Primo spettacolo della stagione teatrale 2026 del Teatro di Buti, va in scena QUADERNO GRETA GARBO, di e con Daria Deflorian: una lezione/spettacolo che apre al pubblico la drammaturgia che per anni ha costituito la particolare modalità di lavoro della coppia Deflorian/Tagliarini e non solo, ma anche le incursioni di una fantasma, quello potente di Greta Garbo, che si presenta come alter ego e come modello, a distruggere il confine tra realtà e finzione. Il Teatro Vittoria di Cascine di Buti ospita la parte primaverile della rassegna, che continuerà in autunno al Teatro Francesco di Bartolo di Buti, restaurato e rinnovato.
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QUADERNO GRETA GARBO: il rito del teatro

Chissà come funziona, come può darsi che un momento di teatro diventi rito? Chissà se dipende dal carisma dell’interprete, dalla disponibilità all’ascolto del pubblico, dal tema trattato, da una congiunzione astrale, chissà? Quel che è certo è che avviene. In una domenica pomeriggio, in un piccolo teatro, Daria Deflorian vince la sua scommessa – chissà come: una domanda a cui neppure chi era presente sa rispondere. La scena di QUADERNO / GRETA GARBO è completamente spoglia, perché, come spiega l’interprete, il palco non è palco, ma è una sala prove – con tutta la provvisorietà e la nudità di una sala prove. Tavole di legno, una finestra sull’esterno, un rettangolo di scotch. Una sedia, due sedie: l’attrice le sposta in autonomia. Come sposta l’obiettivo della narrazione e muove il suo corpo contemporaneo, semplice nel vestito nero, privo di orpelli nel viso senza trucco, nella coda di cavallo sulle spalle, in un galoppo ondeggiante, nel tempo e nello spazio. Ci muoviamo da una data all’altra: da una prova all’altra: si prova uno spettacolo che si è già concretizzato in scena, Sovrimpressioni, un lavoro su Fellini, sul capolavoro di Fellini, Ginger e Fred. Nelle improvvisazioni che daranno poi struttura alla performance, un personaggio, quello interpretato appunto da Daria Deflorian, Amalia, sosia di Ginger Rogers, ad un certo punto è tentata di sparire, di mollare tutto, rinunciando alla carriera teatrale: tanto, si dice, chi avrebbe nostalgia di me? Chi mi rimpiangerebbe?
Un fantasma nella carne: GRETA GARBO

E qui, a questo punto, arriva il fantasma. Un fantasma potente: Greta Garbo (oppure ‘gretagarbo’, come dovette rimanere tutta la vita, sostiene la Deflorian), che il suo ‘gran rifiuto’ al successo lo pensò, lo concretizzò, lo visse per cinquant’anni, lo fece suo. Il fantasma di Greta Garbo pervade la fantasia, la mente dell’interprete, che lo insegue da una foto all’altra, da una biografia all’altra, se ne lascia possedere, lo sente suo e vi si confronta, nell’atteggiamento ambivalente di chi vorrebbe tagliare con un lavoro cannibale come la recitazione, da un lato teme di farlo, temendone il vuoto, dall’altro non riesce a svincolarsi dai grandi temi che sottostanno a questa scelta. La tentazione e i pericoli della fama, la tentazione e il rischio del vuoto. Il desiderio di diventare qualcuno, il dolore di diventarlo. E, mega-tema, la solitudine.
GRETA GARBO: la solitudine
Non a caso, insieme al QUADERNO su cui viene trascritto ogni istante delle prove, le improvvisazioni, le frasi, ogni parola, appare in scena come segno forte il libro di Olivia Laing, Città sola (che sarà in scena al Teatro di Rifredi in aprile produzione di Casadargilla). È New York la città dove si muovono i protagonisti della solitudine (che però, come sostiene la scrittrice, è “un posto affollato”): professionisti del dolore, professionisti dell’arte. Perché l’arte, che effettivamente si muove su molti ‘non si può’ (l’arte non può resuscitare i morti, non può richiudere le fratture, non può correggere il tempo) è capace però di miracoli, quando si tratta di solitudine. Può far collidere le persone, può creare rapporti fra loro, anche se sono cronologicamente distanti, anche se uno o più sono morti. E quindi attraverso il corpo vivo di Daria Deflorian, quello non più connesso di cellule e tessuti di GRETA GARBO, arriva qui, invisibile, una domenica pomeriggio a teatro – e ci parla di solitudine, di vita e di morte, di ammirazione che poi si scioglie, doverosamente e con sorpresa, negli applausi.
QUADERNO/GRETA GARBO: credits
Progetto di e con Daria Deflorian
Produzione INDEX
Produzione, organizzazione, amministrazione Valentina Bertolino, Silvia Parlani, Grazia Sgueglia
Comunicazione Francesco Di Stefano
Con il supporto di MIC – Ministero della Cultura
Visto 15 febbraio 2026, al Teatro Vittoria, Cascine di Buti (PI)


