro ben inserito completa il quadro e accompagna il racconto, facendo più volte uso appunto di rumore bianco che, disturbato, disturbante e isolante insieme, ben rappresenta l’irrazionalità totale con cui stiamo avendo a che fare ma anche la confusione e la deformazione di una mente forgiata nell’odio, nel dolore e nel pregiudizio.
L’unico valore è l’ipocrisia
Tra voci di telegiornali e richiami a Psycho di Hitchcock, comincia un monologo rivolto alla madre, incarnazione di una società perbenista e omofobica, oltre che ipocrita nel più religioso dei modi, da cui qualsiasi ragazzo alla ricerca della propria identità deve trovare il modo di difendersi, sperando che ciò che scoprirà di se stesso rientri negli strettissimi canoni imposti e venerati come “valori” da coloro che lo circondano, soprattutto da quelli che, sulla carta, dovrebbero volergli bene, ma con immancabili clausole scritte in piccolo che elencano le “condizioni” per meritare questo affetto, pena l’annullamento del contratto.
RUMORE BIANCO è più di un thriller psicologico

È infatti intorno a questo che gira la vita più intima del ragazzo sul palco, diventando metafora di un intero gruppo sociale, con tutte le sue difficoltà, i suoi traumi, le sue rivendicazioni troppo spesso taciute e represse in nome della semplice sopravvivenza. Le aspettative di una famiglia sono spesso troppo ingombranti, talmente tanto da non lasciare spazio alla identità di chi ne fa parte, che a questo punto deve morire.
Come sappiamo dal sottotitolo dello spettacolo, il nostro protagonista è un serial-killer; quindi, che ci saranno delle vittime lo immaginiamo, ma chi sono queste vittime? E soprattutto, chi è davvero che le uccide?
La metafora del serial killer
Lo spettacolo è un thriller psicologico, che va al di là del conoscere il nome dell’esecutore materiale dei delitti, ed il testo è troppo ben scritto per farne spoiler. Tuttavia, ciò che deve assolutamente essere capito, e che lo rende interessante abbastanza da guadagnarsi il suo spazio e vincere qualche premio, è il grido di denuncia che si nasconde dietro la scelta, chiaramente provocatoria, di utilizzare un serial-killer. Il primo omicidio, infatti, basta sicuramente per raccontare le privazioni, le umiliazioni, l’abbandono, le vere e proprie torture, fisiche e psicologiche, che uccideranno Rossella. Ma non poteva essere uno, perché è così che queste tragedie sono nella realtà: seriali. Seriali come diciamo di un assassino recidivo, che non impara mai nulla dalla sofferenza che infligge, anzi sembra guadagnarne autostima.
Grande attualità nel testo di RUMORE BIANCO

Ancora citando le note di regia, “una persona è libera se può esprimere pienamente il proprio essere, a prescindere da quel che pensano le altre persone. Una persona libera vive il presente nel modo in cui lo desidera, senza condizionamenti esterni”. E, da che mondo è mondo, cosa succede quando viene repressa la libertà? Nulla di buono, le peggiori tragedie individuali nascono nella limitazione brutale della libertà personale. Ma come chiamiamo la libertà tolta a un intero popolo, o a una massa di persone, per quanto minoranza, che si ha intenzione di cancellare, dimenticare, negare? A quel punto anche il termine serial-killer è troppo poco, sappiamo tutti cosa ci viene in mente. Ma non lo voglio dire io, voglio che lo pensiate voi.
Questo aspetto dello spettacolo lo rende particolarmente attuale in questo specifico momento storico, con quello che sta avvenendo nell’Occidente del mondo, che invece di progredire – come si vanta di fare – segna molti, troppi, passi indietro nella difesa e addirittura nel riconoscimento dei diritti umani in generale, ma anche dei più essenziali, quale la semplice esistenza, nel caso di una categoria di persone, le persone transgender, che subisce oggi, nel 2025, una crudeltà sfrenata e completamente gratuita, semplicemente perché probabilmente corrisponde all’identikit del perfetto capro espiatorio, in grado di mettere d’accordo nell’odio interessi e follie provenienti da praticamente ogni tipo di cultura, soprattutto se influenzata dalla religione, qualsiasi religione. Tale fenomeno tragico dovrebbe e deve interessare tutti noi, in qualsiasi categoria – per qualunque aspetto – ci riconosciamo, perché, ahimè, ha tutta l’aria di essere solo un inizio.
Buona messa in scena per RUMORE BIANCO: consigliato decisamente
Con tanto contenuto, è comprensibile la scelta di evitare fronzoli. E infatti la messa in scena minimal è piuttosto pulita, forse con qualche sincronia che nella prima serata andava ancora messa a punto alla perfezione, ma che comunque non toglie validità alle ottime idee e alle interessanti soluzioni espressive. I momenti drammatici sono apparsi molto toccanti, pur senza raggiungere una intensità emotiva a cui forse si poteva aspirare. Un po’ meno riusciti, invece, ho trovato i momenti che nell’intenzione dovevano essere comici: la drammaticità non riusciva mai a scomparire del tutto, coprendo un po’ troppo delle trovate sarcastiche e leggere che avevano un buon potenziale in termini di dinamicità che lo spettacolo poteva guadagnare. Direi che sono sembrate cose ben presenti nel testo di Danilo Napoli, che con la maturazione dello spettacolo, possono essere migliorate nella regia e nell’interpretazione. Sono insomma particolarmente curiosa di rivederlo, magari già al Campania Teatro Festival e soprattutto sono felice di consigliarlo a chiunque abbia l’opportunità di vederlo nelle sue prossime tappe. In bocca al lupo a Danilo Napoli e Vitruvio Entertainment.
Visto il 02 maggio 2025
Dal 2 al 5 maggio 2025
Teatro Stabile d’innovazione Galleria Toledo

RUMORE BIANCO
CONFESSIONI DI UN INSOSPETTABILE SERIAL KILLER CON FRUSCIO DI SOTTOFONDO
di Danilo Napoli
con Danilo Napoli
Regia: Yari Gugliucci
Aiuto regia: Antonietta Barcellona
Ideazione scenica: Anna Simeoli
Contributi in voce di: Gennaro Ciotola e Michele Vargiu
Aiuto regia: Antonietta Barcellona
Scene e costumi: Anna Simeoli
Trucco: Centro Estetica Hermosa
Disegno Luci: Virna Prescenzo
Fonico: Andrea Guarracino
Tecnico audio-luci: Eduardo Coscia
Video a cura di: Mariano De Gennaro
Fotografie di scena: Emanuela Napoli
Foto di locandina: Luigi Risi
Progetto grafico locandina: Salvatore Parola
Ufficio stampa: Davide Bottiglieri
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