WILLIAM AND ELIZABETH @ Globe Theatre: to be or not to be

Meravigliosa dialettica tra il bardo e la regina eretica che fece d'Oro la sua epoca grazie alla cultura: vera pepita dell'essere vivente e pensante. Un duello di battute dalle rispettive posizioni dei due. 
WILLIAM AND ELIZABETH in scena al Globe Theatre di Roma il prossimo 31 agosto e ancora a Settembre (vedi sotto le date), è un nuovo appuntamento con le rivisitazioni delle opere del Bardo, dopo il comico LE OPERE DI WILLIAM SHAKESPEARE IN 90 MINUTI e le suggestioni musicali di  PLAYING SHAKESPEARE che abbiamo ampiamente recensito nella sezione RASSEGNE-GLOBE THEATRE insieme ai grandi classici (vedi il calendario completo del Globe).

Il Globe Theatre di Roma offre spazi teatrali inusuali: anche fuori, alle sue pendici e proprio come una furente e indomita montagna insiste sullo stupore del pubblico intervenuto ad assistere alla dialettica serrata tra il William drammaturgo e Elizabeth regina. Confronto concettuale e acceso dalle contrapposte posizioni logistiche: l’uno messo fuori dalla vita e dentro la fantasia, recluso volontario all’interno del suo scrigno d’arte e legno nell’affanno quotidiano di trasporre in scena la realtà che intanto ne rimane marginata. Lei invece è intrisa di fatti, politica, questioni urgenti e indifferibili per pensare ai trastulli della mente e dell’anima. Eppure ognuno guarda la sponda del vicino. Sul piccolo corpo di Elizabeth (e lei lo dirà alla fine in una commovente confessione) pesa grave la responsabilità del sovrano. Non è un periodo storico facile per il sovrano: c’è la scomunica del Papa perché eretica, il suo avallo per la vocazione protestante del paese, il contributo per la diffusione dell’inglese come lingua che farà parlare il mondo allo stesso modo e con lei nasce anche una stagione teatrale straordinaria e i primi Teatri pubblici. L’Inghilterra ed il mondo conobbero un periodo artistico splendido. A lei le originali neonate figure: impresari, compagnie di attori e soprattutto quell’Arte preziosa dell’improvvisazione e del Metateatro: il Teatro nel Teatro. Fu questa la vera ricchezza per la mezza isola: la cultura. E questo deve farci riflettere anche oggi. Non a caso quel periodo è passato alla storia come “Età dell’Oro” eppure non v'era traccia di alcun metallo…

Ma ancora tanta strada c’è da fare come il divieto di recitare per le donne. La censura. E molto altro. Ma Elisabetta, la regina vergine sposa solo dell’Inghilterra e della quale è anche madre; apre la strada e sostiene quel Teatro che tanto amava. In una notte di mezza estate, nascosta dal favore del buio e dai veli che le offuscano il volto, irrompe al Globe mentre il bardo sta provando la sua ultima opera. Da lì in poi i due, col contorno della esigua compagnia, mettono in scena un duello verbale affascinante dove a ciascuno è data la parte di rappresentare i rispettivi mondi d’appartenenza. L’attore ha il copione, il sovrano no. È questo l’atto d’accusa di Elisabetta. Ma il bardo replica che l’attore e l’autore danno ordine al Caos mettendolo in rima. Fuori c’è la vita vera che odora di sangue dove tuona davvero la vita e non come in Teatro dove s’usano lastre di metallo povero per simularne il suono: per le strade chi sbaglia muore. Non si ripete la parte o si replica. Giostra mortale che s’avverte nelle parole dette a denti stretti dalla regina e battute dal ritmo del bastone che regge il suo corpo e le certezze.

E poi quel “To be or not tobe” ovvero il senso dell’agire, morire o dormire: un eco recitato da tutti senza sincrono come nella migliore tradizione del coro greco. All’ombra del danese più famoso del mondo la compagnia di Melania Giglio (qui anche una sorprendente Elisabetta I per somiglianza e bravura) ci lascia in bocca il sapore del dubbio più recitato del Teatro. In scena Ned, un attore della compagnia qui il bravo ed espressivo Sebastian Gimelli Morosini. Intensa anche Francesca Maria donna che recita i panni di un uomo per sfuggire al vile divieto. E poi lui, Alfonso Veneroso, William Shakespeare, sorretto dalla sua penna d’oca proprio come il bastone per Elisabetta.
Ottima interpretazione, spesso troppo caratterizzata. Ma è proprio questo stile che ci trastulla, ruba risate di cuore e alleggerisce il peso sorretto dai due personaggi ognuno giustificato dalle loro esistenze. I costumi di Susanna Proietti sono giusti ed evocativi dell’epoca e dei personaggi. Ricercate le scene di Fabiana Di Marco. Ci sono brani di Podda, Nyman, Bishop e Sullivan alcuni cantati dal vivo dagli attori.
Ottima rappresentazione, spettacolo da vedere.

William And Elizabeth 
5, 6, 7 Luglio – 31 Agosto – 13, 14, 27, 28 Settembre ore 18,30 – 1, 15, 29 Settembre ore 16,00

Elisabetta I:Melania Giglio

Ned, un attore della Compagnia: Sebastian Gimelli Morosini

Rosalind, un’attrice della Compagnia: Francesca Maria

William Shakespeare: Alfonso Veneroso

Regia:Melania Giglio
Musiche: Marco Podda, Michael Nyman, Henry Bishop, Arthur Sullivan – CANTATE DAL VIVO

Costumi: Susanna Proietti
Direzione tecnica: Stefano Cianfichi
Scene: Fabiana Di Marco
Assistente alla regia: Roberta Russo

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