Il Festival internazionale di drammaturgia contemporanea “Quartieri dell’Arte” di Viterbo è arrivato alla 30° edizione ribadendo l’attenzione all’evoluzione della drammaturgia contemporanea e seguendo le due linee storiche del Festival, cioè il testo antico elisabettiano e la drammaturgia contemporanea.
Com’è cambiato e su cosa ha puntato questo festival? ne parliamo con Gian Maria Cervo, direttore artistico del Festival che è partito a settembre e si prolungherà fino a Dicembre (segui la pagina FB per i prossimi eventi).
Contenuti
Il Festival internazionale di drammaturgia contemporanea “Quartieri dell’Arte” di Viterbo – cos’è e com’è nato
Marco Curci (MC): Trent’anni di Festival “Quartieri dell’Arte” di Viterbo. Un traguardo sicuramente molto importante. Ma prima, vorrei fare un piccolo salto nel passato: com’è nato QdA?

Gian Maria Cervo (GMC): È nato come festival dall’orientamento molto queer, in quanto dedicato fortemente alle minoranze. L’idea era quella di fare del teatro, con attenzione particolare alla drammaturgia contemporanea e ai testi classici poco frequentati, in una città come Viterbo, una delle poche città in Europa che mantiene ancora intatta la sua cinta muraria. Una città molto arroccata che, per paradosso, ci aveva suggerito l’idea di un acquartieramento delle Arti, ma al contrario: a difesa delle minoranze. Inoltre, rispetto ad altre realtà nascenti negli anni ‘90 abbiamo fatto un percorso inverso.
Siamo partiti da una riscoperta del teatro elisabettiano, all’interno di un revival shakespeariano generalizzato, soprattutto di autori come Christopher Marlowe, Ben Jonson, poco frequentati. Poi, il riconoscimento di tratti comuni, di affinità, di questo teatro con la drammaturgia contemporanea della metà degli anni ’90 – un momento di grande rifioritura e di riaffermazione dell’importanza del testo drammaturgico.
MC: Cosa è cambiato in questi anni? Cosa è stato mantenuto?
GMC: Molte cose, anche se ci sono delle linee che, in qualche modo, rimangono pervasive nel corso degli anni. Sicuramente il festival è cambiato seguendo l’andamento dei trend e delle stagioni della drammaturgia contemporanea. Siamo partiti dal Teatro In-Yer-Face, linea che è stata mantenuta, con un’acquisizione sempre maggiore di consapevolezza delle nuove strategie drammaturgiche. In concomitanza con le primissime edizioni del festival, nascevano anche diversi studi che codificavano queste strategie, già parzialmente in atto – e che, dal mio punto di vista, sono strategie metastoriche.
L’approccio è sempre stato, allora, molto aperto, inclusivo. Lo stesso drammaturgo può essere, contemporaneamente, drammatico, post-drammatico o polivocale e, quindi, quella sorta di squadrismo drammaturgico che si era creato, era basato su dei cliché poco sensati. La sfida, anche rispetto ad altre realtà italiane, è sempre stata quella di accogliere scuole di pensiero radicalmente diverse tra loro. Così come la scelta di accogliere generazioni completamente diverse.


“Quartieri dell’Arte” di Viterbo: un laboratorio di scrittura collettiva
MC: In che modo questa filosofia di pensiero si è tradotta in scelte della direzione artistica?
GMC: Accolte le voci più importanti della nuova drammaturgia europea, tra la metà degli anni ’90 e i primi anni 2000, il Festival ha assunto una fisionomia da laboratorio. Ad esempio, siamo diventati un’eccellenza nella scrittura collettiva, lavorando sull’incontro di autori dalle prospettive sociali, politiche e culturali più disparate. Orgogliosamente, rimaniamo anche piuttosto isolati rispetto al sistema, sperimentando autenticamente, collaborando anche, certo, con grandi teatri nazionali, ma mantenendo pur sempre una nostra unicità. Il nostro lavoro sul territorio, infatti, si basa anche su una dinamica site-responsive, che riattiva alla cittadinanza luoghi dall’interesse storico-artistico particolarmente rilevanti di Viterbo e dintorni.
Chi è Gian Maria Cervo

