PIGIAMA PARTY @ Teatro del Cestello: questo spettacolo non si può raccontare

Sabato 29 Novembre il Collettivo Baladam B-Side ha messo in scena PIGIAMA PARTY all’interno del Festival Il Respiro del Pubblico 2025 di Cantiere Obraz.  Lo spettacolo, ideato da Antonio “Tony” Baladam, in scena insiema a Alessia Sala e Giacomo Tamburini, è una girandola surreale che cambia continuamente il baricentro, costringendo lo spettatore ad un esilarante vertigine cognitiva che lo porta a riflettere, tra una risata e un’esplosione di meraviglia, sul confine labilissimo tra realtà e finzione e a rinegoziare ad ogni passo il significato della parola “verità”. L’immagine del pigiama party e l’escamotage depistante di invitare il pubblico ad indossarlo in platea, rievoca quella zona liminare tra adolescenza e età adulta, soglia di ambivalenza che rende perfettamente la liquidità dei nostri tempi. Su Gufetto continua il reportage dal festival.Leggi anche Gli Altri, Discorso sul Mito, Schadenfreude.

PIGIAMA PARTY: tutto è finto e niente è falso

la scena di PIGIAMA PARTY
La scena di PIGIAMA PARTY

Premettiamo: questo spettacolo non si può raccontare! Occorre assistere A PIGIAMA PARTY per venire travolti dalla bravura ipnotica degli attori; lasciarsi insinuare il dubbio che tutto ciò che appare non è ciò che sembra. Il pubblico in sala è accolto da un presentatore per un incontro post spettacolo: gli attori della compagnia che hanno appena interpretato Pigiama Party, appunto. Solo un’attrice, Alessia Sala e il regista della compagnia Antonio Baladam, sono a disposizione delle domande degli spettatori. Gli altri componenti del cast faraonico con nomi di spicco, funamboli, acrobati, nani e ballerine aspettano dalla trattoria Sabatino una bella bistecca o anzi, data l’ora, da Berberè per una pizza. Il talk parte con riferimenti ad un’opera che, in realtà, nessuno ha visto, e che, dalle osservazioni degli attori e del presentatore appare una sorta di improponibile colossal teatrale, dai toni grotteschi ed eccessivi, pieni di astrusi riferimenti simbolici. Ma a poco a poco il racconto cede ad un gioco di specchi metateatrali che sfugge di mano anche a chi lo conduce, con l’esito tragicomico di una vera e propria esondazione della finzione nella realtà o presunta tale.

Niente è naturale quanto un paradosso

Alessia Sala, Antonio Baladam, Giacomo Tamburini in PIGIAMA PARTY
Alessia Sala, Antonio Baladam, Giacomo Tamburini in PIGIAMA PARTY

Il testo di PIGIAMA PARTY scorre a ritmo indiavolato, in un turbinio barocco di riflessioni sul teatro e sull’arte. A totale contrasto si offre la scena, totalmente svuotata delle scenografie faraoniche che Pigiama Party doveva contenere, le quinte smontate, in scena solo tre sedie, una chitarra, un peluche, le luci bianche da conferenza. La recitazione è iper naturalistica, tanto che a tratti viene da interagire nello scambio incoraggiato dagli attori stessi su uno spettacolo che nessuno però ha visto davvero. Dalla sala alcuni spettatori (o attori preparati?) pongono domande sull’opera e gli attori in più occasioni saltano giù dal palco, corrono in regia, attraversano la zona ormai violata che separa i tendaggi del fondale, rivelando tutti gli artifici della scena smantellata. Eppure sul palco accadono cose incredibili come se niente fosse, suscitando in chi osserva il piacere che si prova davanti alle illusioni ottiche, quando godiamo di una meraviglia bambina di fronte all’inatteso, anche se sappiamo benissimo che, da qualche parte, il trucco c’è e tutto è finto.

PIGIAMA PARTY: il piacere dello spiazzamento

Il pubblico al Teatro del Cestello, foto di Emilio Trambusti
Il pubblico al Teatro del Cestello, foto di Emilio Trambusti

Il piacere dello spiazzamento è acuito dal disagio inscenato da Giacomo Tamburini nei panni del presentatore impossibilitato a contenere l’esuberanza dei due attori; costretto ad assistere a ciò che non comprende, egli incarna con irresistibile autoironia la condizione esistenziale dell’uomo liquido contemporaneo, immerso in un’oceano di informazioni che non sa navigare, ormai privo della bussola del verosimile, naufrago in un mondo fake in cui tutto e il contrario di tutto può accadere senza che si batta ciglio. Nel suo stupore crescente rivediamo un riflesso dei poetici clown senza naso che furono Rosencrantz e Guildestern visti dal genio compianto di Tom Stoppard, inadeguati alla vita, finiti nel posto sbagliato, travolti da una catena di conseguenze imprevedibili. Tra un colpo di scena e l’altro gli attori giocano col senso del limite, inscenando il paradosso collettivo dell’assuefazione a immagini e situazioni assurde che per una volta, ci sorprendono e ci divertono, a distanza di sicurezza dallo scrollo quotidiano. L’immagine adolescenziale del PIGIAMA PARTY diventa una metafora irriverente della zona di soglia in cui sembriamo tutti sostare: tra un’ob-scena attrazione verso l’impossibile e il bisogno di ancorare la nostra percepzione ad un’idea condivisa di realtà. Il risultato, acuito dalla bravura tecnica degli attori e dalla genialità di testo e regia, è godibilissimo, con un finale spiazzante, sospeso, irrituale, indefinito: spettacolo intelligente e sorprendente.

PIGIAMA PARTY

ideazione Antonio “Tony” Baladam, Rebecca Buiaforte
drammaturgia e regia Antonio “Tony” Baladam
interpreti Alessia Sala, Giacomo Tamburini, Antonio “Tony” Baladam
Collettivo Baladam B-side
co-produzione Teatro Gioco Vita, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
con il sostegno di Teatro Due Mondi, Teatro delle Ariette

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