Un Odisseo pugile, incredibilmente “fisico” e molto vicino a Noi: così troverete Stefano Accorsi sul palco del Teatro Ambra Jovinelli, gremito fino all’ultimo posto, per NESSUNO LE AVVENTURE DI ULISSE in scena fino al 29 marzo.
Non lasciatevelo sfuggire: questo è uno spettacolo potente, diretto, robusto e roboante, in cui recitato, effetti sonori e musica restano in dialogo costante che rapisce e non molla. Uno spettacolo che si pregia di una regia sapiente, quella “circense” di Daniele Finzi Pasca che ingrandisce e valorizza il meraviglioso testo di Emanuele Aldrovandi.
Troverete un Ulisse moderno, trasfigurato con guantoni e fasce alle mani, un Accorsi in stato di grazia, pieno di sfumature soprattutto vocali, che racconta alla sua Penelope, Francesca Del Duca e a tutti noi, le disavventure vissute dalla caduta di Troia in poi, come se raccontasse un viaggio dove “tutto è stato un disastro”.
Un viaggio che ricorda quello che compie ogni giorno l’uomo moderno alle prese coi tanti Match contro la Vita in cui spesso e non volentieri, si finisce al tappeto.
Contenuti
NESSUNO – LE AVVENTURE DI ULISSE: una scenografia imponente di Finzi Pasca
Senza la pretesa di fare troppo spoiler, vi sveliamo soltanto che tutto lo spettacolo ruota attorno ad una scenografia imponente ma non ingombrante: una struttura metallica a due piani su supporto girevole curata da Luigi Ferrigno.
Il regista Finzi Pasca la userà come cornice concettuale multiforme: è la gabbia delle ossessioni nella quale Ulisse è intrappolato, una gabbia in cui corre su un tapis roulant che indica il cammino, la via, lo sforzo; una gabbia che si trasforma in palestra, o quadro svedese in cui Accorsi si arrampica, si solleva, si flette, luogo di allenamento dell’anima.
Diventerà poi, per similitudine facile, il Cavallo di Troia, dove Ulisse racconta le reazioni di Achei e Troiani (che parlano un bolognese stretto). Poi diventa il ponte di una nave, la parete della Reggia di Eolo, l’interno della grotta di Poseidone, il palazzo di Itaca. Ci colpisce il grande Gong al centro della costruzione, a volte illuminato, che quasi segna ogni Quadro, ogni Match della Storia omerica in cui Ulisse, sì Lui, solo Lui deve rialzarsi.
Ci colpisce ancor di più l’uso di un telo di scena catarifrangente, arrotolato in alto sulla struttura e poi sciolto dall’attore. Il gioco di luci e sonoro ci proiettano direttamente in mare aperto, sulla barca di Ulisse e poi alla ventosa reggia di Eolo.
La rotazione completa della struttura ci permette anche di vedere l’evoluzione delle scene a due in una sorta di piano-sequenza che quasi ci fanno pensare (“ma resistiamo, lo giuriamo”) a quello dell’Ultimo Bacio, tanto che quasi ci attendiamo uno schiaffo sonoro a quel faccia di bronzo di Ulisse.
Gli arriva, ma in forma di Suono, di musica, di suggestione uditiva regalataci da una Francesca Del Duca, essenziale per la piena riuscita dello spettacolo .

Francesca del Duca – suggestione sonora fondamentale
La musicista è infatti l’altro elemento centrale dello spettacolo: tra voce, percussioni, musica e varie amplificazioni e distorsioni o prolungamenti in loop station dialoga a volte come personaggio, a volte come presenza con un Accorsi logorroico, spezzandone le verità o sottolineandone le ipocrisie o sottolineandone l’intensità e creando soprattutto atmosfere evocativi di luoghi e situazioni, non riempitivo ma elemento complementare della messa in scena.
Francesca Del Duca è incisiva, intonatissima, ariosa, incredibilmente tribale nella sua esecuzione, a volte ossessiva e incisiva. Ci scuote, scuote Ulisse, riempie la scena più della struttura che gira su se stessa.
Mirabile la scelta registica di farle utilizzare varie fonti sonore (maracas, tamburelli, tamburi) che richiamano suoni familiari (la sabbia che scorre) o sostengono melodie cantate o litanie che ci rimandano a tempi antichi, anche grazie alla fisicità stessa dell’attrice, così classica fin dall’acconciatura, passando ai vestiti di scena (a cura di Giovanna Buzzi) e ai movimenti scenici felpati.
C’è poi il Testo amplificato dalla regia, un ‘adattamento che non è una rielaborazione.

