Materia Prima Festival 2025 @ Teatro Cantiere Florida: tradizione, innovazione e provocazione

Materia Prima Festival 2025 a cura di Murmuris si conferma uno degli appuntamenti più interessanti del panorama teatrale contemporaneo, un crocevia di sperimentazione, tradizione e riflessione sociale. Quest’anno, gli spettacoli di artisti e artiste “liberi e coraggiosi” hanno offerto uno spaccato variegato di linguaggi e visioni, mettendo in luce come il teatro possa essere un potente strumento di critica e di rinnovamento. In questo ultimo reportage il focus è sul debutto di SBUCCI ALL’ISOLOTTO de Gli Omini e IL MACELLO del duo under 35 Mattioli/Donzelli, e la chiusura affidata all’ultima produzione di Zaches Teatro, un potente e immaginifico ARLECCHINO.

Materia Prima Festival 2025: un viaggio tra cadute e rinascite

Conclusione del progetto NOI/TEENAGERS A TEATRO, foto di Leonardo Bocci, tratta dalla pagina Facebook di Murmuris

Materia Prima 2025 si è appena concluso lasciando il pubblico con un senso di riflessione profonda e un’eco di emozioni contrastanti. Il tema centrale caduta libera è stato fil rouge degli spettacoli, portando in scena storie di fragilità, perdita, ma anche di rinascita. Un tema forte e complesso, che ha permesso agli spettatori di esplorare le molteplici sfaccettature di una dimensione tanto naturale quanto simbolica: cadere, fallire, andare in pezzi e ritrovarsi. Dunque non solo la caduta come perdita di sé, del proprio equilibrio fisico, psicologico e sociale (Bidibodibiboo, Il Macello), ma anche quello emotivo, relazionale (Affogo, Di cosa parliamo se parliamo d’amore); l’inciampo della vita, la perdita e ritrovamento di sé (Nikita, Teatro), infine l’immaginifico mondo della finzione teatrale (Arlecchino) o dei bambini (Sbucci). Con linguaggi profondamente diversi le pièce hanno spaziato tra il corpo, la memoria e l’immaginario collettivo, creando un mosaico di narrazioni che ha coinvolto e provocato il pubblico sempre più numeroso, eterogeneo, e soprattutto giovane, grazie alle tante collaborazioni di Murmuris con le scuole del territorio grazie al progetto NOI finanziato dalla Fondazione CR Firenze.

La fragilità non è fallimento: non solo teatro a Materia Prima Festival 2025

MATERIA PRIMA FESTIVAL, Chiedimi se sono infelice, talk
MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, Chiedimi se sono infelice, locandina del talk

La forza del tema di questa edizione di Materia Prima Festival risiede nella capacità di ribaltare il paradigma di una presunta debolezza in un’occasione di confronto e di crescita. La caduta, intesa come momento di crisi ma anche di rinascita, si rivela un tema universale e senza tempo, in grado di parlare a tutti noi, invitandoci a riflettere sulla nostra fragilità e sul nostro potere personale. Del resto accettare il fallimento è indispensabile, perché non c’è vita senza rischio di cadere e non c’è caduta che, alla fine, non colpisca il suolo: un punto di partenza, e non un luogo dell’animo umano da evitare. Oltre alle performance infatti Materia Prima Festival è anche teatro sociale in carcere con la Compagnia di Sollicciano e talk interattivo tra studenti e insegnanti con la serata sul tema della fragilità condotta da Ludovico Arte (preside del Marco Polo di Firenze) “Chiedimi se sono infelice”. Con il progetto NOI/Teenagers a teatro (ormai da sette anni parte del festival) gli studenti coinvolti, alle domande suscitate dalla scena, hanno aggiunto gli stimoli offerti dagli artisti invitati da Murmuris per gli incontri prima degli spettacoli: a partire dai temi portati in scena i ragazzi hanno discusso di lavoro, scuola, intelligenza artificiale, maschere e molto altro. Di questa esperienza resta loro anche un aspetto meno visibile ma fondamentale: aver fatto parte di una comunità culturale che si incontra nel momento presente, senza il vetro di uno schermo a frapporsi tra le persone.

