Ultima chiamata per la mostra di “BICE LAZZARI E I LINGUAGGI DEL SUO TEMPO” @ GNAMC – GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA di Roma

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Arte

Ultimi, pochissimi giorni, per visitare “BICE LAZZARI E I LINGUAGGI DEL SUO TEMPO”, la retrospettiva di un’artista troppo poco nota al grande pubblico e che invece vi invitiamo a non perdere, visitando la sua mostra fino al 3 maggio 2026, in corso alla GNAMC, Galleria Nazionale d’ Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Vi accoglieranno 200 opere di un’artista che ha attraversato il Novecento “lasciando un segno profondo e inconfondibile”.

La mostra, upgrade della retrospettiva organizzata alla Grande Brera di Milano, integra il percorso espositivo con oltre 80 opere.

Bice Lazzari, LA RETROSPETTIVA DI UNA PROTAGONISTA DEL NOVECENTO alla gnamc di roma

La mostra è ospitata nel cuore dell’ala sinistra della GNAMC di Roma: vi si giunge attraversando le sale del piano terra che ospitano le opere di quasi tutti i più celebri artisti italiani contemporanei.
Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981) li conobbe e frequentò tutti, ed è curioso pensare che ora, grazie a questa retrospettiva, ognuno di loro possa rientrare in contatto, per così dire, con questa protagonista del Novecento.
Bice Lazzari, senza aderire a nessun movimento, ha attraversato il figurativo, l’ astrattismo, l’ informale e il minimalismo tendendo costantemente ad un equilibrio definito musicale tra segno e materia.

La Bice Lazzari di Renato Miracco

La mostra, organizzata in collaborazione con l’ Archivio Bice Lazzari e curata mirabilmente da Renato Miracco, non si limita a presentarci un percorso cronologico e tematico – pure utile per far conoscere il lavoro di Bice Lazzari – ma tesse un’infinità di relazioni con l’arte del suo tempo.

Questo è il tema scelto da Renato Miracco, sensibilissimo orchestratore, capace di dirigere l’esposizione in modo che l’arte contemporanea, facendo capolino dalle stanze attigue, avvolga la mostra dell’artista veneta, mostrando fisicamente un dialogo fittissimo tra l’opera di “BICE E I LINGUAGGI DEL SUO TEMPO”.

Bice Lazzari, Autoritratto; 1929. Olio su cartone preparato 72cm x 50 cm. Archivio Bice Lazzari. Credito foto Giorgio Benni.

Chi era Bice Lazzari

Bice Lazzari nasce a Venezia nel 1900; lo zio materno è architetto e il mondo dell’architettura sarà importantissimo per garantire a Bice l’indipendenza economica come artista.
Fin da giovanissima si cimenta nel pianoforte, che resterà una sua grande passione per tutta la vita.
Si diploma in decorazione all’Accademia di Venezia.

Cognata dell’architetto Carlo Scarpa, troverà proprio nell’ambito dell’architettura un fecondo ambiente di lavoro che, alimentato dalla collaborazione con il marito Diego Rosa, le permetterà di sperimentare anche nella pittura linguaggi e materiali.
Si trasferisce a Roma nel dopoguerra dove diventerà un punto di riferimento per tutti gli artisti contemporanei, inserendosi attivamente nel dibattito sull’astrattismo e sullo spazialismo.

Muore a Roma nel 1981.

Le opere di arte applicata degli anni ’30 di Bice Lazzari

Non è stato automatico, per Bice Lazzari, avere il riconoscimento ufficiale di artista: questa “consacrazione” è arrivata tardi, negli anni ’60 e grazie anche a Diego Rosa, un compagno di vita che l’ha sempre sostenuta.
Ad una donna non era (e ancora non è… n.d.r.) concesso dedicare la propria esistenza solo a se stessa, senza pagare un prezzo sociale molto alto.

