PRIMO AMORE @ Materia Prima Festival. Se tu non arrivi, non esisto

Prosegue Materia Prima Festival con PRIMO AMORE spettacolo site-specific opera di Letizia Russo al Bar delle Baracche Verdi. Il monologo, interpretato da Fabio Mascagni (già presente nell’edizione 2025 in Di cosa parliamo quando parliamo d’amore) racconta di un ritorno a casa e di un incontro imprevisto, o forse mai smesso di cercare, con il primo amore. Ai versi di un altro celeberrimo appuntamento con la propria solitudine cantato da Ornella Vanoni, è stata affidata la scansione della recensione. Segui il reportage di Gufetto dal festival: ATOMICA, FORESTO.

PRIMO AMORE: Accettare questo strano appuntamento 

Fabio Mascagni, interprete dello spettacolo PRIMO AMORE
Fabio Mascagni, interprete dello spettacolo PRIMO AMORE

PRIMO AMORE è la cronaca di un appuntamento imprevisto di un uomo con sé stesso e con la devastante scoperta di non conoscersi. L’innesco è un’innocua gita sabbatica nel piccolo centro di una generica e universale provincia lasciata anni addietro. A motivarla è stata la curiosità di vedere se quel luogo sonnacchioso è ancora uguale a sé stesso. Anche dopo tanto tempo le persone, come gli edifici e le strade, sembrano conservare i medesimi volti. Unico elemento estraneo è il protagonista, che può vagare ormai senza essere riconosciuto, unico essere reale tra i fantasmi o forse lui stesso fantasma, ormai sconosciuto e invisibile a tutti. L’uomo può così entrare come un anonimo cliente in un bar, sedere al bancone, dove lo troviamo, di spalle, al nostro ingresso nel locale delle Baracche Verdi, e ordinare un caffè. 

PRIMO AMORE: Se tu non arrivi, non esisto

Fabio Mascagni al bancone del Bar delle Baracche Verdi – Foto di Leonardo Bocci

La tazzina è già sul bancone e Mascagni vive e al tempo stesso ricostruisce, come osservandosi da fuori, il disastro seguito a quel piccolo gesto. Il suo racconto è calmo, quasi distaccato, ma l’emozione trapela nel ritmo che talvolta si fa più veloce, spezzato, così come nelle ripetizioni e nelle precisazioni. No, non è scappato, perché bisogna parlare le parole giuste – ci dice più volte Mascagni – se ne è andato. In una fragile narrazione della propria vita, costruita faticosamente per evitare il dolore, un termine ha il potere di definire il senso di un’esistenza, scelta o subita. Ma con l’epifania del PRIMO AMORE, quella delicata impalcatura di parole si sgretola e si fa spazio il dolore bruciante di non essere a propria volta riconosciuto, da chi per la prima e forse unica volta lo ha visto davvero.

PRIMO AMORE: Sono solo un resto di speranza 

PRIMO AMORE - Foto di Fabio Mascagni da bambino
PRIMO AMORE – Foto di Fabio Mascagni da bambino

Il racconto della scoperta del desiderio per quel dio dei quindici anni ammirato, venerato persino, è dolcissimo. Un susseguirsi di momenti, evocati per immagini, quasi didascalie di un copione cinematografico, viene ricostruito dalla voce ora dolce, sognante di Mascagni. Si ha quasi pudore nell’abbandonarsi alla narrazione di questo amore, prima esitante, provato intensamente ancor prima di sapergli dare un nome, e una volta esploso, esplorato con voracità. Si ha la sensazione di infrangere l’intimità del linguaggio speciale fatto di contatti, sguardi, respiri che nasce tra due innamorati. Dopo la violenta interruzione e il lungo allontanamento, l’iniziale tenerezza muta in rabbia profonda nel vedere proprio lui, il primo amore, così crudelmente mutato, nascosto, imprigionato da uno strato di grasso-tana. Il cambiamento di colui che più è stato amato e che resta in fondo l’unica parte di sé da amare ancora è un tradimento, perché costringe l’uomo a guardare a sua volta sé stesso con feroce sincerità.

PRIMO AMORE: Questa vita che volevo dare a te

Fabio Mascagni al bancone del Bar delle Baracche Verdi – Foto di Leonardo Bocci

PRIMO AMORE ci mostra come un luogo possa farsi tempo, riportando violentemente a un passato che si credeva ormai pacificato dalla distanza, e invece nucleo di dolore ancora vivo e da cui il protagonista scopre di non essersi mai mosso, proprio come il suo doppio. Improvvisamente lo sforzo di anni, i rapporti vissuti liberamente – tutto per dimenticare, tutto per essere – si vanifica. Attraversare quella sofferenza della scoperta di sé attraverso l’altro – io e te condannati al muro – diviene l’unica salvezza possibile – per salvarti dovevo ucciderti, farti a pezzi, mentire un po’. Lo stare in quel dolore però non basta, solo nella condivisione, nel riconoscersi reciprocamente in esso può avvenire un incontro che guarisce. Allora chi racconta ha reagito fuggendo lontano, l’altro restando immobile. Ma il risultato alla fine è stato lo stesso, l’isolamento, un incontro mancato.

PRIMO AMORE: Io non me ne voglio andare   

PRIMO AMORE, site specific alle Baracche Verdi

I luoghi smettono di essere nomi e divengono coordinate di ricordi quando li abitiamo e così il Bar delle Baracche Verdi, storico spazio associativo dell’Isolotto, ospitando PRIMO AMORE, è entrato nella mia personale mappa della città. In un momento storico in cui le città sono sempre più affollate, costose e difficili da vivere per gli abitanti, si ha fame di posti in cui potersi ritrovare senza sentirsi assediati dal rumore della folla e dei negozi. La sosta in questo spazio intimo, accogliente, il mettersi in rispettoso ascolto di un amore nato e rimasto incastrato in periferia è stato un dono prezioso e una promessa di potersi ancora incontrare, e creare una città fatta di cultura, inclusione, partecipazione. 

Visto il 10 marzo 2026, al Bar delle Baracche Verdi, Firenze

L’appuntamento, Ornella Vanoni, 1970

PRIMO AMORE 

di Letizia Russo
con e a cura di Fabio Mascagni
consulenza artistica di Francesco Migliorini e Francesca Valeri
assistente al progetto Giulio Mayer
produzione Sotterraneo
Prima nazionale

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Serena Chiaramonte

Biografia di Serena