Da mercoledì 4 a domenica 8 dicembre si svolgerà la nuova edizione di Più Libri Più liberi, Fiera della Piccola e Media Editoria, promossa dall’Associazione Italiana Editori (AIE). Quest’anno il tema scelto è La misura del mondo: misurare il mondo con i libri. Ma la fiera, quest’anno, è anche al centro di polemiche e dissenso come forse mai era successo prima.
Contenuti
Plplp 2024: piccola storia della fiera
La fiera Più libri Più liberi nasce nel 2002 da un’idea del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE: il principale obiettivo era quello di offrire al maggior numero possibile di case editrici piccole – e quindi con più difficoltà nella distribuzione – uno spazio adeguato per la promozione delle loro attività editoriali. Questo perché il problema principale era – e lo è tuttora – il difficile accesso e quindi la minore visibilità che le case editrici indipendenti hanno all’interno del sistema distributivo, in gran parte occupato dalle imprese più grandi e più main streaming.
Più libri Più liberi, però, fin dalla prima edizione, si è posta l’obiettivo di essere una vetrina per il libro, in tutte le sue forme e dimensioni, ma anche un evento culturale attraverso gli incontri, le presentazioni, i panel, i firmacopie che nel corso delle giornate si susseguono, a un ritmo incalzante. Dal 2017 la fiera si svolge presso La Nuvola, centro congressi progettato da Massimiliano Fuksas.
Da sempre PLPL si presenta come la prima fiera italiana tutta dedicata all’editoria indipendente, con una media di 500 editori presenti con i loro stand.
Plpl 2024: la misura del mondo?
Quest’anno, come già detto, la fiera ha come tematica La misura del mondo, una tematica scelta in occasione della ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Marco Polo, viaggiatore veneziano e autore de Il Milione, un resoconto dettagliato dei suoi viaggi in Asia.

L’idea centrale di questa edizione è quindi tutta imperniata sull’immaginazione come misura esatta del mondo: se la lettura è il mezzo con cui si può esplorare e conoscere territori e pensieri altri, i libri diventano la carta geografica per eccellenza e ricostruiscono il mondo nella sua totalità.
Non è un caso che nel manifesto ufficiale, a opera di Antonio Pronostico, ci sia una donna che dall’alto di un libro scruta l’orizzonte: il libro questo è, in fondo, una vetta con cui possiamo guardare e interpretare la realtà, costruendo però una prospettiva sempre nuova e diversa.
Alla luce di quanto detto ciò che è successo in questi giorni intorno alla fiera, forse è più che mai calzante con il tema! Se il libro è misura del mondo, la fiera è diventata a sua volta misura di una sensibilità e di un dissenso che ha trovato quest’anno un campo d’azione ampio e nutrito.
Ma andiamo con ordine.
Plpl 2024: la dedica a Giulia Cecchettin e l’invito inopportuno
Quest’anno la direttrice della fiera, Chiara Valerio, ha deciso di dedicare la manifestazione a Giulia Cecchettin, la giovane uccisa dal suo ex l’11 novembre dello scorso anno all’età di 22 anni.
La scelta è apparsa fin da subito potentemente simbolica, se consideriamo che solo quest’anno nei primi undici mesi del 2024 si contano 100 femminicidi in Italia (Fonte: Osservatorio Diritti) e che il numero è in costante crescita.
Anche per questo si è immediatamente alzata una polemica sull’invito fatto a Leonardo Caffo, filosofo e scrittore che avrebbe dovuto presentare il suo ultimo libro Anarchia in dialogo proprio con la direttrice. Solo che Caffo è sotto processo per maltrattamenti aggravati e lesioni alla sua ex – compagna e rischia fino a 4 anni di carcere.
Non appena la questione è venuta alla luce è emersa una domanda più che calzante: quanto è opportuno invitare un uomo sotto processo per maltrattamenti a un evento dedicato a una vittima di femminicidio?
Plpl 2024: dissenso, riflessioni, ritiri e presenze a metà
Ecco che l’opinione pubblica ha iniziato a dissentire e protestare per questo invito, trovando risonanza in divers* autori e autrici, attivist* e personalità, spesso presenti alla fiera: da Carlotta Vagnoli – che l’anno scorso ha tenuto proprio alla fiera un incontro su Italo Calvino e la Resistenza e un panel dedicato alla violenza di genere – a Zerocalcare, da Giulia Siviero a Pietro Turano e Fumettibrutti fino alla scrittrice Sara Ahmed.
Quello che forse ha destato maggiore fastidio, oltre all’invito in sé, sono state le successive dichiarazioni di Valerio, che ha invocato il garantismo e la libertà di parola per poi, dopo giorni di discussioni e proteste, chiedere scusa.
Al di là di chi ci sarà o non ci sarà, reputiamo quanto successo la perfetta misura del mondo in cui viviamo: un invito inopportuno ha permesso infatti di smuovere discussioni e dissenso in un tempo in cui queste due attività così preziose e care alla democrazia e all’invocata libertà di pensiero sembrano essere sempre più minacciate. La rabbia espressa da molte e molti è una rabbia legata a un sistema in cui l’abuso e la violenza sono pratiche sistemiche e per questo spesso introiettate inconsapevolmente o agite volontariamente.
Sia chiaro, però: Leonardo Caffo, in quanto individuo, ha diritto a un processo equo e giusto, come è d’altronde tipico di un sistema in cui i diritti sono garantiti. Al tempo stesso, però, non si può accettare che un individuo su cui pende un’accusa così grave – e non riportiamo qui nulla di quanto è scritto nella denuncia, per quello potete tranquillamente cercare on line – possa essere invitato come intellettuale all’interno di un evento culturale con un messaggio così chiaro.
Apriamo anche uno spazio ulteriore di riflessione: la verità è che uno scrittore ben inserito ha molti spazi in cui parlare e difendersi – come d’altronde è successo subito dopo l’inizio della polemica – al contrario delle vittime di abusi e maltrattamenti che, inutile dirlo, devono sempre dimostrare di essere vittime.
La cosa però ancora più interessante è che questa polemica ha creato anche lo spazio per riflettere su un’altra questione, ormai annosa.
Plpl 2024: il mondo dell’editoria vacilla?
Alcune case editrici, fra cui effequ, Racconti edizioni, Capovolte, Liberaria hanno dichiarato che non intendono essere presenti a PLPL, come d’altronde accade da qualche anno. Questo gruppo di case editrici indipendenti ha deciso infatti di non partecipare alla fiera per diversi motivi.
Il primo è la spinta all’iperproduzione: secondo le regole del mercato, queste piccole imprese dovrebbero comportarsi come i gruppi editoriali che oggi detengono gran parte del mercato nelle loro mani e per farlo dovrebbero produrre più libri possibile, per cui anche la non vendita genera ricchezza.
In Italia il mercato è ormai saturo: si producono circa 80.000 titoli all’anno e un milione e mezzo di libri in commercio sono presenti sul mercato (come riporta una nota dell’Associazione Italiana editori nell’Audizione sulla situazione attuale e le prospettive future dell’editoria alla Commissione VII (Cultura, Scienza e Istruzione) della Camera dei deputati il 9 ottobre 2024), un numero enorme che spesso determina una gran quantità di libri che finiscono al macero.
Proprio all’interno di questo mondo così capitalistico e consumistico, queste case editrici fanno notare come l’AIE abbia inserito nel novero di piccola e media editoria anche aziende che fatturano meno di 10 milioni di euro l’anno, cosa piuttosto dissonante dal concetto stesso di media e piccola editoria.
a chi è in mano La distribuzione di volumi in Italia?

