Il PONTE SULL'OCEANO dei TRE TERRITORI di CARLOS BRANCA: incontri imperdibili per sfruttare la pandemia

Il teatro non si può fare in questo momento, ma se ne può parlare. Il suo fascino si trasmette anche attraverso le parole ispirate e appassionate dei teatranti, di tutti quei lavoratori del teatro che ora sembrano fermi, ma invece scalpitano, ribollono di idee ed emozioni come sempre e si preparano alla ripresa che prima o poi avverrà, ma che intanto, per un insospettabile lato positivo di questo terribile momento globale, oggi hanno il tempo di parlarcene, di dedicarci qualche ora di tempo per mostrarsi, aprirsi, svelarsi, provare a spiegarsi e raccontarsi.

E qui entra Carlos Branca, personaggio di una energia contagiosa e di una simpatia travolgente, che da solo già vale un mio personale piccolo ringraziamento al virus per avermi portato a parlare con lui. Carlos, che fermo proprio non sa stare, come vedrete facilmente dalle sue pagine web e facebook, mentre già pensa ai suoi progetti per un’estate all’insegna di Astor Piazzolla (di cui non vediamo l’ora di avere dettagli) e intanto che la pandemia ci tiene lontani dalle sale, ha deciso di porsi questa missione: intercettare le migliori menti del teatro e provare a riunirle in cicli di corsi, lezioni, seminari o incontri, economicamente accessibili, senza programmazione ma amichevoli e illuminanti, a cui chiunque di lingua italiana o spagnola possa partecipare.

Io, che già ho assistito a qualche incontro, se dovessi descriverlo in breve, direi che è come essere invitati ad una originale apericena a casa di amici dove ognuno porta qualcosa. Solo che qualche ospite è particolarmente interessante.

In questo articolo:

 

Carlos Branca: l'uomo e il Maestro

Carlos Branca, regista, attore, insegnante italoargentino, ma più italo o più argentino?

Ho 58 anni, sono cresciuto in un paesino piccolissimo dell’Argentina e in Argentina sono rimasto fino a 44 anni. I miei fratelli, molto più grandi, sono nati in Italia, ad Acri, vicino Cosenza, e i miei genitori, soprattutto mia madre, hanno vissuto nella nostalgia struggente della terra d’origine, cantando il tango in casa, ma alla maniera italiana. Ho dovuto studiare, perché per loro era troppo importante, quindi ho una laurea in giurisprudenza, ma poi ho deciso che dovevo seguire le mie attitudini, a costo di fare la fame. E siccome in casa parlavamo dialetto calabrese, nonostante questo ci costasse il rischio di emarginazione, ad un certo punto è stato naturale venire qui, in Italia. Da quando ho cominciato a sognare in italiano, poi, credo che la confusione sia stata completa: una parte di me è in Italia, un’altra parte di me è ancora in Argentina. Se ti devo dare delle percentuali, ti dico 51% italiano e 51% argentino, in pratica c’è un “di più” che crea squilibrio. E io ondeggio in mezzo all’oceano.

Dunque, da molti anni lavori in Italia. Come è nato il progetto “Il teatro Tre Territori”?

I tre territori sono: la pedagogia teatrale, la recitazione e la direzione/regia. Perché in fondo le cose che mi piacciono di più sono studiare e insegnare. Faccio l’attore quando devo, ma il ruolo che preferisco è certamente quello della regia o quello pedagogico. Mio padre diceva “tu ti devi mischiare sempre con quelli che sono meglio di te, così impari” e questo mi è sempre successo nella vita, non a caso ho lavorato 15 anni con Luis Bacalov (premio Oscar per la colonna sonora de Il Postino nel 1996) , e mi è successo perché cerco sempre di non competere mai, nemmeno con me stesso, mi interessa piuttosto creare una bella squadra di cui mi piace il contatto umano e mi piace vivere questo contatto umano ogni giorno più che il prodotto finale in sé. Mi piace la “cucina” del teatro, il processo di creazione teatrale, per questo sono soprattutto un “maestro”, perché mi piace la gestazione dello spettacolo più che lo spettacolo finito. Anche come spettatore, non riesco a godere a pieno del teatro. Il mio contratto nella lirica, per esempio, io lo considero finito alla prova generale. Il giorno della prima è meglio se non ci sono, a quel punto lo spettacolo è degli attori, dell’orchestra, di chi gestisce la scena, del pubblico soprattutto, che deve completare nella sua testa ciò che vede. Io rischio solo di interferire e ho continuamente la tentazione di interferire.

