MEDEA ASSOLO @ Teatro Goldoni: canto a voce sola

L’edizione 2024 di Avamposti TeatroFestival, organizzato dal Teatro delle Donne, prosegue al Teatro Goldoni di Firenze, con MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE, una riduzione del dramma celeberrimo diretta da Daniela Ardini sul testo curato dalla grecista Margherita Rubino e l’interpretazione di Raffaella Azim. Un canto a voce sola per l’eroina tragica, che le permette di essere padrona incontrastata dello ‘storytelling’ della terribile vicenda che la riguarda. Gufetto torna così a scrivere di un diverso Medea Assolo, dopo quello recensito nel 2017 al Teatro Borsi di Prato.

MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE: l’importanza di un titolo

MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE, Raffaella Azim, foto di Filippo Maiani
MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE, Raffaella Azim, foto di Filippo Maiani

Certamente un titolo che sia una sintesi efficace ed immediata dello spettacolo non può considerarsi di per sé un fatto particolarmente originale. Ma in questo caso può essere interessante osservare come dal nome attribuito alla rappresentazione si possano trarre due importanti lenti attraverso cui guardare questa messa in scena dell’opera di Euripide. ASSOLO. Innanzitutto Medea è l’unica narratrice della vicenda che la riguarda e controlla attraverso il suo racconto quelli che nella tragedia sono in qualche modo i suoi diversi contraltari. DI EURIPIDE. In secondo luogo il titolo dichiara che il monologo non rivisita il testo euripideo e che la voce che ascolteremo è quella della Medea plasmata dal tragediografo. Il tempo non appare essere un fattore determinante: nella scenografia e nei costumi non vediamo alcun tentativo di attualizzazione, non c’è alcun elemento che renda evidente un’ambientazione nella contemporaneità, nè di dichiaratamente antico. Moderni calici di vetro, un trolley e delle fotografie abitano la scena insieme a un paravento, a un pugnale e a un lavatoio da camera dorato. La Medea euripidea e le sue parole, il suo storytelling, questi i protagonisti assoluti e incontrastati di MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE.

MEDEA padrona dello storytelling su sè stessa

Questa riduzione di Medea rappresenta sicuramente un’operazione che richiede una certa dose di coraggio: la tragedia di Euripide, con la sua eroina, donna dotata di un’incredibile modernità, che si ribella con forza alla società fatta di potere patriarcale e di arrivismo, e al tempo stesso maga e sacerdotessa dalla ferinità ancestrale, è un’opera alla quale è difficile aggiungere, anche togliendo e limando, qualcosa. Alla base di MEDEA ASSOLO vi è la chiara volontà – dichiarata nel comunicato stampa scritto dalla drammaturga Margherita Rubino – di concentrarsi a pieno sull’identità di Medea, su come essa stessa la vede e la vuole presentare. Questo personaggio euripideo è infatti estremamente attento al modo in cui viene percepito dall’esterno, come moglie, come madre, rispetto ai propri nemici, come donna esule e straniera. La maga della Colchide è ben cosciente del peso dello sguardo esterno e non esita a servirsene come strumento per portare a compimento il proprio piano, anche a costo di fingersi debole e remissiva per dimostrare di non esserlo affatto. È inoltre risoluta nello scegliere anche la crudeltà, pur di non subire una condizione di debolezza, alla quale, soprattutto in quanto donna, sembrerebbe essere destinata. Ma Medea, sacerdotessa proveniente da una terra lontana e dotata di ancestrali e terribili poteri, debole non è ed è disposta a divenire demone sanguinario per provarlo. Questa è la Medea di Euripide, che proprio per questo deve compiere un atto atroce come l’infanticidio, per rivendicare una posizione di forza che le appartiene per natura, rifiutando invece quella fragilità in cui la vogliono relegare.

Un occhio esterno invisibile per MEDEA ASSOLO

MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE, Raffaella Azim, foto di Filippo Maiani
MEDEA ASSOLO. DI EURIPIDE, Raffaella Azim, foto di Filippo Maiani

L’eroina tragica vive nel progettare e portare avanti il proprio piano di vendetta, un conflitto interiore ed è forte l’immagine che Ardini ci propone dell’eroina che esorta sé stessa allo specchio a non essere debole e a non cedere a ripensamenti. In questo affiora anche l’elemento critico: il solo occhio di Medea che osserva sé stessa e l’assenza dello sguardo altrui, che rimane rinchiuso in poche parole della protagonista. L’occhio esterno (di telecamere o droni che, come leggiamo nel comunicato, dovrebbe sempre aleggiare sulla protagonista) risulta indebolito.
Medea condivide con le donne di Corinto la penosa condizione femminile, vive il dramma della donna abbandonata dal marito Giasone, rimasta del tutto priva di alleati in una terra straniera, dalla quale il sovrano Creonte la vuole cacciare, ma il suo essere da sola sulla scena sembra smussare il conflitto e la sorpresa di fronte alla prorompente vitalità di questa donna, con tutta la sua carica ferina e spaventosa. È vero che la rassegnazione è un tratto che non appartiene a Medea neppure nella sua disperazione iniziale e l’unica incertezza riguarda le modalità con cui la maga smentirà quello che sembra per lei un destino inevitabile, ma lo scontro è strumento molto efficace per delineare i contorni del personaggio. Il sentore del totale controllo di Medea sulla situazione in atto è testimoniato dalla presenza fin da subito in scena di quasi tutto ciò che sarà utile per attuare il suo piano – la valigia già pronta per una partenza verso la città del re Egeo, Atene, e da cui estrarrà il veleno mortale, la bacinella in cui intingerà in esso la veste e la corona per la figlia di Creonte. La protagonista riassorbe in sé anche tutti gli altri personaggi del dramma, ridotti quasi a sue stesse creazioni: i suoi interlocutori le si presentano in forma di oggetti che la donna maneggia e controlla senza sforzo. L’unica realtà che rimane sulla scena è quella plasmata da Medea. Contribuiscono in questo senso anche i vari elementi che, fin dall’inizio con gli effetti sonori, poi con le illuminazioni sanguigne e la presenza di un totem illuminato di rosso, rendono forse troppo fisica e non aleggiante la presenza del demone della vendetta.

MEDEA ASSOLO: una riflessione

MEDEA ASSOLO è un lavoro che dimostra una comprensione e un assorbimento profondo della natura del personaggio creato da Euripide, pur non trovando le modalità più efficaci per farla emergere. L’assenza di un vero e proprio conflitto rischia infatti di far apparire come destino quella che è una tanto straordinaria quanto spaventosa prova di autodeterminazione. L’interpretazione di Raffaella Azim è convincente, ma non basta a conferire alla messa in scena il potere conturbante che caratterizza la tragedia di Euripide. Non a questo in effetti sembra tendere la regia di Daniela Ardini, come fosse un sacrificio necessario a rendere Medea la sola padrona della propria storia. Ad ogni modo assistere ad una rappresentazione che pure rinuncia alla forza del pathos per portare avanti una più mirata riflessione su un testo di estremo valore è senz’altro un ottimo modo di spendere il proprio tempo.

Visto il 22 novembre 2024 al Teatro Goldoni di Firenze

MEDEA ASSOLO. di euripide

di Euripide
riduzione di Margherita Rubino
musiche elaborate da Stefano Gualtieri
visual ed effetti sonori di Luca Nasciuti
scenografie di Giorgio Panni e Giacomo Rigalza
regia Daniela Ardini
con Raffaella Azim

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Serena Chiaramonte

Biografia di Serena