Tijan Sila pubblica con Voland il suo Radio Sarajevo, romanzo che ha ricevuto nel 2024 il prestigioso Premio Ingeborg Bachmann. Romanzo di formazione, autobiografia, memoir, Radio Sarajevo è un viaggio scomodo e doloroso che impone a chi legge un brutale bagno di consapevolezza fra ingiustizia e impotenza.
Contenuti
Radio Sarajevo, quando la mattina iniziarono a cadere le bombe
David Bowie risuona forte e chiaro in casa quando all’improvviso le prime bombe cadono dal cielo. Tijan è in camera sua e non sa che è così che gli adulti ruberanno definitivamente la sua infanzia e quella di tutt* i/le bambin* di Sarajevo.
Sono le prime ore di un assedio che romperà ogni possibile illusione di pace, perché Sarajevo e quello che accadrà in Bosnia Erzegovina durante il conflitto con la Serbia (aprile 1992 – febbraio 1996) è l’ennesimo episodio della brutalità della specie umana, che oggi continuiamo a vedere in Palestina, in Congo, in Sudan, una lunga e interminabile fila di puntini che se uniti raccontano con chiarezza gli orrori che gli esseri umani sono in grado di perpetrare contro altri esseri umani.
Ma torniamo a Tijan, la nostra guida, i nostri occhi.

Tijan, undici anni, bosniaco: la nostra Radio Sarajevo
Tijan Sila, autore di Radio Sarajevo, è anche il protagonista, è la voce che permette oggi di ricostruire gli eventi nella Sarajevo assediata. È il suo sguardo che noi seguiamo, è la sua voce che ascoltiamo e che ci incanta. Radio Sarajevo era la radio che raccontava ai civili quello che accadeva in giro per la città, ben prima dello scoppio della guerra.
Tijan è la nostra radio Sarajevo, che racconta quello che vede e sente mentre il mondo intorno a lui scoppia e collassa.
Tijan è un bambino cresciuto in una società dura, aspra, dove gli adulti sono grandi e minacciosi, dove ogni sfregio, ogni offesa porta a una violenta reazione, dove i bambini sono cresciuti a suon di punizioni, fisiche innanzi tutto.
Tijan vede le bombe e, dopo i primi giorni di stupore, si adatta a questa nuova vita, fatta di sotterfugi, rappresaglie, liti e inimicizie che invece di scomparire sembrano aggravarsi. Tijan affronta questo mondo rovesciato con l’ingenuità dei suoi 11 anni, ma anche con l’acume di un bambino sveglio che sa come va il mondo.
Radio Sarajevo: la città dei bambini
Accanto a lui, sempre quasi fino alla fine, due suoi amici, Sead e Rafik. Loro tre attraversano le strade della città abbandonata, entrano nei posti abbandonati e capiscono che per sopravvivere devono inventarsi qualcosa. Eccoli smerciare giornaletti porno ai Caschi blu, eccoli osservare da lontano le bande che furoreggiano per le strade della città, eccoli impugnare maldestramente una pistola.
Sarajevo è la città dei bambini perché gli adulti sono troppo impegnati a sopravvivere, accusarsi, nascondersi, combattere, Sarajevo sembra una città fantasma dove le uniche cose vive e vitali sono proprio questi bambini abbandonati a loro stessi, costretti a farcela mentre intorno tutto muore.
Radio Sarajevo, nessuna dissimulazione
Nella rovina, nel continuo e permanente proseguire della guerra, con picchi di violenza alternati a quieti improvvise, dove sembra quasi strano non sentire mitragliate e bombe, mentre le stagioni si alternano e tutti cercano di sopravvivere, Tijan osserva tutto e lo racconta.
Il suo sguardo, così come la sua lingua, è tagliente, dissacrante, preciso come una lama chirurgica.
Non va per il sottile, non abbellisce, non cerca nemmeno risposte ai mille perché nati di fronte alla Storia. non ci sono apparenti spiegazioni, o forse sì, i perché sono nelle persone che popolano il tempo e lo spazio.
Quello che colpisce, mentre le pagine scorrono come una cascata, è la lucidità e la concretezza del racconto. Sila scrive con estremo rigore, non dissimula il dolore, lo stupore, la paura, ma non scade mai nel patetismo o nella ricerca dell’emotività.
Questa è l’oggettiva forza di questo romanzo: la semplice verità.
Radio Sarajevo, il futuro è possibile?
Tijan Sila è un sopravvissuto: dopo tre anni, riesce con i genitori e il fratello più piccolo a scappare da Sarajevo e arrivare, per vie traverse in uno di quei viaggi della speranza che ancora oggi vediamo attraversare la rotta balcanica e la rotta mediterranea, in Germania.
Ma lì non c’è pace; i genitori vivranno succubi della guerra, dei suoi ricordi, delle sue perdite, dei suoi incubi, Tijan si adatterà a questo nuovo Paese ma dentro continuerà a sentire l’odore della polvere dopo le bombe, continuerà a sperimentare su di sé l’essere altro, non solo straniero, ma sopravvissuto.
Tornerà a Sarajevo ma anche quel ritorno sembra impossibile. Chi è sopravvissuto ha preso strade difficili, chi è sopravvissuto sa che non c’è futuro, perché la guerra per chi la conosce sembra non finire mai.
«“Forse fai fatica a immaginartelo, ma la guerra non è mai finita”.
“Ti sbagli” replicai. “So esattamente di cosa parli”.»
Forse, ce lo dovremmo ricordare anche noi in questi tempi così bui e così dilaniati.
La guerra non finisce mai e, se così è, quale futuro è possibile?
CASA EDITRICE: Voland
AUTRICE: Tijan Sila
COLLANA: Intrecci
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 2025
PREZZO: euro 18,00


