ROBERT MAPPLETHORPE. LE FORME DELLA BELLEZZA @ Museo dell’Ara Pacis, Roma: fotografia, desiderio e classicità

Ci sono fotografi capaci di raccontare il mondo e altri che, attraverso l’obiettivo, sembrano volerlo ricostruire. Robert Mapplethorpe appartiene senza dubbio alla seconda categoria: nelle sue immagini il soggetto non è mai soltanto ciò che viene fotografato, ma diventa materia da plasmare attraverso luce, geometria, equilibrio e composizione.

ROBERT MAPPLETHORPE. LE FORME DELLA BELLEZZA, ospitata al Museo dell’Ara Pacis fino al 4 ottobre, rappresenta il capitolo conclusivo di un importante progetto espositivo che ha attraversato prima Venezia e poi Milano, arrivando a Roma con una selezione di circa 200 fotografie. La mostra, curata da Denis Curti e realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, concentra l’attenzione sulla ricerca della forma pura, mettendo sullo stesso piano il corpo umano, il volto, il fiore e la natura morta.

Ed è proprio questa apparente contraddizione a rendere affascinante il lavoro di Mapplethorpe: soggetti profondamente diversi vengono ricondotti a un medesimo principio estetico, quello della forma assoluta. Un approccio che trova nel rigore, nella misura, nell’equilibrio e nell’intensità alcuni dei valori propri della tradizione classica.

Le “sculture” di Mapplethorpe – la bellezza come costruzione della forma

Michael Roth, 1983 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Mapplethorpe non fotografa semplicemente i suoi soggetti: li costruisce.
La sua macchina fotografica diventa quasi uno scalpello capace di intervenire sulla realtà, semplificandola e trasformandola in qualcosa che sembra appartenere contemporaneamente alla fotografia e alla scultura.

È evidente nei celebri nudi, dove il corpo umano perde progressivamente la propria dimensione narrativa per diventare superficie, volume, tensione muscolare. Ma è altrettanto evidente nei fiori, nelle nature morte e nei ritratti, dove ogni elemento sembra occupare lo spazio secondo un ordine quasi matematico.

Il risultato è una fotografia estremamente controllata, nella quale nulla appare casuale. La luce definisce i volumi, le ombre costruiscono profondità, le geometrie determinano la composizione.

Eppure, dietro questa perfezione formale, rimane una forte componente emotiva. È proprio questa tensione tra rigore e desiderio, controllo e sensualità, perfezione e vulnerabilità a rendere il linguaggio di Mapplethorpe ancora così potente.

Il catalogo della mostra sottolinea del resto questa duplicità, descrivendo la sua parabola artistica come insieme sincera, vulnerabile e profondamente ambigua.

Le opere di Mapplethorpe: dai primi collage alle immagini che hanno fatto la storia

Il percorso espositivo sceglie di non cominciare dalle immagini più celebri, ma dalle prime sperimentazioni dell’artista: assemblaggi e collage tridimensionali costruiti attraverso immagini d’archivio, ritagli di riviste erotiche, feticci religiosi e oggetti quotidiani. Una scelta interessante perché consente di entrare progressivamente nel suo universo creativo, mostrando come quella ricerca estetica che raggiungerà una straordinaria maturità nelle fotografie successive sia nata anche dalla contaminazione, dalla provocazione e dalla volontà di mettere lo spettatore davanti a qualcosa di inatteso.

Da qui il percorso accompagna il visitatore attraverso alcuni dei nuclei fondamentali della produzione di Mapplethorpe: gli autoritratti, i ritratti delle celebrità, le fotografie dedicate alle sue muse e, naturalmente, la ricerca sul corpo e sulla natura.

Tra i volti più celebri compaiono Yoko Ono, Robert Rauschenberg, Donald Sutherland, Isabella Rossellini, Susan Sarandon, Tom of Finland e Keith Haring mentre un posto centrale è riservato a Patti Smith e Lisa Lyon, due figure diversissime ma entrambe fondamentali nella costruzione dell’immaginario dell’artista.

