PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI @ Festival InDivenire – la caccia alle streghe è finita, ora sono loro a cacciare voi

Al Festival Indivenire arriva anche PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI, spettacolo in forma di studio, proposto dal Collettivo Sante di Lana, in scena il 30 aprile, con Barbara Monetti e Luisa Casasanta. Una storia che attraversa il tempo per restituire giustizia a tutte le ‘streghe’, che di giustizia non ne hanno mai avuta.

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L’articolo è stato prodotto nell’ambito del Laboratorio di Visione di Teatro realizzato da Gufetto.

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PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI – secondo spettacolo de la trilogia del corpo-mostro…e il primo?

La trilogia del CORPO-MOSTRO trae ispirazione da ‘Il mostruoso femminile. Il patriarcato e la paura delle donne’ di Jude Ellison Sandy Doyle.

Ideata dal Collettivo Sante di Lana, ed in particolare da Arianna Battilana e Luisa Casasanta, il primo spettacolo della trilogia è ‘Capelli’, che affronta la violenza di genere in chiave femminista stando però bene attente a non scadere nel pietismo. L’ispirazione è kafkiana : Maddalena scopre da terzi che è stata violentata, perché lei non lo riesce neppure a ricordare. Impossibilitata a riconoscersi nella vecchia immagine di sé e additata come ‘mostruosa’ per via della violenza subita, decide di abbracciare questa mostruosità.

Da il Processo alle streghe: il Lavoro del Collettivo Sante di Lana su “pelle”

PELLE - CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI - locandina spettacolo
PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI – locandina spettacolo

PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI è il secondo spettacolo. Anch’esso di ispirazione Kafkiana, ma questa volta si ispira a ‘Il processo’. È uno spettacolo interamente dedicato alla figura delle streghe, ed è un chiaro tentativo di denunciare l’immagine demonizzata della strega che la storia ci ha restituito, così come di allontanarsi da una visione riduttiva e quasi carnevalesca del fenomeno. Raccontano le streghe per quello che sono state, ossia donne normali, ingiustamente accusate, torturate e processate.

Lo spettacolo attraversa tutte le epoche storiche, perché le streghe non appartengono ad un solo periodo, tutt’oggi ne possiamo ancora riconoscere una in tutte quelle donne che sanno autodeterminarsi, stanno fuori dagli schemi prestabiliti e hanno il coraggio di abbracciare il loro mostro.

L’ultimo spettacolo della trilogia invece è ancora in fase di definizione.

La messa in scena di PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI

Lo spettacolo si apre con le due attrici, Barbara Monetti e Luisa Casagrande, che camminano piegate sulle ginocchia, il volto è invisibile poiché i lunghi capelli sono legati in una coda proprio davanti alla faccia. Hanno due microfoni a filo che si trascinano sulla spalla. Emettono versi grotteschi e ogni tanto qualche frase sconnessa, ‘La vacca non ha fatto più il latte’.

È la grottesca rappresentazione della strega, o meglio, la versione favolistica che ci hanno tramandato. Storpie, incomprensibili, poco gradevoli.

Nella versione reale e storica però non sono altro che donne tacciate come streghe, donne la cui mucca non produceva più il latte, che automaticamente diventavano streghe dai poteri sovrumani.

Quelle Streghe pop del Collettivo Sante di Lana

La rappresentazione continua. Ora le due attrici sono in piedi, ciascuna davanti ad un’asta microfonica. Una è la strega accusata, l’altra la giudice. Mantenendo un tono ironico e delle citazioni molto pop che fanno impazzire il pubblico, le due mandano avanti un processo che diventa sempre più assurdo. La giudice diventa sempre più incalzante, più arrabbiata. La strega invece diventa sempre più sarcastica e con le sue risposte maschera la follia del processo.

Il ritmo e la voce centrali in PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI

Ritmo e voce fanno da padroni. Viene utilizzato un tamburo, che incalza e sostiene i dialoghi, si mescola alla metrica delle due attrici, toglie e dà voce.

Le voci vengono storpiate tramite una consolle gestita direttamente in scena. Diventa maschile, rauca, gutturale, mostruosa. Diventa la voce degli altri, degli accusatori forse, di tutti i giudici della storia. Voce e contenuto non sempre viaggiano di pari passo, creando profondità di piani. Meraviglioso è l’elenco recitato di attributi con cui un gruppo di femministe francesi degli anni ’60 è stato apostrofato dagli uomini a loro contemporanei.

Lo spettacolo quindi non ha una sola voce, non ha una sola epoca, non ha una sola protagonista : una cosa però resta unica : la coscienza. La coscienza di voler rendere giustizia a tutte le donne accusate e riscattarle da questa becera immagine di loro che la Storia, o chi per noi l’ha scritta, ci ha voluto consegnare.

PELLE – CHE SIA LUCE O FUOCO PURCHÉ BRUCI può essere uno spettacolo?

Il Festival inDivenire propone rappresentazioni della durata di 20-30 minuti, per dare la possibilità di esporre il progetto prima che esso sia compiuto.

Cosa ci aspettiamo quindi da questa rappresentazione e dallo spettacolo che ne nascerà?

Sicuramente uno spettacolo che è in grado di mettere il pubblico nella condizione di pensare, e forse anche di dubitare delle sue credenze. Uno spettacolo nel quale molte donne-mostro si riconosceranno, altre invece avranno la spinta per andare alla ricerca del loro mostro, senza fermarsi in superficie.

Uno spettacolo ‘arrabbiato’ come le stesse autrici lo definiscono. La rabbia nasce da un sistema sbagliato, ma anche dalla volontà di cambiarlo e dalla speranza di poterlo fare. E allora, così come le streghe iniziano a starci un po’ più simpatiche, proprio perchè potremmo avercele di fianco in una sala di teatro, o proprio perchè a pensarci bene potremmo esserlo un po’ anche noi, allora questa battaglia potrebbe diventare anche nostra.

Il ‘diverso’, il ‘mostruoso’, il ‘freak’ potremmo dire, forse non è poi così diverso da noi, e a pensarci bene, chi lo ha deciso che è sbagliato?

Che cos’è il Festival Indivenire? – tutte le recensioni di Gufetto

Il Festival organizzato ideato da Alessandro Longobardi con la direzione artistica di Giampiero Cicciò presenta ogni sera 1 o 2 studi di massimo 30 minuti presentati da alcune compagnie e collettivi teatrali scelti attraverso un bando.

Ogni sera fino al 7 maggio il pubblico può votare lo studio più promettente e soprattutto, dibattere con la Compagnia a fine spettacolo per comprendere il significato della messa in scena e le scelte stilistiche.

Il Festival viene recensito da tutti i redattori di Gufetto nell’ambito del progetto di formazione interna alla visione e alla scrittura critica col supporto dei Redattori-Gufetti senior.

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