NEL BUIO DEL BOSCO @ Biblioteca Ragionieri: l’oscurità dietro la facciata

E’ andato in scena nell’ambito della rassegna estiva Un Palco in Biblioteca, presso la Biblioteca Ragionieri di Sesto Fiorentino, lo spettacolo NEL BUIO DEL BOSCO, di Neil LaBute, per la regia di Marco Bartolini (recentemente intervistato da Gufetto Firenze), con Filippo Catelani e Bettina Bracciali, prodotto da Zona Crepuscolare in collaborazione con la compagnia Pinguini Theater di Firenze. Un serrato dialogo si addentra nelle pieghe insospettabili dell’animo umano, svelando verità scomode e inconfessabili, tipiche dello stile drammaturgico di Neil LaBute, che la regia di Bartolini cala nel registro linguistico e sociale nostrano, con un risultato intenso e convincente.

NEL BUIO DEL BOSCO: scomodi segreti in famiglia

NEL BUIO DEL BOSCO: i protagonisti Filippo Catelani e Bettina Bracciali
NEL BUIO DEL BOSCO: i protagonisti Filippo Catelani e Bettina Bracciali

La scena di un trasloco in atto, scatoloni di cartone, libreria per metà svuotata, teli di plastica lasciati in un angolo; sullo sfondo teloni dipinti con i profili neri e stilizzati di una foresta, in sottofondo rumore di vento e pioggia. In questa atmosfera malinconica che evoca gli scenari suggestivi ma solitari del nord del mondo, si muovono due fratelli, affaccendati dietro alle operazioni di sgombero, impegnati nelle appuntite schermaglie di un litigio in crescendo. Lui, un falegname dalla saggezza spiccia, sospeso tra luoghi comuni e un giudicante qualunquismo conservatore, con sfumature neanche tanto venate di razzismo e misoginia, solitario, reduce da due matrimoni falliti e denunce da parte di ex compagne, non si sa bene per cosa, (violenza? Stalking?); lei, colta, radical Chic, rettrice dell’Università e professoressa di letteratura, benestante, madre e moglie insoddisfatta, custode di un passato di donna inquieta, fragile più di quanto non voglia mostrare. Il rapporto tra i due fratelli è evidentemente compromesso dalle differenza sociali e dalle reciproche rivendicazioni che lasciano intuire il vissuto travagliato di entrambi, forse un padre ingombrante di cui aleggia la memoria tra una saccente massima di vita e l’altra. Nell’apparente e amara normalità di un dissidio di famiglia, il pubblico viene, a poco a poco, lasciato scivolare dentro una serie di progressive rivelazioni che squarciano la facciata di rispettabilità borghese del luogo in cui accade l’azione scenica, portando alla luce verità inconfessabili. Nessun riscatto nel finale, nessuna soluzione, anzi il chiudersi ulteriore delle prospettive aperte nel lungo dialogo per progressivi colpi di scena, dentro un segreto inviolabile che non permette salvezza per nessuno.

NEL BUIO DEL BOSCO: Trhiller Psicologico in dialetto fiorentino

NEL BUIO DEL BOSCO: i protagonisti Filippo Catelani e Bettina Bracciali
NEL BUIO DEL BOSCO: i protagonisti Filippo Catelani e Bettina Bracciali

La drammatrugia tutta americana di Neil Labute viene vivacizzata e avvicinata al nostro vissuto dala scelta audace di Marco Bartolini di tradurre il testo in un linguaggio parlato quotidiano, con forte venatura dialettale, che permette al fiorentino contemporaneo, spesso appiattito su una comicità vernacolare farsesca e limitante, di riemergere in tutta la sua portata di lingua scura, crudele, colorita e tagliente, la lingua da cronaca nera (chi non ricorda il processo al Mostro di Firenze e gli atroci racconti in dialetto sugli omicidi compiuti nella campagna toscana?); una lingua che accompagna all’Inferno e che svela la cruda autenticità di un essere umano gretto, egoista, debole, intossicato di invidia, appesantito di amarezza e infelicità. A questo registro linguistico si aggiunge una recitazione assolutamente naturalistica, dal ritmo serrato, senza alcuna enfasi o squarcio lirico, irrispettosa di convenzioni e artifici scenici. I due attori si muovono con cruda naturalezza nello spazio, si lanciano frasi spezzate, piene delle incompiutezze del parlato reale: tutto accade nel qui ed ora, anche il loro progressivo sgretolarsi, svelarsi, mostrarsi nelle pieghe più intime e vergognose del loro animo. Il loro legame fraterno è uno di quegli amori tossici pieni di rancore e giudizio, un amore che non eleva, non guarisce, anzi affossa e invischia l’uno nella tragedia e nell’oscurità dell’altro, fino a siglare un patto nel finale che, si intuisce, blinderà il loro rapporto come un sigillo tombale, nel mutuo silenzio di fronte ad una verità inconfessabile e imperdonabile.

NEL BUIO DEL BOSCO: la brutale verità della porta accanto

NEL BUIO DEL BOSCO la scena
NEL BUIO DEL BOSCO: la casa dismessa in cui si svolge la scena

Un testo cupo e forte quello di Neil Labute, in cui ritroviamo tutti i suoi temi ricorrenti, sia nel teatro che nel cinema: le relazioni tossiche e disfunzionali, le dinamiche di potere tra i sessi e gli stereotipi di genere, il richiamo ad una religiosità cupa e giudicante, l’inaffidabilità della verità che sfugge continuamente, distorta e alterata dalla manipolazione psicologica dei personaggi, l’intimità e l’amore. Ritroviamo anche la brutale onestà di uno stile controverso che suscita malumori e reazioni nel pubblico, punge il perbenismo, provoca riflessioni scomode su se stessi. La regia di Bartolini e l’interpretazione di Filippo Catelani e Bettina Bracciali non ci permettono di avvolgere in una forma di distanza esotica le provocazioni di questa amara storia, avvicinandola senza sconti alla nostra realtà quotidiana, mostrandone la parentela con molti degli irrisolti di tutti noi. Ne emerge un maschile in crisi per la venuta meno degli standard tradizionali dell’esercizio del potere, umiliato per aver perso la sua aura eroica di fronte alle ipocrisie politically correct di un mondo materialistico e competitivo, minacciato dalla paura del fallimento e dell’oblio sociale. Ma altrettanto squallido e sconfitto ne esce il mondo femminile che, al di sotto di una patina raffinata di emancipazione culturale e sessuale, si mostra debole e dipendente dall’unica forma di potere che sa esercitare, quello della seduzione, destinata a svanire impietosamente davanti alla prima ruga che faccia sviare, con scherno, lo sguardo compiacente di un uomo. Uomini e donne sotterraneamente nemici, avvinti gli uni agli altri per reciproca dipendenza e convenienza sociali, incapaci, sembra, di instaurare un rapporto di intimità schietta che apra una possibilità di elevazione e alleggerimento. Spettacolo intenso, attuale e amaro che illumina senza remore la complessità del nostro tempo.

Visto alla Biblioteca Ragionieri (Sesto Fiorentino) il 26 giugno 2025

Nel buio del bosco

di Neil LaBute
regia Marco Bartolini
con Bettina Bracciali, Filippo Catelani
Produzione Zona Crepuscolare e Pinguini Theater

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