Sbarcato per la prima volta nell’area metropolitana fiorentina dopo il debutto 3 anni fa, PULSAZIONI è frutto del lavoro autorale e registico di Chiara Migliorini, in scena insieme a Chiara Marchesano, Benedetta Rustici e Chiara Tabani. Al Teatro delle Arti di Lastra a Signa le attrici hanno accolto direttamente sul palcoscenico il pubblico per annullare la strutturale distanza da quarta parete e creare una intimità tale da lasciarci percepire le pulsazioni del cuore e dell’animo, unità di misura di un tempo che si squaderna davanti in tutte le sue declinazioni. Una visione tutta al femminile con uno sguardo analitico ed introspettivo capace di guidarci nelle vite di quattro donne, ognuna con la propria personalità, tanto misteriosa quanto affascinante.
Lo spettacolo è stato ospitato gratuitamente dal teatro nell’ambito del progetto “Teatro Aperto” promosso dal direttore Gianfranco Pedullà (regista de la Trilogia del Mare recensita su Gufetto) per riportare questo importante presidio di cultura della provincia fiorentina ad essere un luogo di accoglienza e di contaminazione, un’agorà dove le arti possano trovare spazio per la loro voce senza pregiudizi o restrizioni (a tal proposito da ammirare la mostra Maschi e Femmine con le opere fotografiche di Francesca Zagni ospitate su appositi stendardi nel foyer del teatro, promossa dal Comune di Lastra a Signa).
Contenuti
PULSAZIONI: scenografia d’introduzione

Accompagnati sul palco, veniamo introdotti in un locale di cabaret appena tratteggiato da due tavolini dove le attrici ci attendono sedute in posizioni e con atteggiamenti disparati. Non ci sentiamo in realtà particolarmente accolti mentre ci concentriamo sulle suppellettili: due sobri lumi da tavolo accesi, un anacronistico telefono a disco anni Ottanta, un altrettanto vetusta radio, un piumino smaccatamente fucsia, un appetitoso piatto di spaghetti, un invitante calice di vino rosso, un microfono senza filo. Ogni oggetto sembra lì pronto a raccontare una storia e magari a raccontarsi, mentre ognuno dei presenti sta forse già surfando sull’onda emotiva dei ricordi evocati. Non c’è però tempo per lasciarsi andare: la scena si anima, è il momento di salpare per un viaggio senza meta, inconsapevoli ed equipaggiati solo di curiosità, di cuore e d’animo.
In un puzzle di tessere che sembrano distribuirsi casualmente sul palcoscenico e tra le quali sono inclusi gli spettatori, invitati ad interagire con le attrici, il flusso di azioni, percezioni, sensazioni, emozioni prende vita nei corpi e nelle voci delle protagoniste, accompagnato dai propedeutici interventi audio e musicali, assai numerosi, curati dalla stessa Migliorini. Come Henri Bergson identificava il tempo soggettivo con un eterno presente in cui si ammassano i ricordi di un passato, la contingenza del presente e le visioni del futuro, in cui quindi si perde la cronologia degli istanti, così ci approcciamo all’analisi di questo spettacolo multi-semantico e significativamente surreale.
PULSAZIONI: dagli istanti ripetuti una presa di coscienza