E così, negli stessi anni in cui Rodin si impossessava delle sculture di Camille Claudel, lasciando che la giovane artista venisse internata in manicomio, Bice Lazzari entrava nel mondo dell’Arte forzando la porta di servizio!

“Non mi sono mai accorta di essere donna, allora. Me ne rendo conto oggi se ripenso a tutte le difficoltà che ho incontrato”

I primi anni di apprendistato di Bice furono dedicati all’arte applicata: alla Scuola d’Arte non potè infatti frequentare “Pittura”, per via delle lezioni sul nudo; per molti anni dunque il suo lavoro artistico fu associato alle arti minori e alla decorazione d’interni.

La sua creatività si scatenò su arazzi, tessuti, merletti, oggetti decorativi che oggi possiamo ammirare nel piano rialzato della mostra, allestiti con la curatela di Mariastella Margozzi.

L’allestimento sul piano rialzato della GNAM

100 bozzetti e manufatti per la progettazione di cuscini, gioielli, decorazioni murali e tessuti che attrassero l’attenzione di Gio Ponti e che permisero a Bice di spaziare, creare, sperimentare un linguaggio geometrico, dove linea e colore si compongono con grande libertà espressiva.

Creatività variegata e disinvoltura nella scelta dei mezzi espressivi sono dunque il prezioso bagaglio che Bice Lazzari portò con se quando decise di dedicarsi alla pittura.

Il passaggio di Bice Lazzari dal muralismo alla pittura

Bice approdò alla pittura da una strada non convenzionale, quella della decorazione e dell’arredo, e questo le permise una grande libertà di espressione e l’intelligenza di percepire, a cavallo tra le due guerre mondiali, l’efficacia e l’importanza di scegliere il linguaggio astratto.

In mostra l’interessante passaggio (sia fisico, trattandosi di una sovra-porta, che concettuale) avviene attraverso una grande opera decorativa, che incornicia l’apertura alla sala successiva.

Vi consigliamo di gustarvi l’allestimento dell’esposizione come se fosse una sinfonia visiva: fatta di anticipi, armonie e passaggi timbrici che, passando dall’architettura, conducono alla pittura di Bice, la cui misura pratica del “bello” è tale in quanto armonicamente funzionale.

"Bice Lazzari e i linguaggi del suo tempo" Stampa Ph. Monkeys Video lab.
“Bice Lazzari e i linguaggi del suo tempo” Stampa Ph. Monkeys Video lab.

Alla fine degli anni ’40 arriva l’arte con la A maiuscola di Bice Lazzari

All’indomani del matrimonio con Diego Rosa (architetto) Bice si trasferì a Roma, dove il marito lavorava per Gio Ponti.

La delicatezza delle prime opere pittoriche, unita al rigore, la rendono un’artista incisiva, colta e determinata, come bene la definisce la direttrice della GNAM, Renata Cristina Mazzantini.

Bice Lazzari. Architettura I, 1955. Olio su tela; 150 × 105 cm. Collezione privata, Roma. 
Credito foto Giorgio Benni
Bice Lazzari. Architettura I, 1955. Olio su tela; 150 × 105 cm. Collezione privata, Roma. 
Credito foto Giorgio Benni

Reinventarsi a 50 anni, nel 1950

Nella seconda sala della mostra appaiono le prime opere di rottura con la tradizione geometrica e cubista, in questi quadri il sentimento prevale sulla forma.


A Roma, Bice Lazzari e Diego Rosa strinsero amicizia con Achille Perilli e Piero Dorazio; furono i due artisti ad invitarla ad esporre a via del Babuino, dove ad aiutarla nel montaggio della mostra fu Afro.
Gli anni ’50 furono ricchi di stimoli culturali: conobbe Alberto Burri e il giovane Mimmo Rotella diventò un assiduo frequentatore della casa di Bice, in via Passeggiata di Ripetta.
Nel ’51 Bice Lazzari partecipò alla Quadriennale di Roma, dove venne apprezzata da Cagli e Capogrossi; nel ’56 conobbe Carlo Cardazzo, celebre gallerista del Cavallino: il gotha dello spazialismo.

