Si spengono i riflettori sull’ 81^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Questa edizione è stata contrassegnata dalla presenza di pellicole dall’alto valore contenutistico capaci di mostrare, ancora una volta, la vitalità della settima arte. La Giuria internazionale presieduta da Isabelle Huppert e composta da James Gray, Andrew Haigh, Agnieszka Holland, Kleber Mendonça Filho, Abderrahmane Sissako, Julia von Heinz, Zhang Ziyi e dal nostro Giuseppe Tornatore ha deliberato l’assegnazione del Leone d’Oro al film THE ROOM NEXT DOOR del regista spagnolo Pedro Almodovar e il Leone d’Argento al film VERMIGLIO della regista bolzanina Maura Delpero. Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile e maschile rispettivamente a Nicole Kidman protagonista di BABYGIRL e a Vincent Lindon in JOUER AVEC LE FEU.
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VENEZIA 81: il ritorno del realismo
La cifra poetica e stilistica di tutti i film che si sono aggiudicati un premio in questa edizione del Festival veneziano riguarda un chiaro ritorno alla descrizione critica della realtà, probabilmente dato dalla profonda crisi, prima morale e poi economica, che si sta vivendo in quell’occidente dalle apparenti certezze granitiche. Troviamo questo aspetto estremamente positivo e lo accogliamo con fiducia, soprattutto, riguardo ad una rinnovata attenzione agli aspetti legati alla narrazione del reale in tutte le sue sfaccettature più inafferrabili. Tale pratica, ossia, il porsi domande davanti ai cambiamenti, non può che essere vitale al fine di recuperare quel senso critico che negli ultimi tempi si era smarrito in solipsistici deliri esistenziali che avevano la prerogativa di non adempiere ad una delle funzioni fondamentali del cinema.
VENEZIA 81: una riflessione tra storia e realtà

A partire dai due film trionfatori, ossia, THE ROOM NEXT DOOR e VERMIGLIO, si assiste ad una messa in scena ideale che coinvolge per intero l’uomo e la sua storia, l’origine della coscienza e la sua fine. Maura Delpero, nella sua seconda opera, racconta una storia minima che si svolge in un contesto drammatico come quello della Seconda guerra mondiale. Una storia che ci parla di rapporti tra individui, di tradizioni e di quella gente dalla quale essa stessa proviene. Almodovar, invece, inizia il suo racconto alla fine di questo processo. Due amiche, interpretate da Julianne Moore e Tilda Swinton, si incontrano dopo molti anni in un momento difficile per una delle due, malata terminale che decide di allontanarsi da tutto e tutti per finire la propria vita in maniera consapevole. Tematica attuale, questa, legata alle difficoltà, in alcuni paesi di regolamentare la pratica dell’eutanasia. Entrambi, film che pongono l’attenzione su alcune criticità spesso ignorate.
MIGLIORE REGIA: cosa si fa per il successo
Il Premio per la migliore regia va al regista statunitense Brady Corbet per il film THE BRUTALIST il quale descrive come il successo, mantra assoluto del capitalismo, può annientare la personalità degli individui. Il film narra le vicende di un architetto sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, interpretato da Adrien Brody, alle prese con la progettazione di un imponente struttura architettonica finanziata da un ricco magnate. Corbet, un regista a dire il vero portatore di uno stile più europeo che hollywoodiano, è al suo terzo film ed è una presenza nota a Venezia dove vinse già un premio alla regia nella sezione Orizzonti con il film INFANZIA DI UN CAPO nel 2015 e dove partecipò in concorso con il film VOX LUX nel 2018.
VENEZIA 81: più di uno sguardo sulla politica…
La funzione di lettura critico-sociale del cinema viene esaltata in questa ottantunesima edizione della mostra veneziana. Da segnalare in questa dimensione il film francese JOUER AVEC LE FEU (THE QUIET SON) di Delphine e Muriel Coulin dove si racconta l’adesione a ideali di estrema destra da parte di un adolescente proveniente da una famiglia operaia, come anche il film franco-brasiliano dal titolo AINDA ESTOI AQUI diretto da Walter Salles e tratto dall’omonimo libro di memorie di Marcelo Rubens Paiva, dove il centro della vicenda è il colpo di stato avvenuto in Brasile nel 1971 con tanto di sparizione fisica degli avversari politici.