ROBERT MAPPLETHORPE – chi è e le sue opere di fotografia

1946 – Robert Mapplethorpe nasce il 4 novembre nel Queens (New York). La famiglia è numerosa: i sei figli vengono cresciuti con una rigida educazione cattolica. 
1963 – Si diploma e si trasferisce presso il Pratt Institute di Brooklyn, con l’obiettivo di conseguire una laurea in progettazione pubblicitaria. Presto cambia studi, dedicandosi al disegno, alla pittura e alla scultura. 
1967 – Incontra a New York una delle donne più importanti della sua vita, Patti Smith, allora laureanda in arte al Glassboro State College, segnando l’inizio di un percorso che la porterà a diventare una figura iconica del punk e della controcultura degli anni Settanta. I due decidono di trasferirsi insieme, dando inizio a una relazione profonda e formativa. 
1968 – In questo periodo, la ricerca artistica di Mapplethorpe è prevalentemente incentrata sulla realizzazione di collage. I richiami alla sua educazione cattolica sono ancora forti ed espliciti e si riversano nella sua produzione attraverso i suoi disegni. 
1969 – Abbandona definitivamente gli studi e si trasferisce con Patti Smith al Chelsea Hotel di Manhattan. Insieme frequentano i melting-pot artistici più in voga del panorama newyorkese. Le comunità che si radunano in questi luoghi alimentano la curiosità di Mapplethorpe per le avanguardie e per la libertà di espressione creativa. 
1970 – Con l’artista visiva Sandy Daley realizza una performance video Robert Having His Nipple Pierced che l’anno seguente viene proiettato al MoMA di New York. Daley gli regala una macchina fotografica Polaroid, segnando così un punto di svolta nella sua produzione artistica. 
1971 – Incontra John McKendry, responsabile del dipartimento di stampe e fotografie del MET, che gli apre le porte dell’archivio fotografico: Robert viene folgorato dall’idea di adoperare la fotografia come mezzo artistico. Il giorno del suo compleanno, al Chelsea Hotel, si tiene una delle sue primissime mostre, che raccoglie i suoi collage e le sue costruzioni artistiche. 
1972 – Conosce Sam Wagstaff, facoltoso collezionista ed esperto d’arte, con il quale dà vita a un longevo legame sentimentale e professionale. 
1973 – Inaugura alla Light Gallery di New York la mostra personale Polaroids, la prima fuori dai circuiti amatoriali. 
1976 – Sam Wagstaff gli regala una Hasselblad 500C. Robert inizia a frequentare il Mineshaft, leggendario locale gay-underground, dove assiste a pratiche BDSM per lo più sconosciute all’opinione pubblica. L’esplorazione approfondita di questa sottocultura lo porta a prendere i membri di questa comunità come soggetti dei suoi scatti, ma in un ambiente simile a uno studio. 
1977 – È protagonista di nuove mostre personali in gallerie newyorkesi: Pictures e Flowers. È invitato a partecipare a Documenta 6 a Kassel, in Germania, evento che rafforza la sua immagine su scala internazionale. 
1978 – Pubblica X Portfolio e Y Portfolio, che raccolgono rispettivamente i risultati delle sue avventure sadomaso e le anatomie floreali. In occasione della mostra personale Mapplethorpe Photographs, a San Francisco, vengono rimosse dall’esposizione le immagini più esplicite: è il suo primo scontro con il fenomeno della censura. In tutta risposta, le immagini scartate vengono inserite in un’altra personale, dal titolo provocatorio Censored. 
1980 – Conosce Lisa Lyon, prima vincitrice del campionato femminile di bodybuilding. Il suo corpo lo incanta, connubio perfetto tra la sinuosità formale del genere femminile e l’imponenza del culturista, e fa di lei la sua nuova musa. 
1981 – Pubblica il terzo portfolio, Z, contenente fotografie di soggetti neri maschili. I corpi degli afroamericani sono sempre più centrali nella sua ricerca artistica e diventano un riferimento anche per le sue frequentazioni intime. 
1983 – A corredo dell’omonima mostra tenutasi presso la galleria di Leo Castelli, pubblica il celebre libro Lady, Lisa Lyon, che darà vita poi a un cortometraggio a colori. A Venezia, presso Palazzo Fortuny, le opere di Mapplethorpe vengono esposte in una grande mostra curata da Germano Celant. Intorno all’evento si anima un grande dibattito che costringe gli organizzatori a vietare l’ingresso ai minori. 
1986 – Pur ricoverato in seguito a complicazioni per una polmonite e nonostante la diagnosi di AIDS, continua a occuparsi di progetti ambiziosi. 
1988 – In seguito a un forte peggioramento delle sue condizioni di salute, decide di fondare la Robert Mapplethorpe Foundation, un ente benefico direzionato a finanziare la ricerca sull’AIDS e la cultura fotografica a livello istituzionale. Al Whitney Museum of American Art di New York si apre la sua prima, grande retrospettiva allestita in un museo americano. A dicembre viene inaugurata la mostra The Perfect Moment all’Institute of Contemporary Arts di Filadelfia. 
1989 – Viene ricoverato nuovamente in ospedale, ma il suo fisico risulta già troppo consumato dalla malattia. Muore a Boston il 9 marzo. Seguono due celebrazioni funebri, la prima per volere della famiglia, la seconda su iniziativa del Whitney Museum of American Art.