Il suoi primi riconoscimenti come artista informale, arriveranno alla fine degli anni ’50, ma Bice fu costretta a chiudere con la pittura ad olio a causa di grave avvelenamento che la costrinse a passare dall’informale al materico.

Bice Lazzari, Collage n. 1, 1959. Olio e collage su cartone su masonite 48.5 × 48.5 cm. Collezione privata, Roma. 
Ph. Giorgio Benni 
Bice Lazzari, Collage n. 1, 1959. Olio e collage su cartone su masonite 48.5 × 48.5 cm. Collezione privata, Roma. 
Ph. Giorgio Benni 

Gli anni ’60 e il distacco DI BICE LAZZARI dalla materia oleosa

Nella terza sala si susseguono le opere della serie astratta e materica, realizzate utilizzando colle e sabbie.
I dipinti di questo periodo sono estremamente vibranti, in quanto il colore traspare per stratificazione.
Nei monocromi Sequenze, una linea orizzontale viene incisa nella tempera.

Intanto, nel ’63 Bice Lazzari conobbe Giacometti e Palma Bucarelli acquisì una sua opera per la GNAM; negli stessi anni si attivò un percorso di “depurazione” che porterà, a metà degli anni ’60, verso una nuova ricerca.

Percorrendo le sale, si nota come la materia si affievolisca per far comparire un impalpabile segno circolare: eccezionale la sala allestita da Renato Miracco che mette in relazione varie composizioni con il motivo del cerchio.

Ridare un alfabeto alla realtà

Nelle opere più mature tutto si riduce ad una sequenza ritmica di segni che ricorda i coevi esperimenti di musica elettronica, ma insieme è come se riaffiorasse anche la memoria visiva dei tracciati della stoffa sul telaio: i segni tracciati a matita ricordano la forma dei punti delle cuciture.
Un modo, forse, di riallacciarsi al passato, intonando un segno musicale e spaziale.

Le opere si intitolano, non a caso, Colonne Sonore: il segno si trasforma in ritmo, il ritmo in misura, la misura in poesia e poi in musica.

“tutta la mia fatica è questa: di rendere armonico”

Bice Lazzari, Acrilico n. 23, 1977. Acrilico su tela 89 cm x 235 cm. Roma, Archivio Bice Lazzari. Crediti foto Giorgio Benni

Bice Lazzari e i linguaggi del suo tempo. INFORMAZIONI

  • Luogo: Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
  • Curatori: Renato Miracco
  • Città: Roma
  • Provincia: Roma
  • Data inizio: 10 Febbraio 2026
  • Data fine: 3 Maggio 2026
  • Telefono per informazioni: +39 06 32298221

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Allemandi, arricchito dai testi di Dorothy Kosinsky e Christine Macel, membri del comitato scientifico della mostra, e da audioguide registrate dal curatore, che forniranno una lettura scientifica e al tempo stesso intima del progetto espositivo, arricchita dalla lettura di brani tratti dall’autobiografia dell’artista.  

L’esposizione sostenuta da Gucci, main sponsor, con il contributo di PwC Italia e dello sponsor tecnico MAG, raccoglie opere provenienti da istituzioni e collezioni italiane e straniere, tra cui Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, la Salomon R. Guggenheim Museum di New York, il National Museum Women in the Arts a Washington D.C.

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Ilaria Paccini

ILARIA PACCINI è una medaglista, scultrice e pittrice. La sua ricerca pittorica si sviluppa su grandi lastre di acciaio ossidato, dipinto ad olio. I suoi progetti espositivi sono spesso off-site e sono occasione per realizzare grandi opere eseguite live-painting. Espone in Italia e all’estero presso siti archeologici e Musei. Una sua opera in alluminio è visibile a New York, presso LaMama ETC di Manhattan. Da un anno collabora come giornalista per Gufetto Press, nella sezione arte.