Nastri Teatro: dall’Accademia al lavoro indipendente, oltre il teatro off

Il 30 maggio con Miscellanea si è conclusa la rassegna Orli, un anno di lavori di compagnie indipendenti organizzata e diretta dalla compagnia teatrale Nastri, un esempio di circuito alternativo e fuori dalle logiche dell’industria teatrale contemporanea.

Abbiamo parlato con Alfredo Pellecchia e Alessandro Casiglia del progetto, dalla sua nascita alla sua evoluzione e delle sfide che deve affrontare chi vuole fare teatro indipendente.

In scena, da sinistra a destra, Alessandro Casiglia, Anna Ferri, Tommaso Pioli, Alfredo Pellecchia, Chiara Campagnolo, Alessia Mularoni

 Com’è nato il progetto Nastri teatro e il progetto di un Varietà teatrale

Pasquale Volpe (PV): la compagnia Nastri nasce a seguito dell’esperienza alla scuola di teatro Galante Garrone. Quando avete deciso di unirvi in una compagnia?

Alfredo Pellecchia (AP): non subito, circa un anno e mezzo dopo. Nel frattempo sia io che Alessandro, ma anche gli altri, abbiamo gravitato in altri gruppi. Non è una compagnia nata a tavolino, in questo ambito le cose accadono, non si possono forzare.

Avevamo l’esigenza di trovare uno spazio, ci siamo rivolti al Graf e abbiamo proposto una serata di varietà a cadenza mensile, perché così potevamo praticare la scena, che è una cosa necessaria per un attore, come per un falegname è necessario lavorare il legno dopo aver imparato le tecniche.

Alessandro Casiglia (AC): La compagnia ha cambiato spesso forma, ma credo sia inevitabile. È raro che un gruppo di otto/dieci persone sia espressivamente e artisticamente coeso, noi non lo siamo, abbiamo dei punti di convergenza; poi ci sono anche le individualità e le spinte personali, e credo che sia una cosa abbastanza comune. Creare un format è stato più facile, è comunque una sfida, ma imparagonabile a quella di creare un lavoro per uno spettacolo da zero.

AP: con l’idea del varietà teatrale ci è sembrato di aver intercettato un’esigenza che fino a quel momento non era stata ascoltata, è stato sorprendente vedere anche centoventi o centotrenta persone alle prime serate, e abbiamo cavalcato quell’entusiasmo, anche se poi ci siamo ritrovati costretti a non partecipare più come attori ma solo come organizzatori.

AC: anche perché era evidente fin da subito che questa iniziativa non ci avrebbe aiutato a sostenerci da un punto di vista economico, oltre che artisticamente autoconclusiva, per cui abbiamo dovuto smettere di partecipare per lasciarci spazio per pensare ad altri tipi di lavori; anche se di certo ci ha permesso di sperimentare. E poi non è detto che, dopo l’accademia, ci sia la possibilità di lavorare.

Chi è e cosa fa Nastri Teatro a Bologna

Nastri Teatro è un’associazione e collettivo indipendente di Bologna, attiva nello spazio della casa di quartiere GRAF San Donato. L’obiettivo principale è produrre spettacoli di teatro dal basso, creando una rete di compagnie fuori dalle logiche distributive ministeriali.

Cos’è la Rassegna Orli?

Nastri teatro organizza la rassegna indipendente Orli che ospita spettacoli di compagnie indipendenti presenti sul territorio nazionale. Oltre agli spettacoli, il collettivo gestisce laboratori e corsi di formazione teatrale per adulti e bambini. Per aggiornamenti sugli eventi o per partecipare, visita la pagina ufficiale Nastri Teatro Instagram o il sito Nastri Teatro Aics Bologna.

Un estratto dalla serata Nastri n.6

Le compagnie indipendenti ed il lavoro nel teatro contemporaneo

PV: Nonostante la formazione in accademia, è difficile lavorare in questo ambito A cosa è dovuto secondo voi? C’è un problema di mercato? Di utilità del teatro nel contemporaneo?

AC: Allo stato attuale bisognerebbe buttare giù tutto e ricostruire da zero. Viene naturale cercare di conquistare uno spazio in qualsiasi modo, perché dopo un percorso accademico è difficile entrare nel mercato come oggi è inteso. Da un lato non si lavora, dall’altro se vuoi lavorare c’è una burocrazia che taglia le gambe e toglie le possibilità: è una tenaglia soffocante per cui preferiremmo forse avere meno garanzie e più libertà, per il mondo del teatro e per il mondo in generale.

