NO OTHER LAND: Un ritratto devastante di una terra da troppo tempo contesa

Abbiamo visto con entusiasmo misto a sgomento il docufilm dal titolo NO OTHER LAND realizzato da un collettivo israelo-palestinese composto da Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor e Hamdan Ballal. Il docufilm, tornato nelle sale italiane dal 6 marzo 2025, ha già ottenuto la consacrazione da parte della critica risultando miglior documentario, prima al Festival di Berlino 2024 e poi vincendo, con la stessa motivazione, il Premio Oscar 2025. In Italia è distribuito da Wanted Cinema che si distingue ancora una volta per l’attenzione rivolta ad un cinema dove i contenuti rivestono un ruolo di primo piano.

NO OTHER LAND: molto più di un docufilm militante

Il docufilm mostra nella sua interezza la resistenza degli abitanti del villaggio della Cisgiordania meridionale Masafer Yatta, oggetto delle violente attenzioni dei coloni israeliani e dell’esercito che intende smobilitarlo a colpi di demolizioni di scuole, abitazioni, pozzi e quant’altro necessario al fine di poter condurre una vita dignitosa. La motivazione dello sgombero risiede nell’intenzione del governo israeliano di realizzare in quella zona un’area di esercitazione per le truppe corazzate. Basel Adra, giovane avvocato palestinese, con la videocamera del suo cellulare, diviene così, la voce narrante di un intero popolo, del quale narra i soprusi subiti in un arco temporale che va dal 2019 fino all’ottobre del 2023 (precedentemente all’attacco terroristico di Hamas).

La videocamera come un’arma

Contro lo strapotere tecnologico e militare israeliano, appoggiato dall’occidente tutto, Adra e Yuval, un giornalista israeliano suo coetaneo, oppongono il potere dell’informazione e per farlo utilizzano il mezzo delle immagini in movimento, riuscendo a filmare le demolizioni, al ritmo di almeno una alla settimana, gli interventi armati che lasciano sul campo mutilati, nonché l’arroganza dei militari e funzionari israeliani che si esplica in svariati modi: quando un palestinese chiede ad uno di essi se riesce a provare vergogna di quella violenza, la risposta dell’ignavo uomo in divisa si esprime in questi tristi termini: “Questa è la legge, perché dovrei vergognarmi?”. Di fronte a queste parole il pensiero non può non andare, quindi, alla Hannah Arendt de La banalità del male, oppure agli scritti del pastore luterano, oppositore del nazismo, Dietrich Bonhoeffer (che vi consiglio di leggere).

Rendere la vita insopportabile

Il docufilm si snoda agevolmente tra immagini di repertorio e più recenti, tra concitazione e riflessione, tra fastidio e commozione, depressione e un’impotenza che guarda alla speranza, flebile questa, che ogni giorno perde qualcosa del suo potenziale, sotto i colpi della strategia israeliana atta a rubare l’infanzia ai bambini, a rendere difficile, se non proprio cancellare, la vita delle donne e degli uomini di Masafer Yatta al fine di costringerli a trasferirsi a Hebron e lasciare, infine, quella terra da loro abitata fin dal XIX secolo, ai coloni israeliani. Il dramma esistenziale, il malessere interiore che Basel Adra porta senza fronzoli agli spettatori, si palesa nella frase: “Ogni settimana una famiglia deve decidere se restare o lasciare la propria terra”, e questo, nel silenzio generale e, da troppo tempo, con la connivenza della comunità internazionale. Lo stesso Yuval, erede di deportati ai campi di sterminio nazisti, a causa del suo spirito critico riguardo alla situazione, in una trasmissione televisiva viene tacciato di antisemitismo, mentre, al contempo, è purtroppo consapevole che l’esposizione mediatica dei suoi articoli non è sufficiente per provocare un vero cambiamento del contesto.

NO OTHER LAND: un docufilm resistenziale

La drammatica realtà mostrata dal docufilm del collettivo israelo-palestinese, nonostante sia stata apprezzata a tal punto da essere candidata e aver vinto addirittura un Premio Oscar, negli States ha trovato notevoli resistenze che si sono manifestate nel rifiuto dei distributori statunitensi a distribuire il docufilm. La disperazione degli sfrattati del villaggio di Masafer Yatta si specchia, tra l’altro in maniera attuale e in una linea di continuità ideologica, nella grottesca proclamazione di Trump della costruzione, sui resti di decine di migliaia di vittime, della Riviera di Gaza, una provocazione (speriamo) che smaschera le modalità di esercizio del potere, mostrando ancora una volta, in primo piano, gli intenti colonizzatori statunitensi e di pulizia etnica israeliani. NO OTHER LAND si presenta, quindi, in una dimensione resistenziale, che attraverso l’originalità, la genuinità e la precarietà della sua realizzazione, la quale rispecchia la situazione reale, intende, attraverso un urlo di dignità e dolore, ridestare le coscienze di un’anestetizzata comunità internazionale.

NO OTHER LAND (95’)

Di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal

Produzione: Yabayay Media, Antipode Films

Musiche: Julius Pollux Rothlaender

Distribuzione Italia: Wanted Cinema

INTERPRETI

Basel Adra: se stesso

Yuval Abraham: se stesso

Nasser Adra: se stesso

Shamiya Abu Aram: se stesso

…E tutto il popolo resistente di Masafer Yatta

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Sergio Battista

Musicista, critico cinematografico e saggista, interessato ad un approccio multidisciplinare delle arti. Nelle sue esperienze intreccia costantemente l'interesse, e la passione, per la musica, la fotografia, la scrittura e il cinema, soprattutto nelle loro interazioni con il potere.