Come un bambino che a quel punto cammina da solo.

Esattamente, ma io sono il padre, e fino a quel momento controllo tutto.

Un ponte sull'Oceano tra Italia e Argentina

Sei dunque decisamente un artista di respiro internazionale, e mantieni vivo il collegamento, direi la “conversazione”, tra l’Europa, l’Italia in particolare, e il Sud America (ma non solo), anche in tempi di pandemia. Il tuo progetto “I Tre Territori” cala questo Ponte sull’Oceano e mette in una sala virtuale addetti ai lavori e appassionati che stanno fisicamente ai due (o più) capi del mondo, per assistere allo stesso evento. Come è venuta questa idea?

Il momento della pandemia poteva farmi impazzire per l’immobilismo. Io vivo per il mio lavoro, è la mia passione, dovevo assolutamente fare qualcosa, ma non per mostrarmi, proprio perché lavorare mi manca come il respiro. Ritengo assolutamente che sia necessaria la cultura per tutto il mondo sicuramente, ma non è questo che mi ha spinto. Mi ha spinto la “fame d’aria”. E poi la crisi. Se la crisi per il settore cultura è grave in Italia, ti lascio immaginare in Argentina. In Argentina il teatro è un mondo estremamente significativo, ogni week end potresti vedere 600-700 spettacoli diversi ad ogni livello, anche se non ci si può veramente guadagnare. E in questo momento è tutto fermo. Non c’è sostegno per far mangiare le persone, figuriamoci per il teatro. Allora parlando con miei amici, gli ho detto facciamo questa cosa, organizziamo questa cosa che sia a cavallo, che possa interessare entrambi i paesi.

Lo trovo molto interessante. Non conosciamo molto il teatro argentino qui in Italia, ma invece è un mondo che potrebbe aprirsi: la lingua non è lontana dalla nostra, è una cultura ricca di commistioni, sarebbe bello che ci incuriosisse di più.

La cultura Argentina è un misto di tante altre culture, questo fa in modo che l’arte teatrale non senta l’esigenza di rispettare particolari tradizioni e sia ricca di avanguardia. Credo sia anche per questo che ho un certo gusto per l’eclettico.

È stato difficile organizzare questi incontri?

Come dice Rosalia Porcaro, attrice napoletana con cui ho lavorato, io sono un regista cattivissimo, ma sono simpatico e ho la testa dura. La mia filosofia è, tra tanti no, prima o poi verrà un sì. Le persone che ho coinvolto sono innanzitutto tutte persone che ammiro, alcune già le conoscevo, ad altre mi sono presentato, e tutte hanno trovato la proposta interessante, evidentemente. D’altra parte, anche io, quando mi contattano per tenere una lezione o per partecipare ad un evento sono ben contento di essere coinvolto. Il problema è che poi mi sono trovato con tutta questa gente assolutamente geniale ed incredibilmente timida. Immagina che a volte mi dicono che non sanno se saranno in grado di dire qualcosa di interessante (loro, figurati) e io gli devo spiegare che non mi interessa, che cerco solo di creare una situazione di freschezza, di spontaneità e devo rassicurarli.

D’altra parte, la forza del progetto è anche nella semplicità delle aspettative.

Assolutamente sì. Poi c’è la mia traduzione in spagnolo (o in italiano) che rende alcuni momenti anche buffi proprio perché non è preparata, e a volte, soprattutto quando devo tradurre in italiano, può essere un disastro, e allora vuol dire che finiamo in risate. Ma è questo che io voglio ottenere, un momento di leggerezza, di quella leggerezza della cultura di cui parlava Calvino, in cui parliamo di arte senza obiettivi specifici, per alimentare davvero uno scambio. Non devi essere “pesante” per essere “intellettuale”. Perché in fondo l’arte è solo lavoro, nel senso marxista del termine, è dignità, è passione, è amore, è impegno in quello che fai. Anche per quanto riguarda generi ed argomenti, non c’è un genere o un argomento che è più interessante di un altro. Non c’è un’estetica che è migliore o peggiore di un’altra. C’è solo arte buona o arte cattiva. Anzi, personalmente amo particolarmente l’eclettismo, come dicevo, mescolare cose tra loro apparentemente diverse, vedere un attore solitamente comico in una parte drammatica, sforzarsi di non avere pregiudizi e di tenere la mente aperta.