Togliersi e rimettersi un cappotto, aggiustarsi il seno andato fuori posto, controllare un collant, lisciarsi i capelli: queste e altre decine potrebbero essere le azioni che una donna quotidianamente e ripetutamente esegue solo per una necessità, talvolta imposta, di convivenza sociale e di benessere fisico. Un istante dopo l’altro ad un ritmo sempre più frenetico, capace di distogliere l’attenzione dall’accuratezza del gesto, ogni azione diventa puro passaggio meccanico di un’immaginaria catena di montaggio. Le attrici si muovono avanti e indietro sul palco come fossero dei perfetti ingranaggi al ritmo di una musica incalzante il cui climax sembra non arrivare mai in una sequenza interminabile di momenti, fotogrammi di una pellicola la cui sceneggiatura sembra però dettata da altri.
PULSAZIONI: mare di tempo e di sensazioni
Perché una mela cade e continua a cadere ogni volta che perde il sostegno della mano? Una domanda che nella scientifica ed empirica ripetitività dell’evento – Newton docet – scatena consapevolezza del giudizio che gli altri hanno della tua imperizia. L’incapacità di trattenerla e la costanza di raccoglierla ogni volta – altra sequenza di istanti ripetuti dal corpo – ci raccontano la tenacia e la caparbietà di dimostrare la propria capacità di successo. Alla fine la mela riuscirà a restare saldamente in mano ma portandosi con sé tutto quel bagaglio di pregiudizi che, culturalmente, dalla cacciata dall’Eden, sovraccarica il genere femminile. E allora in braccio a Benedetta Rustici troviamo un piumino, un rosario, dei gioielli, un ventaglio, un piatto di spaghetti, un telefono, una shopper piena di ortaggi. Oggetti di una Passione tutta al femminile fatta di fedeltà, cura della casa e della persona, cucina, attenzione per la famiglia, in cui ogni giudizio espresso è un nuovo chiodo piantato sulla croce del sacrificio. L’esigenza e la pretesa di libertà si traduce quindi in un abbandono alle sensazioni che si fanno rifugio e che abbattono ogni conformismo. Mentre l’imperativo della fame viene messo a tacere con un piatto di spaghetti mangiati con le mani, Chiara Migliorini passa al vino, permettendosi di non trattenerlo in bocca nonostante la sete. Se poi ognuna sente l’impulso di correre sul palco senza un disegno preciso o magari di ridere senza motivo, chi può interrompere il flusso? Le azioni in scena si amalgamano in un magma spazio-temporale che scaturisce dalle protagoniste. A loro la libera scelta di condividerlo con noi che ci sentiamo allo stesso tempo complici ed antagonisti in un’atmosfera intima e respingente. Ma non percepiamo dissidio o contraddizione: ormai siamo completamente immersi in un tempo fluido senza riferimenti, un mare dove è dolce naufragare a ritmo della musica che spazia tra i generi più disparati – dalla classica al jazz passando per il pop-rock.
PULSAZIONI: la voce ai sentimenti

Il viaggio al centro dell’animo profondo delle protagoniste non può però terminare senza arrivare al nucleo dei sentimenti e delle emozioni. Qui non esiste oggetto che possa raccontare, perdendosi ogni riferimento spaziale. Resta solamente il tempo del ricordo e dell’elaborazione, un presente tanto contingente quanto impalpabile, che può evocarsi solo con le voci femminili che si alternano al microfono con asta. Nessun infingimento o pretesto perché così sono le donne: quando i loro sentimenti sono sinceri, non sanno nasconderli e si mostrano fragili ma determinate, pronte ad accogliere e condividere con gli altri, ivi compreso il pubblico, invitato a danzare in coppia con le attrici e a confessare segretamente l’oggetto del loro amore.
Con PULSAZIONI Chiara Migliorini ha dimostrato ancora una volta (ricordiamo infatti EDDA, recensito sempre qui a Lastra a Signa) la sua capacità di costruzione dei personaggi, in particolar modo femminili, con battute brevi come perle distribuite al pubblico. Il resto è corpo, è mente, è anima in un intreccio tra le protagoniste che, apparentemente distanti, contribuiscono però a costruire un mosaico variegato e complesso. Complice la capacità delle attrici in scena di giocare con tutte le dimensioni del tempo e di esprimere la personalità dei personaggi, appropriandosene: dalla più sentimentale Chiara Marchesano alla sprezzante e misteriosa Chiara Tabani, da Benedetta Rustici, materna e amorevole – per lei menzione d’onore per aver recitato in evidente stato di gravidanza – fino a Chiara Migliorini, libera al limite dell’anarchia. Pur avendo scelto di mescolare gli ingredienti con grande fantasia, la ricetta finale ha nel complesso funzionato e abbiamo avuto così la possibilità di gustarla. Proprio come un piatto di spaghetti.
Visto al Teatro Popolare d’Arte (Lastra a Signa, Firenze) il 7 marzo 2025
PULSAZIONI
regia Chiara Migliorini
drammaturgia Chiara Migliorini
con Chiara Marchesano, Chiara Migliorini, Benedetta Rustici, Chiara Tabani


