Sul palcoscenico del Teatro della Pergola di Firenze va in scena la centesima replica di MATTEOTTI – ANATOMIA DI UN FASCISMO (recensito su Gufetto anche al Politeama Pratese). Ottavia Piccolo, accompagnata dalla musica dei Solisti dell’Orchestra multietnica di Arezzo interpreta in modo polifonico il densissimo testo di Stefano Massini, che propone, a margine della storia dell’omicidio Matteotti, una riflessione sui caratteri e sulla nascita del fascismo, inteso come fenomeno storico ma anche come categoria che persiste nel tempo e nello spazio. Il teatro assume dunque la propria originaria funzione civile e politica, come momento di riflessione collettiva sul passato per comprendere il presente e come spazio di libera espressione. Massini torna a riflettere sul presente mettendolo in dialogo col passato, come in Mein kampf e Bunker Kiev.
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Mettere in scena l’ANATOMIA DI UN FASCISMO

Il 10 giugno 1924 alle 16.30 Giacomo Matteotti viene rapito da una squadra fascista sul lungotevere Arnaldo da Brescia, probabilmente subito ucciso e sepolto lungo la via Flaminia, in località Quartarella, dove sarà ritrovato due mesi dopo, il 16 agosto. Il suo omicidio rappresenta un punto di svolta nella costruzione del regime fascista: il 3 gennaio 1925 davanti alla Camera, Mussolini si assume la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Nel giro di due anni vengono approvate le leggi fascistissime e si assiste alla fascistizzazione dello Stato.
Si tratta dunque di un momento chiave nella costruzione di quella che Stefano Massini definisce l’ANATOMIA DI UN FASCISMO: la chiave di volta di un processo iniziato molto prima, che viene narrato attraverso le voci dei suoi protagonisti, Giacomo Matteotti e la moglie Velia Titta, e di un anonimo narratore che ricostruisce le vicende nei loro aspetti quotidiani e storici ma anche in una prospettiva di riflessione più ampia.
Lo spettacolo ripercorre dunque l’ascesa e l’affermazione del Fascismo, che Matteotti riconobbe fin da subito nella sua natura eversiva, violenta, antidemocratica nella cecità generale: il pericolo più grande, la malattia che fa morire un uomo è quella che non senti crescere.
Mettere in scena il rapimento e la biografia di MATTEOTTI

Il rapimento di Matteotti apre e chiude circolarmente lo spettacolo, costituendone il fuoco ideale. Attraverso l’alternarsi di diversi momenti cronologici vengono messe in scena vicende che prendono le mosse dal biennio rosso nel Polesine, dove Tempesta, soprannome di Matteotti, si scontra con i proprietari terrieri come il Mantovani, quelli che possiedono quattro o cinque cappotti da indossare la domenica per la Messa, e fronteggia il Contessino, Italo Balbo, uno dei fascisti della prima ora, che avrá di lì a breve un ruolo fondamentale nella costruzione del regime. Con una serie di salti temporali, si narrano la marcia su Roma, le elezioni del ‘24 ed il discorso di Matteotti sui brogli e sul clima di intimidazione che le accompagna, per arrivare poi, dopo il rapimento, all’incontro della moglie Velia con Mussolini qualche giorno dopo il rapimento.
Attraverso questi episodi, vengono ricostruiti il clima dell’epoca e la personalità dei protagonisti con grande precisione cronologica e documentaria, attraverso l’utilizzo di fonti di cui si citano fedelmente le parole. E laddove non é possibile, Massini usa la capacità immaginativa del teatro per colmare le lacune di ciò che la Storia ha trasmesso, con un’operazione che ricorda il manzoniano intreccio tra Storia e Invenzione ne I promessi sposi.
La statura eroica di Giacomo Matteotti e Velia Titta
Matteotti emerge in tutta la sua statura onesta ed eroica, come uomo che decide di non girarsi dall’altra parte e di affrontare dapprima i padroni nelle lotte socialiste durante il biennio rosso, per poi decidere di denunciare apertamente il partito fascista dopo le elezioni, pur consapevole delle conseguenze del proprio impegno. Di’ un po’, Balbo: finirete per ammazzare pure me?
Altrettanto piena di dignità e coraggio appare la moglie, Velia, che chiede un incontro a Mussolini pochi giorni dopo la scomparsa del marito, il 14 giugno, e con coraggio affronta la freddezza e la falsità dell’allora capo del governo, che le appare come un uomo gonfio come dentro ci avessero soffiato aria. Massini ricostruisce quel momento restituendo la forza e la lucidità di questa donna, apparentemente fragile ma in realtà straordinaria.
E dopo il ritrovamento del corpo di Matteotti, Velia rimane fedele a se stessa, rifiutando qualunque ingerenza fascista nella celebrazione del funerale: Chiedo che nessuna rappresentanza della milizia fascista sia di scorta al treno, nessun milite fascista di qualunque grado o carica, comparisca, nemmeno sotto forma di funzionario in servizio.
Ottavia Piccolo interpreta MATTEOTTI – ANATOMIA DI UN FASCISMO

