Scintillanti e quasi sfidanti: ci scrutano così gli occhi di Diego Frisina, due lucine sempre accese sul palco del Fortezza Est. Il suo HO RAPITO PAOLO MIELI solleva risate come polvere: oltre un’ora di spettacolo che invita a ridere e pensare — non sempre in quest’ordine — su grandi temi dell’attualità (i conflitti mondiali, la pace, il giornalismo) e, soprattutto, sugli spazi del pensiero critico e dell’azione politica.
Questo racconto-delirio tragicomico convince e fa muovere più volte lo spettatore sulla sedia per la lucidità della scrittura, la creatività schizofrenica e la brillante interpretazione del suo autore, sostenuto da una regia fine ed esperta, quella di Mario Pizzuti.
Un merito anche a Fortezza Est, produttore di un piccolo gioiello drammaturgico di teatro civile, intelligentemente scelto per i meriti indiscutibili di interprete e regia, che ben si colloca nella nuova brillante Stagione 2025-2026.
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HO RAPITO PAOLO MIELI – di cosa parla l’opera di Diego Frisina
In HO RAPITO PAOLO MIELI – già applaudito sui palchi off romani – Frisina, nei panni di sé stesso, ci trascina, anzi ci strattona, nell’attualità politica e televisiva di Otto e mezzo, la trasmissione di La7 condotta da Lilli Gruber, dove ritroviamo quei volti noti del giornalismo di destra e sinistra, resi caricaturali e grotteschi.
Chiamato a parlare delle difficoltà della professione artistica, l’attore si ritrova invece catapultato in un dibattito sulla guerra e sulle tensioni geopolitiche contemporanee, di fronte a un Paolo Mieli scettico sull’efficacia del pacifismo.
Frisina, dapprima meditabondo, fra una discussione e l’altra con Alexa – simbolo di una tecnologia pervasiva e ambiguamente sensuale – elabora l’idea di fondare un Movimento Pacifista Terrorista, con tanto di logo ossimorico che unisce arcobaleno e Kalashnikov. Un ribaltamento comico che coinvolge anche il pubblico, chiamato a diventare platea di possibili sostenitori o spettatori di questo improbabile progetto politico. Come atto dimostrativo, rapisce proprio Mieli, scatenando paradossali e surreali effetti geopolitici mondiali.

Diego Frisina: teatro sociale, fra satira e delirio creativo
La pièce, intrisa di un umorismo parossistico e satirico, richiama la schizofrenia creativa di Moretti e il surrealismo grottesco di Benn e Pennac. Sembra uscita da uno di quei sogni vividi del mattino, dove la logica iniziale si trasforma in una vertiginosa escalation di assurdità, eppure tutto rimane sorretto da una logica invisibile e coerente.
Sì, perchè Frisina, pur immerso in un delirio di quadri comici e risate alternate, è ferocissimo nella sua critica sociale: smaschera un certo tipo di giornalismo quando diventa strumento di manipolazione collettiva, un quarto potere che orienta le menti e riduce lo spazio per il pensiero critico.
La deriva “violenta” del rapimento di Mieli – simbolo dell’intellettualismo più raffinato – diventa così l’esasperazione dell’impossibilità, per l’uomo contemporaneo, di cambiare davvero lo status quo. Una scelta che trasforma la vicenda in una parabola tragica nella sua stessa eccentricità.
HO RAPITO PAOLO MIELI si configura dunque come un testo di denuncia sociale leggero e intelligente, un’opera di teatro civile dal tono satirico, ricca di sottotesti: dalla solitudine tecnologica dell’uomo contemporaneo al bisogno frustrato di agire, fino all’illusione del pensiero autonomo coltivato in isolamento

La regia di Pizzuti: leggerezza e controllo
La drammaturgia di HO RAPITO PAOLO MIELI è più impietosa di quanto sembri, verbosa e spregiudicata, ma efficace. Fra satira e parodia, la regia di Mario Pizzuti dosa con equilibrio suggestioni visive, cromatiche e video, elementi leggeri che sostengono l’attore senza invadere lo spazio. Il regista scandisce con delicatezza i quadri comici, guida Frisina nell’interazione con i pochi elementi scenici e lo modera nei momenti più esagitati.
Con linguaggio solo apparentemente diretto e colloquiale, Frisina rompe più volte la quarta parete, raccontando al pubblico la sua esperienza e la progressiva maturazione di un’urgenza pacifista. Tra ironia e disillusione, il suo personaggio attraversa il senso d’impotenza dello spettatore contemporaneo, fino a una solitudine combattiva che esplode in un delirio di ribellione contro la narrazione dominante del reale.
Resta impressa la bravura di Frisina nel mescolare i piani senza mai perdere il filo delle suggestioni: politico, umoristico e poetico. Con occhi magnetici e un’energia costante, ci fissa e sembra chiederci:
c’è ancora spazio per un pensiero critico, in questa follia parossistica che chiamiamo realtà?

HO RAPITO PAOLO MIELI – CAST E DATI ARTISTICI
di e con DIEGO FRISINA
regia di MARIO PIZZUTI e DIEGO FRISINA
sound design ALLESSANDO SCORTA e GIANLUCA FRADDOSIO
animazioni MARINA ANGELUCCI
co-prodotto da FORTEZZA EST
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