A ciò si aggiunge un ulteriore punto critico: la distribuzione è in mano a tre grandi gruppi editoriali che possiedono anche le catene di librerie. Catene che divorano le librerie indipendenti, cioè quelle piccole imprese di distribuzione che agiscono sul territorio secondo principi diversi dalla grande distribuzione e che lentamente stanno scomparendo.
Librerie indipendenti che da anni chiedono uno spostamento della fiera in un altro periodo dell’anno: Natale è uno dei momenti in cui il settore dell’editoria vede le vendite impennarsi e per le librerie indipendenti la fiera è un concorrente impossibile da battere.
Tutto questo porta quindi a una proposta culturale discutibile, perché basata quasi esclusivamente su nomi e temi pruriginosi, piuttosto che sui contenuti.
Questa posizione è certamente un’ulteriore spunto di riflessione: come operare per creare un sistema editoriale più umano e sostenibile in cui i piani editoriali corrispondano anche a progettualità culturali che trovino più liberamente sbocchi distributivi?
Non abbiamo chiaramente la risposta ma riteniamo che gli eventi di questi giorni che hanno preceduto la fiera possano muovere tutt* verso una consapevolezza nuova, ribadendo a chiare lettere che è possibile creare qualcosa di altro.
Ne abbiamo tutt* bisogno.
E per chi deciderà di andare, buona fiera!
Noi di Gufetto, dopo un confronto interno, abbiamo deciso di esserci come redazione, al di là delle posizioni personali – chi vi scrive, per esempio, ha scelto di non esserci.
Riteniamo che i libri e la cultura, in senso ampio, siano proprio questo: un atto di consapevolezza e ricerca per aprire nuove visioni sul mondo e dunque maggiore libertà per tutt*.
Vuoi collaborare con la redazione di gufetto libri?

Gufetto forma critici letterari in erba e redattori editoriali in grado di scrivere in ottica SEO.
Per collaborare con la redazione di Gufetto-libri e recensire questi titoli ed altri proposti e selezionati dalla redazione scrivere a:
gufettolibri@gmail.com
Leggi tutte le nostre recensioni di Libri di Gufetto.