Sul palco la vicenda è interamente interpretata da Ottavia Piccolo, che da anni collabora con Massini in un sodalizio fortemente voluto e legato al desiderio di un teatro autonomo e impegnato (come in Donna non rieducabile). L’attrice dà voce e corpo a tutti i personaggi e al narratore della vicenda, adattandosi alle diverse coloriture del testo, dalla narrazione piana a quella più drammatica, dalle parole dolenti di Velia a quelle dure e coraggiose di Matteotti. La sua energia è tale da aver bisogno di pochissimo altro per costruire lo spettacolo.
In una scena essenziale, la sua piccola e agile figura si staglia sullo sfondo di un grande schermo su cui sono proiettati i suggestivi effetti video realizzati da Raffaella Rivi, che ricostruiscono in modo evocativo i diversi paesaggi in cui la storia si svolge: tra Roma, i suoi palazzi e le sue piazze, e i campi del Polesine. A tali immagini si alternano parole che campeggiano sullo schermo e scandiscono i diversi momenti dello spettacolo, facendo da contrappunto a quelle recitate dalla Piccolo e potenziandone l’effetto.
E le parole si fondono in modo naturale alla colonna sonora composta da Enrico Fink e suonata dal vivo dai Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, che da anni collabora con Stefano Massini e ha realizzato un repertorio che fonde suggestioni provenienti da diverse culture musicali del mondo: la musica sottolinea la cifra emotiva dei momenti dello spettacolo, contribuendo a popolare il palcoscenico delle camicie nere, della gente del Polesine, dei passanti sul lungotevere a Roma.
Lo spettacolo assume la forma di un’esperienza sinestetica che fonde immagini, parole e note. La regia di Sandra Mangini riunisce queste suggestioni e le governa con rigore, ponendo al centro la recitazione espressiva mai sopra le righe della Piccolo, che percorre con naturalezza le diverse configurazioni delle pedane sul palcoscenico come vero e proprio saltimbanco della scena.
Ricostruire l’ANATOMIA DI UN FASCISMO: la funzione civile del teatro

Il teatro è un luogo di discussione e di libertà, dove si possono dire delle cose e condividere idee, sostiene Ottavia Piccolo in un’’intervista e queste parole rappresentano il cuore di questo spettacolo: il teatro recupera la propria originaria funzione civile e diviene vero e proprio momento politico, inteso come occasione di riflessione sul mondo e sulla storia e luogo di espressione democratica. La ricostruzione del clima che ha portato all’omicidio Matteotti rappresenta dunque una occasione di riflessione collettiva.
Non a caso proprio nel momento in cui sul palcoscenico si sviluppa il discorso più generale sulla natura del Fascismo le luci si accendono a illuminare la sala: il pubblico viene chiamato in causa direttamente, in modo tale da stimolare la consapevolezza della persistenza del fenomeno del Fascismo nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove (non a caso il titolo parla di un fascismo), secondo un’idea che appartiene alla storiografia fin dagli anni immediatamente successivi alla fine della guerra. È necessario dunque non ridurlo unicamente a fenomeno storicamente connotato e collocato nel passato, ma intenderlo come categoria ricorrente della storia contemporanea, pericolo sempre in agguato, mostro che si nutre di paura, chenasce dal disordine, dal caos. Per questo è necessario essere vigili, cogliere i segnali, non lasciare correre.
Le parole rassicuranti che chiudono lo spettacolo, quelle di chi invita a non guardare, a non parlare, a non intervenire, sembrano sottolineare il pericolo insito nelle distrazioni che il potere mette in atto ancora oggi per nascondere la propria natura violenta e oscura: andate a giocare che va tutto bene.
Visto il 16 aprile 2026 al Teatro della Pergola di Firenze
MATTEOTTI – ANATOMIA DI UN FASCISMO: crediti
uno spettacolo di Stefano Massini
con Ottavia Piccolo
e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, Massimiliano Dragoni (hammer dulcimer, percussioni), Luca Roccia Baldini (basso), Massimo Ferri (chitarra), Gianni Micheli (clarinetto basso), Mariel Tahiraj (violino),mEnrico Fink (flauto, ewi)
regia Sandra Mangini
video Raffaella Rivi
musiche Enrico Fink
scena Federico Pian
luci Paolo Pollo Rodighiero
costumi Lauretta Salvagnin
produzione Argot Produzioni / Officine della Cultura, Fondazione Sipario Toscana onlus – La Città del Teatro in collaborazione con Infinito Produzioni