Per chi li ha persi: gli incontri già avvenuti

Infatti, sei riuscito a coinvolgere persone davvero molto interessanti. Di che eventi si è trattato finora e come si sono svolti? Il primo è stato Raul Serrano

Importantissimo, Raul è il mio maestro, ha studiato in Russia, ha sviluppato una nuova tesi su Stanislavski, lo ha reinterpretato, ha scritto tanto sul secondo Stanislavski, e ha scritto, tra gli altri, un bellissimo libro che si chiama “Lo que no se dice”, secondo cui la parte più importante in un testo teatrale è proprio quello che non c’è scritto. Nei nostri incontri ha parlato appunto di pedagogia teatrale. E’ stata una grande occasione per chi lo ha ascoltato.

Poi c’è stato Rafael Spregelburd

Un mio amico, un drammaturgo di 50 anni, che però è già un genio mondialmente riconosciuto. È famoso per la sua teoria della catastrofe, contrapposta alla tragedia. La catastrofe di Spregelburd in un testo teatrale è un evento che non rispetta più la questione aristotelica di principio, mezzo e fine, per cui l’opera può diventare magnificamente inafferrabile. È autore di Eptalogia di Hieronymnus Bosch, sette opere separate ma tra loro sottilmente collegate secondo un legame basato appunto sul dipinto di Bosch, in ogni opera si descrive uno dei moderni peccati capitali: Inappetenza, Stravaganza, Modestia, Stupidità, Paranoia, Cocciutaggine, Panico. Due sono stati anche messi in scena da Luca Ronconi in Italia, la Modestia a Spoleto nel 2011 e il Panico al Piccolo Teatro Strehler di Milano nel 2013. Rafael ci ha parlato della sua drammaturgia in tre lezioni. Meraviglioso.

Quindi alcune lezioni le hai tenute tu, Carlos Branca.

Ho parlato di regia teatrale. Ho tanti allievi che mi seguono e mi vogliono bene. Porto questi grandi maestri anche per farli conoscere a loro. Nei miei incontri ho parlato della mia metodologia di lavoro, per chi non la conosce, e ho raccontato da dove nasce. Ho raccontato della mia esperienza di Meditazione Trascendentale, che negli ultimi 5 anni mi ha aiutato a mescolare i sogni e la realtà e ad avere idee che poi ho potuto sviluppare. Ho spiegato la mia teoria del desiderio, la mia teoria dell’errore… Da fanatico di Jung e di psicanalisi, credo nella potenzialità del materiale che possiamo trovare quando andiamo a scavare tra le nostre nevrosi, nella parte oscura.

E veniamo agli ultimi due incontri con Emma Dante.

Emma ci ha parlato del suo processo di creazione teatrale. È stato magico. Abbiamo scoperto una donna schietta, passionale, estremamente lucida e decisa, che ci ha parlato del suo rapporto con la musica, con gli attori, di come scava nell’animo degli interpreti fino a trovare "l’idiota, l’animale e il bambino", di come dialoghi col mito, di come lavorare con lei rappresenti accettare di affrontare una crisi. Molto molto interessanti anche quelle conversazioni, credo che nemmeno lei si aspettasse l’atmosfera, il coinvolgimento e il trasporto che si sono creati.  

Il tutto non necessariamente per chi fa strettamente questo lavoro. Peccato non averli seguiti

Ma torneranno. E poi ce ne saranno altri, tanti altri, che stiamo ancora organizzando, tante donne eccezionali anche. Ti terrò aggiornata.

Acquolina in bocca: i prossimi incontri.

Benissimo, non vedo l’ora. Per ora intanto sono in programma quattro nuovi incontri, con una nuova formula, una serata per ogni ospite. Il primo, il 21 Gennaio prossimo, è Diego Capusotto, importante artista argentino che però forse in Italia ha bisogno di qualche parola di presentazione, ce ne vuoi parlare tu?

