Apertura in celebrazione del grande Dario Fo per il Teatro Bellini di Napoli, dove Antonio Latella porta in scena la sua versione di Morte accidentale di un anarchico, lo spettacolo che costò al suo autore decine di processi in giro per l’Italia durante la sua stessa prima tournee.
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MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO al Bellini

Il Bellini quest’anno inaugura la stagione all’insegna dell’inclusione, avviando il progetto ALL YOU CAN BE, dedicato all’accessibilità culturale per persone con disabilità sensoriali e intellettive che mira ad abbattere le barriere invisibili e a rendere finalmente fruibile lo spettacolo dal vivo a tutti.
Dunque, con un’attenzione nuova e speciale verso ipoacusici, ipovedenti e persone con disabilità intellettive, comincia la sua serie di spettacoli riprendendone uno già presentato, ovvero Morte accidentale di un anarchico, scritto da Dario Fo e Franca Rame a più riprese all’inizio degli anni ’70, nella versione che prende forma nelle mani di Antonio Latella.
Lo spettacolo si appropria del teatro fino a sconvolgerne la dinamica fisica. Il pubblico dei palchi ritrova la sua confortevole collocazione, ma chi pensava di stare in platea viene invece condotto attraverso corridoi di solito sconosciuti (e un po’ troppe scale per chi ha qualche difficoltà) fino al palco, comunque reso altrettanto confortevole dalle regolari poltrone sistemate in spalti. Verrebbe naturale chiedersi il perché di questo ribaltamento, se non fosse immediatamente chiaro dal fatto che sulle poltrone ancora in platea giace (letteralemente) il nuovo palco, con la suggestiva ed evocativa forma di una sagoma di cadavere.
Ancora a luci accese dunque, il pubblico è completamente immerso nello spettacolo che ancora deve cominciare, per effetto della sorpresa e delle domande: anche chi ha visto delle foto precedentemente, non può non essere colpito da questa scelta scenografica che trasforma praticamente il teatro in una vera e propria scena del crimine e insieme in una arena dove si osserverà l’azione.
Quando lo spettacolo comincia c’è solo Daniele Russo in scena (il nostro Rebbi, o “il Matto”), che cammina in attesa, sottolineando al suo passaggio i contorni della figura, quasi fosse un cursore, come a voler stabilire immediatamente il contesto.
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO secondo Latella
L’azione prosegue, alcuni attori spuntano dal pubblico stesso, e il ritmo incalza senza sbavature di sorta. In molti probabilmente conoscono già il testo, alcuni probabilmente conoscono la messa in scena di Dario Fo, vuoi perché hanno avuto la fortuna di assistere dal vivo, vuoi perché esiste Youtube, e non vi si trovano solo tutorial, video improbabili, pubblicità e roba trash autocelebrativa.

Dunque, come possiamo dire di sapere tutti, il Matto è affetto da un fantomatico disturbo di “istriomania” (bisogno irrefrenabile di spacciarsi per altre persone) che lo ha portato in manicomio ben 12 volte e fatto arrestare. Padroneggiando egregiamente l’arte recitativa, passa da un piano all’altro della questura di Milano, spacciandosi, nell’ordine, per un magistrato revisore delle indagini, per un capitano della polizia scientifica e per un vescovo. Riesce in questo modo a mettere in difficoltà il commissario Calabresi, il questore fascista e un loro agente, coinvolti nella vicenda della morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, fino a fare emergere tutte le incongruenze nelle loro versioni dei fatti e a smascherare le dinamiche perverse dei loro interrogatori.
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO secondo Latella

Chi lo ha visto, è certamente affezionato allo stile assolutamente originale di Fo, e in questa versione di Latella coglierà subito e apprezzerà, suppongo, le diversità.
Non c’è infatti alcuna ombra del protagonista grottesco e squillante che metteva in scena Dario Fo. Il Matto di Daniele Russo è serio e perfettamente credibile, come un ottimo attore abilmente calato nei suoi personaggi che cambiano a mano a mano che andiamo avanti. Le sue battute più esplicite si insinuano nel dialogo convulso come delle note stonate che non sei sicuro di aver sentito, e il contrasto tra la incredibile lucidità del protagonista così rappresentato (se pur Matto) e gli altri inetti, stressati, confusi e falsi personaggi è fisicamente sottolineata dai pupazzi che si portano sulla schiena.
Lo spettacolo di Fo è nato ed è vissuto intrecciato strettamente alla storia di Pinelli e allo svolgimento di quelle indagini, ma è rimasto un classico perché le sue riflessioni hanno un potere che va molto al di là di questo, e Latella dichiara appunto di voler mettere su quelle l’accento.