Patti Smith, Lisa Lyon e il corpo come materia nelle foto di Mapplthorpe

Il rapporto con Patti Smith rappresenta uno dei capitoli più intimi della mostra. Gli scatti realizzati fin dagli anni del Chelsea Hotel raccontano un rapporto che va oltre la semplice relazione tra fotografo e soggetto: amicizia, complicità e vicinanza diventano parte integrante dell’immagine.

Di segno completamente diverso è invece la ricerca sul corpo di Lisa Lyon, culturista e musa di Mapplethorpe, attraverso la quale l’artista porta all’estremo la propria riflessione sulla fisicità. Il corpo diventa così una materia da osservare, scomporre e ricomporre attraverso la luce. Non è più soltanto corpo umano, ma forma nello spazio.

Ed è proprio qui che la fotografia di Mapplethorpe comincia a dialogare con la scultura.

Mapplethorpe e l’antico: quando la fotografia incontra Roma

È qui che la tappa romana acquista una particolare identità. Il confronto con l’antico viene reso concreto dalla presenza in mostra di due opere provenienti dai Musei Capitolini: la Statua di Afrodite e la Statua di atleta. Le sculture instaurano un dialogo diretto con le fotografie, creando un cortocircuito tra due modi apparentemente lontanissimi di rappresentare il corpo.

La scelta della sede amplifica ulteriormente questo confronto. Il Museo dell’Ara Pacis non è infatti un semplice contenitore neutro, ma una cornice capace di aggiungere un ulteriore livello alla mostra. La classicità dell’architettura progettata da Richard Meier e la presenza dell’antico all’interno dello stesso complesso rendono particolarmente efficace il dialogo tra la ricerca di Mapplethorpe e la tradizione artistica italiana. È quasi come se la fotografia contemporanea venisse ricondotta alle proprie radici visive.

01. Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission
01. Derrick Cross, 1985 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Il legame con l’Italia: da Capri a Napoli

Uno degli elementi che rendono la tappa romana particolarmente interessante è la presenza di contenuti pensati specificamente per questa sede. Sono esposte fotografie realizzate da Mapplethorpe durante i suoi soggiorni italiani, tra Capri e Napoli, legati anche all’invito del gallerista Lucio Amelio a partecipare a Terrae Motus, il grande progetto artistico nato dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980.

Mapplethorpe aderì all’iniziativa insieme a numerosi protagonisti dell’arte contemporanea internazionale, tra cui Andy Warhol, Joseph Beuys, Enzo Cucchi, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mario Schifano, Cy Twombly e Emilio Vedova. Questa sezione permette di scoprire un rapporto con l’Italia meno conosciuto e restituisce un artista capace di guardare al nostro Paese non soltanto attraverso i musei, ma attraverso le città, le piazze e i paesaggi.

È un passaggio importante perché dimostra come l’Italia non sia stata per Mapplethorpe soltanto un riferimento estetico, ma anche un luogo di esperienza e di confronto.

Un piccolo scrigno all’interno dell’Ara Pacis

Ed è proprio l’allestimento a rappresentare uno dei punti di forza della tappa romana. La mostra occupa gli spazi inferiori dell’Ara Pacis, quelli abitualmente destinati alle esposizioni temporanee, trasformandoli in una sorta di scrigno raccolto e progressivo: il percorso non svela immediatamente tutto, ma accompagna il visitatore attraverso le diverse fasi della ricerca di Mapplethorpe. La struttura espositiva, ben articolata, permette di passare gradualmente dai primi esperimenti alle immagini più iconiche, fino al confronto con l’antico e al rapporto con l’Italia.

È una successione che funziona soprattutto perché consente di comprendere Mapplethorpe non soltanto attraverso le fotografie più famose, ma attraverso l’evoluzione di un linguaggio. Anche rispetto alle precedenti tappe del progetto, da quanto riferito da visitatori che hanno avuto modo di vedere le esposizioni di Venezia e Milano, la versione romana sembra distinguersi per maggiore ampiezza e per una gestione più efficace del percorso. Un elemento che ha contribuito notevolmente alla riuscita della visita.