Persona estremamente seria e ordinaria nella vita quotidiana, quando va in scena si trasforma completamente, entra nel regno del kitsch, e diventa sconvolgente. Bisogna capire che in Argentina, negli anni 70, per fare teatro dovevamo nasconderci, si viveva nella paura, la gente spariva, ancora oggi tremo quando vedo una divisa. E allora dopo l’83, quando è cominciata la democrazia, è cominciata anche l’espressione libera, e da allora noi ci esprimiamo a volte in modo anche molto poco politicamente corretto, diciamo che forse in Italia verrebbe considerato eccessivo talvolta. Capusotto è così, eccessivo, provocatorio, parte sempre da una verità di fondo, ma la esagera fino a conseguenze anche scioccanti, che certe satire italiane capaci di attrarre tante polemiche sono un solletico per bambini a confronto. Ed è famoso, molto famoso in Argentina, va in tv in prima serata, con tutte le sue parolacce e i suoi personaggi scomodi, folli e cruenti anche, come Violencia Riva (video), che può uccidere se le dicono di non fumare, il vegetariano (video) che si droga con l’acqua gasata, il padre progressista (video) che si sottopone alle peggiori pene fisiche per sopportare la famiglia con mente aperta, o il sofferente sosia di Brad Pitt (video). Non so se in Italia lo manderebbero in onda neanche di notte.

Si continua il 28 Gennaio con Fabrizio Gifuni, il 4 Febbraio con Jacopo Fo, e l’11 Febbraio con Giorgio Barberio Corsetti. A questo punto visto che già abbiamo l’acquolina, ci suggerisci di cosa potrebbero parlarci?

Ci ho tenuto a far intervenire Gifuni perché è uno degli attori più fisici che abbiamo in Italia, io l’ho visto in diverse opere teatrali e mi è sempre piaciuto molto, ora mi viene in mente poi il film fatto con Virzì, Il Capitale Umano, geniale, quindi mi sono ricordato di avere il suo numero di telefono e l’ho chiamato, ora vedremo di cosa vorrà parlarci. Io do a tutti carta bianca, decideranno loro, e decideranno le persone che interverranno cosa chiedere.

Sono in contatto poi con la Fondazione Fo-Rame per un altro lavoro che sto facendo, loro mi hanno proposto di far partecipare qualcuno a questo progetto e io ho voluto Jacopo Fo che stimo molto per essere un po’ pazzo, come piace a me, e dirà anche lui ciò che vuole, non vedo l’ora di scoprirlo.

Conosco infine Giorgio Barberio Corsetti perché abbiamo lavorato ad un’opera-balletto di Borges con musica di Bacalov in cui lui era regista, anni fa (Y Borges cuenta que, 2008), sono felice che abbia accettato il mio invito. Corsetti è stato un pioniere per quanto riguarda certe tecniche registiche, è una persona curiosa ed aperta, e credo parlerà soprattutto in qualità di regista, delle opere su cui sta lavorando adesso, ma… chissà. Non lo voglio veramente sapere. Voglio godermi fino all’ultimo questa vertigine, la vertigine di non sapere che sogno farò.

Adesso non credo proprio ci sia altro da chiedergli, Carlos ci ha detto molte cose interessanti, non vi resta che contattarlo, istallare Zoom se non ce l'avete già, e aspettare gli incontri godendovi la sua stessa vertigine. 

 

Il Teatro TRE TERRITORI – Un ponte sull'Oceano Italia – Argentina
con il patrocinio della Fondazione Fo Rame
Carlos Branca vi fa incontrare attraverso la piattaforma Zoom:
DIEGO CAPUSOTTO: attore argentino, giovedì 21 gennaio ore 21
FABRIZIO GIFUNI: attore italiano, giovedì 28 gennaio ore 21
JACOPO FO: regista Italiano, giovedì 4 febbraio ore 21
GIORGIO BARBERIO CORSETTI: regista, direttore dei teatri di Roma, giovedì 11 di febbraio, ore 21
 
per informazioni su modalità e costi, e per iscrizioni, scrivere a carlosbranca@yahoo.com.ar
 
foto tratte dalle pagine facebook degli artisti nominati.
 

 

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