Allora la trama resta quella, i nomi restano quelli, ma ciò che vediamo accadere potrebbe riguardare molte altre storie, non ha una collocazione precisa né nello spazio né nel tempo. Nel gioco sottile degli incredibili sillogismi che sembrano “guidare” le indagini, il Matto dimostra esattamente come un certo modo di “fare giustizia” faccia acqua da tutte le parti. Infatti, i carnefici (della logica e della verità, anche più che dei loro sospettati) nelle sue mani diventano vittime della loro stessa filosofia, se filosofia si può chiamare l’abitudine di raccontare sempre una verità di convenienza a costo di superare il limite dell’assurdità.
In MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO tutto “precipita”
Allo scopo di Latella contribuisce la scelta di questa scenografia fatta solo di palco e luci sapienti, senza oggetti, senza colori non necessari e quasi senza colonna sonora tranne un battito inquietante che sottolinea in modo solenne alcuni passaggi. In questo modo, i momenti essenziali dello spettacolo da potenzialmente grotteschi diventano surreali, e, alimentando la suspence, invece che risate reclamano esclamazioni di sorpresa e incredulità, seppur divertita.
In questa messa in scena tutto precipita, non solo il nostro anarchico. Precipita il testo in una pronuncia rapida e incalzante che è quasi difficile da seguire. Precipitano i personaggi, che passano velocemente dalla boria alla preoccupazione, al panico. Precipita addirittura il palco, che ci sembra come schiantato sulla platea, in basso rispetto a qualsiasi spettatore. In questo modo il valore di ogni elemento ha una caratteristica simbolica prima ancora che letterale, e l’atmosfera in cui si è immersi è una cosa nuova, forse più universale, fatta salva la godibile commedia.
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO tra logica e follia

Il testo mantiene tutto il genio di chi lo ha scritto, nella sua capacità di mettere una elegantissima commedia degli equivoci al servizio del coraggio di esprimersi ma soprattutto del bisogno chiedere chiarezza. Ma in questa rappresentazione il rapporto tra la logica tradita e la follia di chi paradossalmente sembra l’unico a difenderla è stato reso centrale eliminando tutti i fronzoli, come la drammaturgia moderna spesso richiede.
Gli attori sono impeccabili, e se in qualche punto hanno avuto delle incertezze (tipiche di una prima), queste appaiono comunque nulla rispetto allo spirito di quasi improvvisazione a cui Dario Fo ci aveva abituati, cosa per cui questa versione non ha spazio.
I movimenti stessi dei personaggi sulla scena rappresentano la loro condizione confusa e precaria. Più che limitarsi a deriderli, il pubblico sente la difficoltà dei personaggi, il loro passare dallo stress all’ansia, dalla rabbia alla paura, in un percorso che li accomuna ai malcapitati oggetti dei loro interrogatori.
La mia impressione è che il “giudice” interpretato dal Matto di Russo e di Latella sia costruito non solo per prendere in giro gli altri, ma anche per enfatizzare una sorta di ideale (forse folle, ma non meno auspicabile) di ciò che una indagine dovrebbe essere, soprattutto in termini di attenzione e determinazione.

Il personaggio si evolve più nel grottesco originale nel secondo tempo, prima di diventare il capitano e poi il vescovo, in un crescendo di ridicolo che ne svelerà l’identità, per terminare però nel discorso finale sugli scandali con un tono e un’atmosfera non meno decisi ma sicuramente più drammatici di come lo ricordavo nelle rappresentazioni classiche. Lo “scandalo” stesso, protagonista della chiusura, trova una rappresentazione “fisica” molto potente.
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO: la scorrettezza politica ringiovanita da Latella
Questo testo è nato, credo, per trovare il modo di dire una verità che non si può dire se non sei matto; quindi, trova un modo creativo per ripercorrere (tra l’altro in tempo reale) le indagini su un fatto specifico, sottolineando le assurdità e le incongruenze, ma soprattutto la confusione, che non permette, e non permetterà mai più, di riuscire a venire a capo della verità oggettiva. La tesi è che alla fine si potrà rispondere al bisogno di verità soltanto con uno scandalo.

Latella ha messo in evidenza questo, la sua parte universale – anche ritoccando leggermente, mi pare, la scrittura per adattare le riflessioni finali alla realtà contemporanea – e lo spettacolo è certamente da vedere: un lavoro approfondito che tira fuori qualcosa da un’opera su cui si potrebbe pensare di aver detto tutto.
Non è uno stravolgimento, non ci sono strabilianti novità o trovate inaccessibilmente destrutturanti e criptiche. Direi che è una molto rispettosa interpretazione che, in punta di piedi, abbassa il volume in qualche punto e lo alza in qualche altro, costruendo non una nuova melodia, ma un arrangiamento più moderno, in grado di comunicare su un piano diverso. Il valore della rappresentazione è allora del tutto indipendente dall’avvenimento descritto, e arricchito di nuovi linguaggi, frutto esclusivamente di una regia raffinata e della professionalità di tutta la produzione.
D’altra parte, la tesi rimane sempre e si generalizza: (citando Dario Fo in originale) “lo scandalo è l’alka-seltzer della social-democrazia”, ma non solo di quella. Lo scandalo è la scusa per autoassolversi mentre si cede alla pigrizia di accettare le cose come stanno, senza guardare, fingendo che non ci riguardi. Per ingoiare qualsiasi cosa altrimenti indigesta.
Insomma, con o senza Pinelli, dobbiamo tutti ammetterlo, “siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta”.
Visto il 26 settembre 2025
Dal 26 settembre al 12 ottobre 2025
Teatro Bellini di Napoli
MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO
di Dario Fo e Franca Rame
regia Antonio Latella
con Daniele Russo, Caterina Carpio, Francesco Manetti, Edoardo Sorgente, Emanuele Turetta
dramaturgia Federico Bellini
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
movimenti Isacco Venturini
assistente alla regia Mariasilvia Greco
foto di scena Flavia Tartaglia
costumi realizzati presso il Laboratorio di Sartoria del PICCOLO TEATRO DI MILANO – TEATRO D’EUROPA
produzione Fondazione teatro di Napoli – Teatro Bellini
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