AP: Sul territorio bolognese non esisteva un format del genere dedicato al teatro, né una rassegna veramente indipendente, e a Bologna che crede di essere il centro di tutto, in realtà non c’è niente, se non il monopolio delle istituzioni, e comunque succedono solo cose randomiche, mentre il nostro lavoro di questi due anni è stato piuttosto strutturato, ha anche ospitato compagnie da altre regioni.

Lo spazio all’aperto della casa di quartiere Graf durante una serata della compagnia Nastri

Dagli spazi teatrali agli spazi per la ricerca

PV: si può dire che vi muovete in un ambito più off del teatro off! C’è anche un’operazione interessante di rivalorizzazione di spazi che non sono naturalmente predisposti alle rappresentazioni teatrali, ma si adattano alle esigenze di chi il teatro lo vuole fare, un teatro fuori dai teatri.

AP: Si, è bello quando vai in una città e c’è una rassegna di teatro indipendente in posti così, senti che c’è qualcosa che brulica, e per la tendenza che assumono le città, questo è oro.

AC: per il resto, un sistema che non funziona che causa degli inciampi, ti fa fare la pelle dura, ti sfida a realizzare le cose. Il sistema teatrale non ha mai funzionato, non si tratta di semplici impedimenti ma di aria che manca, di un cecchino che ti spara appena esci dalla porta, è il controllo fino all’ultimo capello.

Quello che noi oggi chiamiamo censura non c’è più: il discorso è rimpastato in maniera molto diversa, ma si tratta comunque di un vero controllo, e viene tradotto dai colleghi in autocontrollo e autocensura, non c’è più spazio per la ricerca, viene tutto canalizzato in delle etichette. Chi distribuisce fondi lo fa secondo logiche di mercato, allora partecipi ai bandi a tema, e questo rende una dinamica di controllo indiretta, subdola.

Una scena di Nastri, fritto misto artistico

Gli spazi del teatro indipendente

PV: secondo voi questa è una visione comune?

AP: si, non siamo gli unici ad avere una visione in questo senso indipendente, siamo orgogliosamente diventati un punto di riferimento per la “scena emergente”, abbiamo intercettato un’esigenza, e con ORLI secondo me è evidente, abbiamo accolto proposte che si svincolano da queste logiche o che comunque non potrebbero accedervi. La domanda cui cerchiamo di rispondere è: “perché questo lavoro non deve essere visto?”

AC: tra l’altro, siamo contenti del fatto che, come compagnia, comunque siamo riusciti a girare un po’ in Italia grazie al lavoro con Cesar Brie, ma quando tutto si riduce al fatto che sei attori in scena sono troppi da pagare, oppure se non si lavora su certe tematiche di moda non si accede a nessun tipo di iniziativa, allora si capisce che il sistema non può contemplare nulla al di fuori di certi canoni e di certi codici.

PV: è bello accorgersi che, anche nelle difficoltà, Nastri ha avuto un buon eco e sono nate iniziative simili in varie città, significa che è possibile in una certa misura aggirare questo tipo di problematiche.

AP: Si, ma inconsapevolmente valorizza anche il nostro territorio e il quartiere, ed è comunque una parte fondamentale del nostro lavoro.

AC: Nei nostri format abbiamo fatto confluire anche altre attività che si svolgono al quartiere Graf, come corsi e iniziative, quindi diventa anche un punto di riferimento per chi vive in quella zona.

PV: Vi ringrazio, interrompo la registrazione di questa intervista ma noi continuiamo pure, prendiamo una birra dato che mi sembra ormai passata l’ora del caffè.

Vuoi collaborare con la redazione di Gufetto-Teatro su ROMA, BOLOGNA, MILANO, NAPOLI… O NELLA TUA CITTÀ?

poltrone teatro

Gufetto cerca collaboratori!

Gufetto forma REDATTORI esperti di scrittura in ottica SEO, e CRITICI di Teatro, Arte, Libri e Musica, in erba.
La collaborazione a titolo formativo è gratuita e permette l’accesso ad un percorso di visione critica scelto dalla Redazione di Gufetto in base alle proprie capacità.

Vuoi scrivere di teatro? Vuoi metterti alla prova e dedicare il tuo tempo alla scrittura critica?
Scrivici a gufettomag@gmail.com

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Pasquale Volpe

Classe 97, studia arti musicali e spettacolo, poi cinema televisione e produzione multimediale. Autore e performer, scrive per radio, web e palco, ha pubblicato il suo primo libro nel 2026.