ERCOLE E LE STALLE DI AUGIA @Teatro Argot Studio: Una montagna di debiti (e di letame)

Nel contesto della rassegna “Inventaria 2019 – la festa del teatro off”, presso Teatro Argot Studio, il 4 Giugno è andato in scena lo spettacolo “Ercole e le stalle di Augia” tratto dall’omonimo radiodramma di Friedrich Dürrenmatt, datato 1963. In concorso per la categoria Monologhi/Performance, interpretato dall’attore Stefano Parigi assieme alla regia di Marco Di Costanzo.

Si tratta di uno spettacolo grottesco che racconta una versione alternativa di quella che fu la Quinta Fatica di Ercole, ovvero ripulire dal letame le stalle di Augia in un sol giorno.

Quello che la compagnia del Teatro Elce di Firenze porta in scena nella sua prima rappresentazione romana è una storia che non ti aspetti. Le radici classiche della trama vengono letteralmente esagerate sotto ogni punto di vista. L’Ercole del Parigi si figura come un personaggio tanto forte e carismatico quanto sciagurato nella propria gestione finanziaria. Egli, quindi, per ripagare i debiti accumulati si vede costretto ad accettare la proposta giunta da Augia, Presidente dell’Elide.

L’impresa consiste nel ripulire le stalle, e non solo, da tutto il letame. Il problema sorge successivamente, quando lo stesso Parlamento che aveva incaricato Ercole comincia una lunga riflessione sull’effettiva necessità di “deletamizzare”, portando alla luce considerazioni assurde tra cui “La possibilità di scoprire, una volta rimosso il letame, l’inesistenza delle leggendarie rovine che si racconta siano sommerse, ormai da tempo immemore, sotto il letame. Ciò causerebbe un grave disappunto nella popolazione. Forse un danno ancor peggiore del letame stesso”.

Dunque, Ercole, messo alle strette dai creditori, si vedrà persino costretto ad accettare di lavorare al circo. Contemporaneamente, in attesa della decisione del parlamento, viene sviluppata la vicenda amorosa tra Deianira, compagna di Ercole, e Fileo, figlio di Augia, di cui la donna cade follemente innamorata. La vicenda subisce un capovolgimento di protagonista, passando da Ercole proprio al figlio del Presidente degli Elei. Proprio quest’ultimo proverà a sbloccare la discussione in parlamento, risultando però tardivo nell’intervento. Ercole e Deianira decidono infatti di fuggire nella notte alla volta di altri incarichi meglio retribuiti per far fronte alle richieste dei creditori.
La rappresentazione si chiude infine con la rivelazione del giardino privato di Augia, l’unica porzione di territorio non più coperta da letame ma solamente da fiori.

Per quanto farsesca e grottesca, ci accorgiamo che la morale della vicenda rimane piuttosto attuale e valida. Le posizioni prima a favore e poi contro la pulizia dell’Elide sono una metafora appropriata di come nei posti di comando spesso regni la capacità diffusa di evidenziare problemi senza porvi soluzione alcuna, limitandosi alla denuncia e ricercando l’approvazione collettiva del popolo. Di contro, la vicenda ha uno spiccato carattere comico, dovuta al modo in cui l’attore caratterizza le interazioni fra i diversi personaggi che egli stesso interpreta.

Gli spettatori vi assistono da una tribuna volta verso uno spazio scenico estremamente buio. Quest’oscurità viene interrotta dal regista, che applica diverse intensità di luci, le quali variano da luci fredde a luci rosse o blu. Gli oggetti di scena di cui l’attore si avvale sono estremamente semplici e allo stesso tempo molto plastici. Fogli bianchi diventano prima plichi poi troni dei membri del parlamento. Una sciarpa arancione diventa prima i capelli di Deianira (elemento che caratterizza questo personaggio) e poi, legata ad un ombrello, la vela della nave con la quale l’eroe giunge in Elide. Uno sgabello su cui sedersi, e una campanella che il Parigi utilizza per scandire il ritmo in alcune scene. Colpisce come un così ristretto numero di oggetti possa creare negli spettatori un così elevato numero di immagini.
La musica è di accompagnamento alle scene e aiuta a calarsi con l’immaginazione nella narrazione.

L’interpretazione scenica possiede un buon ritmo. L’attore, vestito tutto scuro, fa interagire i diversi personaggi fra di loro con l’ausilio di un linguaggio epico e di una mimica plastica e dinamica.

Nel complesso la messa in scena risulta molto piacevole in ogni suo aspetto. Questo anche grazie allo splendido adattamento drammaturgico costruito da Marco Di Costanzo e dal resto della compagnia, tratto da un’opera, che dimostra di possedere un reale potenziale non circoscrivibile all’esclusiva rappresentazione radiofonica ma anche a quella teatrale.

Info:
ERCOLE E LE STELLE DI AUGIA
di Friedrich Dürrenmat

regia Marco Di Costanzo
con Stefano Parigi
suono Andrea Pistolesi
musiche originali Giovanna Bartolomei
traduzione Ippolito Pizzetti
adattamento Marco Di Costanzo

Sezione Monologhi/Performance 

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