Unico aspetto dell’allestimento che penalizza in parte la fruizione, è la scelta di proteggere quasi tutte le fotografie con un vetro. Una soluzione evidentemente legata alla conservazione e alla sicurezza delle opere, ma che in questo caso entra talvolta in conflitto con l’illuminazione delle sale.

I riflessi rendono infatti alcune fotografie difficili da osservare frontalmente e, in determinati punti del percorso, costringono il visitatore a spostarsi lateralmente per riuscire a leggere completamente l’immagine.
È un peccato, soprattutto davanti a fotografie nelle quali la luce costituisce essa stessa parte essenziale dell’opera.
Probabilmente una diversa soluzione di protezione o un sistema di illuminazione maggiormente calibrato sulle superfici vetrate avrebbe consentito una fruizione ancora più efficace.
Una piccola imperfezione, tuttavia, all’interno di un progetto espositivo che nel complesso riesce a valorizzare molto bene la straordinaria qualità delle opere.

Le forme della bellezza, oltre la provocazione

Self Portrait, 1980 © Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

Robert Mapplethorpe. Le forme della bellezza è, nel complesso, una mostra che convince proprio perché riesce a restituire la complessità di un artista spesso raccontato attraverso pochi stereotipi. Il corpo, il desiderio, l’erotismo, la celebrità, la natura e l’antico diventano capitoli diversi di una medesima ricerca: trasformare la realtà in forma.

La tappa romana aggiunge a questo racconto un elemento decisivo: il rapporto con l’Italia e con quella tradizione classica che sembra essere stata, per Mapplethorpe, non tanto un modello da imitare quanto un interlocutore con cui confrontarsi. E forse è proprio qui che la mostra trova la sua dimensione più riuscita: all’interno dell’Ara Pacis, tra fotografia contemporanea e memoria dell’antico, Mapplethorpe sembra tornare a parlare di una cosa antichissima attraverso uno dei linguaggi più moderni.

La bellezza cambia epoca, cambia corpo, cambia linguaggio. Ma continua a cercare la stessa forma.

ROBERT MAPPLETHORPE LE FORME DELLA BELLEZZA: INFO E BIGLIETTI

Dove vedere la mostra di Mapplethorpe a Roma

AlMuseo dell’Ara Pacis, Roma

Quando c’è la mostra di Mapplethorpe a Roma

Dal 29 Maggio al 4 Ottobre 2026

Quanto costa la mostra di Mapplethorpe a Roma

Biglietti: Intero €15,00; Ridotto €13,00

E’ in vendita il catalogo della mostra?

Sì è disponibile il catalogo Robert Mapplethorpe, a cura di Denis Curti, Marsilio Arte, 272 pagine, 257 illustrazioni a colori, edizione bilingue italiano/inglese.

  • Curatore: Denis Curti
  • Produzione: Progetto espositivo promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York
  • Opere: Circa 200 fotografie, articolate in otto sezioni, dai primi collage ai ritratti, dagli autoritratti alle immagini di Patti Smith e Lisa Lyon, dai fiori ai nudi fino al confronto con la statuaria classica.
  • Giorni e orari: Tutti i giorni dalle 9:30 alle 19:30 (l’ultimo ingresso è consentito un’ora prima della chiusura)
  • Accessibilità: Audioguida, podcast Mapplethorpe Unframed, visite integrate e tattili, visite con traduzione LIS, percorsi audio-tattili e video LIS sottotitolati, realizzati con Rai Pubblica Utilità, Museo Tattile Statale Omero e altri partner.
  • AVVERTENZE: La mostra contiene immagini di nudo esplicito.
https://www.arapacis.it/it/mostra-evento/robert-mapplethorpe-le-forme-della-bellezza

VUOI SCRIVERE DI ARTE (MA NON SAI DA DOVE INIZIARE)?
LA REDAZIONE DI ARTE CERCA COLLABORATORI!

Gufetto - logo

La Redazione di Gufetto Arte cerca collaboratori!

Gufetto forma REDATTORI e CRITICI esperti di scrittura in ottica SEO per Arte (ma anche Libri, Cinema Teatro e Musica) in ogni città!

La collaborazione è a titolo formativo ed è libera e gratuita. Permette l’accesso alla visione di Mostre d’arte, guidati dalla Redazione di Gufetto.

Scrivici a gufettoarte@gmail.com

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Andrea Casinelli

Dottore in Architettura con una forte passione per l'arte, la fotografia e la cultura