NO OTHER CHOICE, di Park Chan-wook: davvero non c’è altra scelta?

NO OTHER CHOICE: MA NE SIAMO SICURI?

No Other Choice, presentato in occasione dell’82esima Mostra del cinema di Venezia, è la nuova pellicola di Park Chan-wook, già ampiamente conosciuto al pubblico per cult come Old boy. Una dark-comedy sopra le righe, grottesca e paradossale, che critica con forza il sistema capitalistico moderno mettendo in mostra la perdita del valore dell’individuo e la lotta tra poveri a cui vengono costretti i lavoratori.

Il protagonista è Yoo Man-su (interpretato da Lee Byung-hun, l’algido Frontman di Squid Game), un perfetto padre di famiglia, operaio specializzato nella produzione della carta, che dopo 25 anni viene licenziato e di colpo vede crollare il piccolo lucente mondo privato che si è faticosamente costruito. Dopo aver infilato un colloquio fallimentare dopo l’altro per mesi, Man-su decide di avere un’unica scelta possibile: quella eliminare la concorrenza. Letteralmente.

LA CADUTA DAL PARADISO

Il cuore della narrazione di No Other Choice è proprio la riflessione sul sistema capitalista che porta alla disumanizzazione delle persone in un mercato del lavoro precario (con l’aggiunta dell’AI come ultima stoccata del sistema). Nella pellicola, questo meccanismo si riflette nella caduta del protagonista che perde in modo graduale la propria stabilità economica, per poi passare a quella psichica e infine a quella etica.

Ma il buco nero in cui cade il protagonista non è dovuto a stigma, isolamento o evidenti imposizioni da parte dell’ambiente che li circonda. Al contrario: Man-su e gli altri che, come lui, sono stati licenziati, appaiono circondati da persone che sembrano, chi più chi meno, comprenderli e supportarli. Eppure nessuno di loro riesce a reagire, perché il fallimento è dentro di loro: sono nati e cresciuti in un epoca in cui il lavoro è identità. Tolto quello si perde la cosa più importante di tutte: sé stessi.

Ma il sistema è come un dio distante e impassibile. Perciò la rabbia e la frustrazione che non possono andare verso l’alto, verso i vertici, iniziano a scorrere tra i propri pari come unica fonte di riaffermazione.

AFFEZIONARSI ALLE VITTIME

L’interpretazione di Lee Byung-hun spicca per la capacità di portare nel suo protagonista sia la goffaggine di un uomo normale che si ritrova ad affrontare un contesto molto lontano dalla normalità, sia la profondità e la complessità di ciò che sta vivendo. 

Man-su affronta il proprio percorso criminale con tutta la razionalità di cui è capace (scelta che da vita ad alcune situazioni tragicomiche memorabili, una in particolare che ha a che fare con l’intrusione in una casa, una pistola e un vinile sparato a palla), forse perché solo in questo modo può riuscire a soprassedere alle tragedie umane che sono i suoi competitors.

La pellicola, infatti, decide di non rendere le vittime dei perfetti sconosciuti, per i quali chi assiste non prova nulla, ma di farci conoscere le loro storie, le loro famiglie, le loro fragilità e debolezze. Ci fa empatizzare con loro. 

Così il gesto di Man-su risulta sia crudele che stranamente comprensibile e, allo stesso tempo, del tutto inutile. Perché alla fine the last man standing ha vinto una battaglia, ma la guerra la vinceranno sempre il profitto e gli interessi di chi è al vertice. Man-su riottiene il suo lavoro di supervisore in una cartiera… ma ora supervisiona delle macchine. Per quanto ancora avranno bisogno di lui?

LUCE E OMBRA

Sul piano visivo, No Other Choice delizia con inquadrature e colori di una perfezione surreale, dove la luce è disturbante e l’oscurità sicura e avvolgente. I colori sono vividi, i punti di vista dinamici e i registri passano in modo fluido da tragedia a comicità e viceversa.

Una piacevolezza che bilancia un ritmo incalzante ma bizzarro, non lineare, che potrebbe non essere di gradimento a tutti gli spettatori, così come l’altalenare di scene slapstick e disturbanti.

IN BREVE

No Other Choice è un’opera di denuncia, che vanta un equilibrio consapevole tra commedia nera e dramma, e una regia tecnica di alto livello che riflette sulle tensioni economiche contemporanee tramite una narrazione grottesca e provocatoria.

Un film che procede ad un passo tutto suo, accumulando tensione, tematiche, omicidi, fino a una conclusione che non distende nulla ma lascia lo spettatore, che in sala ha riso di gusto di fronte alle sgangherate iniziative criminose del protagonista, con un boccone amaro da digerire.

  • Titolo originale: Eojjeolsuga eobsda
  • Regia: Park Chan-wook
  • Interpreti: Lee Byung-hun, Son Ye-jin, Park Hee-soon, Sung-Min Lee, Cha Seung-won, Yeom Hye-ran, Yoo Yeon-Seok, Oh Dal-Su
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Durata: 139′
  • Origine: Corea del Sud, 2025

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