Gian Maria Cervo è autore, traduttore, dramaturg, curatore e docente di drammaturgia e sceneggiatura. I suoi lavori “L’uomo più crudele”, “Freetime” e “Call me God” vantano messinscene al Piccolo Teatro di Milano, al Teatro Argentina di Roma e numerose altre in teatri di Germania, Giappone e Scandinavia.
È stato Hausautor (autore residente) della Deutsches Schauspielhaus di Amburgo, con Roland Schimmelpfennig e Dejan Dukovski e docente presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
La sua iniziativa più rilevante, però, è sicuramente il Festival internazionale di drammaturgia contemporanea “Quartieri dell’Arte” di Viterbo, di cui è direttore artistico dal 1996. Il Festival, quest’anno, è giunto alla sua trentesima edizione ed è da qui che prende piede il dialogo con lui.
“Viterbo ed il suo Festival internazionale di drammaturgia contemporanea
MC: Festival di drammaturgia contemporanea, ma soprattutto festival internazionale. Questo perché, come si nota scorrendo un po’ la storia del festival, da decenni si avvicendano una serie di ospiti provenienti da realtà sparse a livello europeo…
GMC: Sì, direi anche globale. Questa è una sottolineatura importante perché, molto spesso, altre realtà hanno ospitato in funzione di una certa retorica di chiusura infra-europea. Noi siamo andati anche oltre. Abbiamo voluto lavorare su molte culture extraeuropee. Essenzialmente, c’è una questione di natura geopolitica, per cui le vecchie e tradizionali capitali europee della cultura – che sicuramente sono strutturate, ma che in questi ultimi anni stanno accogliendo sempre di meno le nuove energie – sono diventate delle città dove i costi della vita sono alti. Questo comporta il fatto che i giovani artisti difficilmente riescono a viverci.
Per questo, per noi, è molto interessante vedere non solo ciò che succede a Berlino o a Parigi, ma anche quello che succede a Manila, a Phnom Penh, a Chiang Mai, a Bangkok, a Johannesburg, a Rio de Janeiro… Sono città in cui le energie giovani possono avere una forza sostanziale e un potere propositivo che, forse, certe vecchie città dell’Occidente stanno progressivamente perdendo.
il Festival di Viterbo ed il rapporto con Jon Fosse
MC: Tra l’altro, sempre in quest’ottica, il Festival ha un’amicizia di lunga data col Premio Nobel 2023 Jon Fosse. Qual è il rapporto con questi Maestri, e in che modo hanno portato la loro Maestria all’interno del Festival?
GMC: Jon, come autore, per la prima volta in Italia, è arrivato da noi. E per noi è stato un maestro davvero, perché è una figura quasi sciamanica, quasi un sacerdote della drammaturgia. Questo ci ha molto legati a lui. È una delle presenze che attraversa i decenni del Festival. Questo mi porta anche a una riflessione sulla storia di QdA: quando nessuno aveva attenzione per questi autori, noi l’abbiamo avuta. Poi, quando tutti hanno cominciato a interessarsi alla drammaturgia europea, noi ci siamo aperti a quella extraeuropea e al lavoro collettivo. Insomma, molto spesso abbiamo anticipato gli Enti che per tradizione istituzionale dovrebbero essere gli enti innovatori. Negli anni abbiamo ospitato, tra autori e registi, persone che hanno poi ricoperto incarichi prestigiosi alla Biennale, al Teatro di Roma o al Piccolo Teatro.





Da Pasolini al Teatro elisabettiano: le linee di Quartieri dell’Arte a Viterbo
MC: Ma ora un salto nel presente e nell’immediato futuro. Il Festival Internazionale di drammaturgia “Quartieri dell’Arte” di Viterbo è già iniziato ed è iniziato con una messa in scena di un tuo testo, “Le quattro morti di Pierpaolo Pasolini”. In cosa consiste la programmazione di questa edizione?
GMC: Essendo la trentesima edizione, abbiamo provato a congiungere le due linee storiche del Festival, cioè il testo antico elisabettiano e la drammaturgia contemporanea. Quindi, abbiamo commissionato a giovani drammaturghi od ospitiamo varie riscritture e scritture a partire da Shakespeare. Tra l’altro, tutte fonti scespiriane in qualche modo connesse a Viterbo – che a suo modo è una città scespiriana.
Per il “Pericle”, la città annovera Goffredo da Viterbo come fonte principale, attraverso un vero e proprio passaggio di testimoni tra lui, il poeta John Gower e Shakespeare. Un altro forte legame nasce dalla Cerchia degli Spirituali che a Viterbo ha avuto sede, di cui faceva parte Michelangelo Florio, padre di John Florio, “an Englishman in Italian”, come lui si definisce, che insegna a Shakespeare tutto quello che c’è da sapere della cultura italiana. Ma anche Reginald Pole, sempre della Cerchia, che godeva di un legame di parentela con Enrico VIII. E “Riccardo III”, perché Reginald Pole è un discendente diretto di un personaggio storico dell’opera di Shakespeare. Ancora, “La Tempesta”, un testo che probabilmente è stato profondamente influenzato dal pensiero Spirituale, dal pensiero cattolico eretico, un po’ come probabilmente Shakespeare poteva essere – almeno di background.
Questa è una delle linee del Festival. Poi, ovviamente, giochiamo moltissimo: ospitiamo nuovi drammaturghi, cerchiamo di mostrare i trend della nuova drammaturgia e ospitiamo drammaturghi di varie generazioni. Si va dal più anziano, Dino Villatico, grandissimo musicologo e critico musicale, ma anche storico collaboratore di Gobelli sulle grandi traduzioni di Shakespeare, fino a drammaturghi poco più che ventenni… ai cinquantenni, fino ad arrivare agli ultraottantenni.
MC: Che dire, allora, buon Festival!
Vuoi collaborare con la redazione di Gufetto-Teatro su ROMA, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI… O NELLA TUA CITTÀ?

Gufetto cerca collaboratori!
Gufetto forma REDATTORI esperti di scrittura in ottica SEO, e CRITICI di Teatro, Arte, Libri e Musica, in erba.
La collaborazione a titolo formativo è gratuita e permette l’accesso ad un percorso di visione critica scelto dalla Redazione di Gufetto in base alle proprie capacità.
Vuoi scrivere di teatro? Vuoi metterti alla prova e dedicare il tuo tempo alla scrittura critica?
Scrivici a gufettomag@gmail.com


