Il Vascello se ne sta lì, in un quartiere a quell’ora “elegantemente” addormentato. Non c’è più il brusio intermittente del giorno. Picchi sonori vivaci ma non troppo perché Monteverde Vecchio è più defilato, se ne sta appollaiato in alto in uno dei sette colli. Lì vive la borghesia che apprezza anche gli spettacoli di qualità. C’è una vita discreta che corre lungo l’arteria principale che è anche l’ingresso del Teatro.
Il 3.3 è una bella data per andare in scena e Andrea De Rosa ha rubato l’occasione; regista di “Orlando” il romanzo di Virginia Woolf affidato al corpo e alla voce di Anna Della Rosa. Lo spettacolo ha replicato fedelmente sino all’8 di marzo.

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L’autrice dell’Orlando
La letteratura ci ha abituato a un altro Orlando, quello furioso e arrabbiato. Qui l’eclettica autrice londinese ci racconta nel suo “Orlando”, l’appassionato rapporto con la poetessa Vita Sackville-West. Siamo di fronte all’ennesima autobiografia. Virginia si è sposata, si è impegnata politicamente e socialmente: ha difeso le donne e ha lottato per la loro affermazione e libertà anche sessuale. Ha fatto parte della Suffragette. Siamo nel 1928 e naturalmente all’epoca l’autrice alzò un po’ di sana polvere che andò dritta agli occhi dei benpensanti. Non era la prima volta che la Woolf denunciava certe questioni scomode con i suoi romanzi. In “Momenti di essere” inveì contro i fratellastri che avevano abusato di lei e della sorella. Questi abusi la resero bipolare e le causarono forti crisi maniaco-depressive.
Dunque in breve ecco chi è Virgnia Woolf: una donna complessa che ha scrutato l’io e l’ha tradotto in pagine roventi, appassionate e appassionanti tanto da collocarla tra le scrittrici più rappresentative del secolo appena scorso.

Orlando: la storia
Orlando è di nuovo attuale. Moderno. Mai stanco. Il romanzo sostiene la malattia della letteratura. Un virus benefico che deve contagiare tutti. L’elemento centrale dell’opera sembra essere il personaggio di Orlando prima uomo e poi donna. Nel lavoro dell’autrice e qui nella riduzione teatrale, traspare una lucida analisi dei rapporti di genere nelle società inglesi dei tre secoli lungo i quali si articola la trama (XVII, XVIII, XIX). C’è una folta relazione epistolare tra la Woolf e Sackville-West e in questo romanzo che è stato definito la più lunga lettera d’amore della storia, l’autrice chiede informazioni di ogni tipo alla sua musa per rendere più aderenti al vero le sue pagine. Per quanto fosse un gioco per entrambe, Virginia non lasciò mai che Vita leggesse qualcosa prima dell’uscita del libro.

L’Orlando secondo De Rosa e Della Rosa
La scenografia di Giuseppe Stellato è essenziale e potente. Nuda come sa essere la vita. Cruda. Nelle pagine che cadono dal cielo ai piedi del grande albero, ci sono i pensieri e insieme il tumulto dell’esistenza. Quella pioggia sa posarsi come un nuovo tappeto sul prato erboso. Anna Della Rosa si muove vorticosamente e poi lentamente. Sono passi diversi perché il tempo si spinge sempre in maniera inaspettata nel quadrante della mente. Velocità e pure forme alterne: granito e argilla altre. Nulla è definito e definibile. Persino la morte ha misure impercettibili e incognite e va presa a piccole dosi proprio per non morire. Orlando cambia genere. Sul finire si scopre donna. E la domanda al quale nessuno sa dare una risposta forse Orlando la conosce: chi gode di più, l’uomo o la donna? Dopo l’infinitezza dell’Universo, è la curiosità migliore di sempre. Chi prova l’estasi maggiore? Orlando lascia il sesso virile, quello dell’uomo al quale si affida il governo del mondo. Siamo nel 1700, ma forse le cose non sono tanto cambiate.
In questa riduzione di Fabrizio Sinisi emerge quel grido di piacere che l’autrice ha voluto instillare nel romanzo. C’è il ticchettio di una macchina da scrivere che suona come l’ombra gigantesca della Woolf. C’è quel tributo ai sogni che tuttavia feriscono e disturbano come ci dirà la Woolf per bocca dell’attrice.

L’attrice è potente come un bel fiore
Orlando, qui, è un monologo intenso. Una cascata meravigliosa di parole intelligenti ai piedi del grande albero della vita. Anna Della Rosa fiorisce piano e davanti agli occhi rapiti del pubblico del Vascello. All’inizio è impacciata, farfuglia parole, ingoia finali e non azzecca la dizione ma dopo fiorisce in un meraviglioso monologo cromatico che non sembra più un monologo per tanta bellezza e quanti personaggi porta sul quel palcoscenico o prato erboso. Non capisco bene se è voluto per incuriosire o perché ha bisogno di scaldare voce e nervi. Non voglio saperlo: sarebbe come chiedere il trucco al prestigiatore. Mi sorprende. Forse è come Orlando che cerca e trova il suo genere, qui l’attrice trova la sua strada?
L’attrice ha un suo stile questo è chiaro, ed è un bene in uno scenario di cloni. Mi porta dentro il suo mondo e ci rimango volentieri. In quel fiume di pensieri e parole, ci sono tante parti: una commossa e una commovente, un’altra divertente e un’altra comica e tanto altro in quell’ora che vola e sembra un’istante. Un istante di buon Teatro.
Spettacolo da vedere.
Orlando – cast e dati artistici
dal 3 all’8 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19 e domenica h 17
ORLANDO
Andrea De Rosa / Fabrizio Sinisi / Anna Della Rosa / Virginia Woolf
TPE Teatro Astra
dal romanzo di Virginia Woolf
e dal carteggio tra Virginia Woolf e Vita Sackville-West Scrivi sempre a mezzanotte
(Donzelli)
drammaturgia Fabrizio Sinisi
traduzione Nadia Fusini
regia Andrea De Rosa
con Anna Della Rosa (Premio Hystrio all’Interpretazione 2025)
scene Giuseppe Stellato
luci Pasquale Mari
suono G.U.P. Alcaro
costumi Ilaria Ariemme
aiuto regia Paolo Costantini
musica di scena Sinfonia n.6 (Patetica) di Čajkovskij
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
durata 60 min
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