Arena Shakespeare. 13 giugno 2025 ore 21.00
Via Rasella. 23 marzo 1944 ore 16.00.
Un balzo nel tempo enorme che il maestro del teatro di narrazione Ascanio Celestini fa ormai da venticinque anni e che in occasione dell’apertura della stagione estiva del teatro due, ripete davanti al pubblico della rassegna Arena Shakespeare 2025, che da anni trasforma lo spazio urbano in un’agorà di pensiero e teatro.
Ascanio ha tre luci, una cornice, una sedia, lo spettacolo si chiama Radio Clandestina
Contenuti
🎙 Parte I – Una voce tra le pietre: Celestini a Parma

C’è qualcosa di profondamente simbolico nell’ascoltare Radio Clandestina il cielo aperto dell’Arena Shakespeare di Parma, nel cuore di giugno, in una città che conserva memoria della Resistenza.
Ascanio Celestini riporta in scena il suo storico monologo tratto da L’ordine è già stato eseguito di Alessandro Portelli: il 23 marzo 1944 i Gruppi d’Azione Patriottica attaccano una colonna tedesca in via Rasella, a
Roma. Il giorno dopo, per rappresaglia, i nazisti uccidono 10 italiani per ogni tedesco morto: 335 morti in una cava sulla via Ardeatina. L’eccidio delle fosse Ardeatine per Ascanio non è un episodio e basta ma una storia che ha radici nei decenni precedenti e continua ancora oggi, è un racconto che si potrebbe sintetizzare ma le cose vanno allargate, vanno viste per intero che questa è una storia strana, signora mia che è quello che Ascanio dice alla bassetta alla quale racconta l’intera storia.
🕯 Parte II – Il teatro come atto di resistenza

Come scrivevo prima, in scena ci sono tre luci legate ad una cornice dove avviene la scena, mi chiedo cosa rappresentino? Ascanio spiega la differenza tra memoria e storia, tra ricordo e fatto. Forse, la luce iniziale, quella sempre accesa, quella legata ad un filo, rappresenta proprio la storia che osserva ed è fredda, senza giudizio; la luce centrale che illumina fiocamente il narratore può essere la memoria che è un atto ripetitivo ed ha un punto di vista specifico, dunque un giudizio; ultima invece può essere il ricordo, più spento che acceso e quando acceso va ad intermittenza, come a dire che non è sempre limpido e lucido il pensiero che abbiamo, come se non riuscissimo ad afferrare davvero il nostro ricordo ma solo poche immagini e qualche parola. La luce finale è una candela invece, che rimane poco poco accesa, sotto il voice over di Pier Paolo Pasolini e poi si spegne di botto e non è il vento, forse sono le vite degli italiani morti nel 44′, forse è la nostra coscienza morta verso il tema, forse è solo la fine dello spettacolo.
Ascanio gioca in questi tre spazi ed è incorniciato da una cornice (perdonate il gioco di parole), qui discorre, parla, vede immagini e descrive. La drammaturgia è snella, un fiume che scroscia eppure densissimo, pieno di oggetti, di animali, di foglie, che si attaccano a questo fiume che scorre e poi vanno via. Percorriamo con Ascanio questo fiume di racconti per poi arrivare alla cascata di applausi finali che indora tutta l’arena Shakespeare. Ogni frase, ogni pausa (ce ne sono molte poche nel flusso) è una visione, un montaggio di voci, vediamo la borgata, i civili, i partigiani e tutte quelle storie raccolte da Portelli, circa duecento interviste a romani e romane che hanno ricordato, che sono diventate memoria e che diventeranno forse fatti o storia.
Il pubblico dell’Arena segue in silenzio. È una partecipazione che non ha bisogno di effetti speciali: bastano le inflessioni, il dialetto, lo sguardo a rompere la quarta parete. In un tempo dominato da contenuti veloci e oblio programmato, Radio Clandestina è un esercizio di lentezza e profondità, una resistenza culturale.
📚 Parte III – L’eredità di una voce collettiva

Non è un caso che Celestini continui a portare in scena questo spettacolo, Radio Clandestina è uno spettacolo necessario. È un pezzo di storia teatrale italiana che non invecchia, ma si adatta al momento storico. Il linguaggio rimane quello di una Roma popolare e poetica, eppure sa parlare anche a chi non ha mai messo piede nelle borgate, è lì che Ascanio diventa universale.
Radio Clandestina è un atto d’amore per la narrazione, le storie ed una richiesta d’aiuto per il nostro presente, e Parma, con il suo pubblico, si conferma città capace di accogliere il teatro come fatto politico e culturale.
Alla fine della serata, lo scrosciare di applausi va sia al trionfo dell’attore e del testo in scena ma forse e soprattutto alla funzione teatro ed alla partecipazione del racconto orale. Come dico sempre, alla fine del mondo ci saranno umani davanti altri umani, che racconteranno storie del nostro passato.
📌 dati artistici
uno spettacolo di Ascanio Celestini
a partire dal testo di Alessandro Portelli “L’ordine è già stato eseguito”
produzione Fabbrica
foto Andrea Morgillo