Degno di nota in questo senso anche il film francese LEURS ENFANTS APRES EUX di Ludovic e Zoran Boukherma, film ambientato nella Francia ai margini, tra fabbriche chiuse, disagio sociale e un malcontento pronto ad esplodere aizzato da razzismo e odio di classe, interessante analisi al pari di UNO DI QUEI GIORNI QUANDO HEMME MUORE (titolo italiano) del regista turco Murat Firatoglu. Un film della durata di 83’ che punta il proprio obiettivo sulla vita di Eyüp, uno sconfitto dalla vita, o meglio, da un certo sistema economico, costretto a raccogliere pomodori sotto il sole per due spicci. In fondo un film che mostra, secondo le parole del regista, che “siamo tutti sulla stessa barca”.
Un film storico-politico è anche il film serbo-rumeno ANUL NOU CARE NA FOST (IL NUOVO ANNO CHE NON È MAI ARRIVATO) incentrato sulla caduta del regime di Ceaucescu attraverso l’esperienza di sei individui. Da segnalare il cortometraggio WHO LOVES THE SUN della regista Arshia Shakiba vincitore del Premio Orizzonti per il miglior cortometraggio. Il corto porta lo spettatore nella realtà drammatica della Siria devastata dalla guerra civile; una storia di solidarietà che evidenzia tutte le problematiche che possono sorgere in quel contesto nel portare avanti la propria esistenza.
…e sui rapporti di genere

La lettura del reale si realizza in questo caso sulle relazioni di genere con tutto ciò che ne consegue in una dimensione molto spesso familiare. Un film del quale si è tanto parlato ma che nei fatti non ha ottenuto nessun riconoscimento, forse per scene di sesso omosessuale troppo esplicite ritenute gratuite, è il film di Luca Guadagnino QUEER tratto dall’opera omonima di W. S. Burroughs, storia di passione e sregolatezza nel Messico degli anni ’50.
L’impatto culturale nei rapporti di genere viene evidenziato in HAPPY HOLIDAYS, Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura a Scandar Copti, al pari di ciò che viene mostrato in SHADED – THE WITNESS, al quale va il Premio degli Spettatori, dove il regista iraniano Nader Saeivar narra, soprattutto attraverso le immagini, la storia di una donna che deve combattere quotidianamente per affermare la propria femminilità.
Una storia che riguarda i segni lasciati dalla violenza domestica viene narrata in FAMILIA di Francesco Costabile, il quale tratta magistralmente una tematica quantomai attuale e permette all’attore Francesco Gherghi di portare a casa il Premio Orizzonti per la migliore interpretazione maschile.
Cinema contemporaneo: ritratto di un’umanità dolente
In questo articolo abbiamo salutato con favore un ritorno del cinema al racconto delle criticità del reale, che, in questa tornata veneziana si esplicitano, attraverso le pellicole proiettate, per lo più sottoforma di controversi rapporti dell’umanità con il potere, sia esso politico, economico, religioso o patriarcale. Se è vero che alcune donne e alcuni uomini attraverso l’esercizio del potere si “realizzano”, esaltano la loro personalità, è altrettanto vero (e la cosa coinvolge qui più individui) che il potere troppo spesso diviene una barriera interposta tra l’individuo ed il pieno godimento della propria vita, un condizionamento imposto al fine di non oltrepassare limiti prescritti che vengono spacciati come avamposti utili alla sicurezza personale. Ben venga, quindi, una cinematografia che scandagliando tra le molte ombre dell’umanità consenta una riflessione sentita riguardante il percorso che questa ha intrapreso.