NESSUNO – il testo di Aldrovandi sulle avventure di ulisse
Aldrovandi, autore brillante che seguiamo da tantissimi anni e di cui abbiamo apprezzato testi coraggiosi spesso legati alle crudeltà del mondo moderno, rilegge l’Odissea uscendo ed entrando dal Mito, lo veste di abiti moderni e di riferimenti all’attualità contemporanea, a volte quasi lo canzona e lo blasfema, per farci pensare a due cose.
Da una parte, che Ulisse è ancora fra noi, Ulisse siamo noi nella nostra tragica fragilità e ostinata ostinazione nel raggiungere il nostro obiettivo (Tornare? Riuscire? Salvarsi? Amare?).
Dall’altra, che Ulisse oggi rappresenta ancora il valore della Narrazione e delle Storie. Le storie che, ancora oggi – anzi a maggior ragione oggi – possono “plasmare la realtà” creare una realtà alternativa e distorta ma, al tempo stesso, irrinunciabile perché “L’uomo è l’unico animale che sa raccontare storie” .
E proprio di quelle vive, proprio per quelle vive. Qui Ulisse non è l’eroe omerico e nemmeno il dantesco nel girone dei “consiglieri fraudolenti”. Qui Omero è un insaziabile affabulatore. E storia sia allora, perché la Storia sostiene Ulisse nella sua corsa verso Penelope, lo rialza dai drammi di un Ciclope assassino, permette l’inganno di Eolo, salva dalle grinfie della Circe.
Ulisse qui, ama il rumore della sua voce al punto che la regia sfrutta abilmente la presenza di numerosi microfoni che diversificano la voce, la distorcano o la rendono eco, permettendo di goderne in tutti i modi.
E sicuramente al centro di tutto c’è lui, Accorsi.

Accorsi, un Ulisse alle prese con le avventure dell’uomo contemporaneo
Accorsi ci presenta un Ulisse molto in forma, non solo “fisica” ma anche attoriale: la sua interpretazione è meno televisiva, a tratti sporca, naturale, autoironica. La fisicità cresciuta nella muscolatura dell’attore è qui furbescamente sfruttata a favore del personaggio, eroe classico ma non classico nel vestiario fino all’ultimo atto, quando indossa quelle armature che esaltano la muscolatura stessa proprio nel momento in cui abbiamo capito che Ulisse non è più quell’uomo forte che stava sul ring, pronto ad affrontare la guerra di Troia, la guerra con la Vita.
Nel corso dello spettacolo il suo Ulisse ha infatti smarrito la boria di eroe forte e determinato dei primi atti, ha trascorso anni difficili nei quali è stato messo in dubbio dai suoi compagni, li ha persi tutti, del resto “sono rimasto solo io” dice, a significare la riduzione delle certezze, dei punti di riferimento di ogni Uomo col passare degli anni.
Accorsi-Ulisse è solo fragile, piegato dalle sue Avventure. Non vuole parlare di Calipso perché Ella rappresenta l’adagio, l’abbandono, l’assenza di storia, di movimento, Ulisse ci ricorda chi saremo nel futuro, quando smetteremo la nostra lotta.
Ulisse torna da Penelope ed è un uomo innamorato, che ha voglia di una piadina e di una corsa in moto, di recuperare quello che davvero conta: stanco di combattere, lascia le armi per viversi nella sua fragilità di uomo.
Accorsi modula voce, espressioni, si diverte sulla scena. E’ evidente nella postura dell’attore, nell’apertura delle braccia, nella mimica facciale.
Il testo diverte l’attore nelle storture autoironiche, nella quasi estasi parodica della tragedia. Accorsi accompagna il suo Ulisse nei suoi cambiamenti interiori, li asseconda con tenerezza, accarezza quella parte sensibile, che non c’era all’inizio.Un Ulisse che nel finale si lascia trascinare dall’amore mentre tutt’intorno il Testo, la Scenografia, la Musica tribale ingrandisce la sua fragilità di essere umano in una sintesi perfetta che richiama un dovuto scroscio di applausi.

NESSUNO – LE AVVENTURE DI ULISSE – credits e dati artistici
Durata spettacolo: 1 ora e 20 senza intervallo
STEFANO ACCORSI
testo di Emanuele Aldrovandi
e con Francesca Del Duca
adattamento e regia Daniele Finzi Pasca
scene Luigi Ferrigno
costumi Giovanna Buzzi
Ph. Viviana Cangialosi
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