SBUCCI ALL’ISOLOTTO a Materia Prima Festival 2025

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, SBUCCI,
MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, SBUCCI, Francesco Rotelli e Luca Zacchini

Il matinée al Teatro Cantiere Florida di SBUCCI ALL’ISOLOTTO de Gli Omini, ha visto la platea gremita dei bambini della scuola primaria La Montagnola (nel quartiere fiorentino Isolotto), gli stessi protagonisti dello spettacolo: il testo è infatti il frutto di oltre trecento conversazioni e racconti emersi nei laboratori condotti da Francesco Rotelli, Luca e Giulia Zacchini. Gli autori le hanno definite indagini anarco-antropologiche per la prima volta rivolte ai bambini, mossi dalla voglia di ascoltare coloro che parlano con più schiettezza e meno condizionamenti. Non è un metodo drammaturgico nuovo per Gli Omini (di cui abbiamo recensito La Coppa del Santo e durante il covid Posto di Sblocco): il loro spettacolo più iconico è proprio TAPPA, memoria del tempo presente, ovvero la vita di una comunità osservata e tradotta in teatro. Stavolta protagonista è l’infanzia, di cui sorprende la capacità di affrontare tutti gli argomenti senza nessun filtro. SBUCCI parte dalle contusioni più classiche – ginocchia, gomiti, mento – per arrivare a ferite più profonde che lasciano un segno indelebile come una cicatrice. I piccoli parlano di fantasia, di sogni, di morte, di guerra ma anche dei loro problemi, della rabbia, delle paure, della loro personale visione sul bizzarro mondo degli adulti. Lo spettacolo è un collage delle testimonianze raccolte: pensieri, domande, sfoghi, emozioni e turbamenti che i bambini hanno regalato a questi tre ‘grandi’ che erano proprio interessati ad ascoltarli.

Il mondo dei bambini secondo Gli Omini

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, SBUCCI, la scenografia

In scena con Francesco Rotelli e Luca Zacchini, una grande scatola parlante, ovvero l’urna che ha raccolto le testimonianze dei bambini, che diventa Bobby e i bobbini, un cervellone elettronico di cartone come quelli dei vecchi film di fantascienza, come Spazio 1999 o il supercomputer di bordo della nave spaziale di 2001: Odissea nello spazio. L’obiettivo è capire come sono fatti (o non sono fatti) i piccoli umani, missione impossibile per l’extraterrestre – che tenta di descriverli fisicamente secondo i propri parametri: sono squadrati o stondati? Insomma come sono?! Del resto il potente cervello adulto non può capire la natura dell’infanzia senza contattarne la magia e la fragilità allo stesso tempo, senza mettersi in ginocchio per guardare i bambini negli occhi. Rotelli e Zacchini diventano i piccoli che hanno incontrato, senza mai cadere nello stereotipo o nella parodia, per confutare l’idea preconcetta che abbiamo dei bambini, angelica o demoniaca. Crediamo alle loro parole, partecipiamo dei loro racconti, e sentiamo la rabbia, le lacrime, le ferite, tutti quegli SBUCCI che si rimarginano piano piano. Sorridiamo alle trovate autentiche dei bambini: la liberazione della donna è le donne ‘ponno’ fare tutto e poi ancora il Papa donna è la Mama; la definizione di genitori è geni quando li aiutano a fare i compiti, ma anche tori perché si deve fare sempre come dicono loro.

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, SBUCCI Teaser

In più di un momento gli alunni della Montagnola si sono riconosciuti nelle frasi degli attori e si sono esaltati a vedersi portare in scena. Uno spettacolo che è un esperimento sociale estremamente interessante, un lavoro di ricerca con bambini, che ha portato alla creazione di una drammaturgia originale, che presenta spunti di riflessione, anche e soprattutto per gli adulti: il fascino di una vita in divenire, che ha in sé tutta la purezza e l’innocenza, ma anche la saggezza insita nella propria fragilità. Forse è vero, come sostengono Gli Omini nella canzone finale, che non vorremmo crescere mai.

IL MACELLO: prima nazionale al Materia Prima Festival

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, IL MACELLO
MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, IL MACELLO, in scena Stefano Donzelli

IL MACELLO di Federico Mattioli e Stefano Donzelli debutta allo Spazio Goldoni ex cinema dell’Oltrarno, un lavoro che è un atto di denuncia sociale. Il monologo di un operaio di un macello nell’Emilia anni sessanta, che nasce dalla storia familiare del drammaturgo Federico Mattioli, è il frutto di un anno di ricerca sul rapporto tra uomo e animale e su come è cambiato dall’Italia contadina fino alla nostra società industriale, indagando le contraddizioni di un sistema che consuma e distrugge. Il protagonista, Nani, lavora in tripperia, il girone più profondo della catena produttiva della carne, ma sogna di progredire nella carriera fino ad avere una propria macelleria. Nani racconta attraverso un dialogo immaginario con il padrone, il rapporto con il lavoro, che ci rende schiavi del capitalismo industriale, talmente interiorizzato da non averne neanche più coscienza. Evidenzia nella ascesa sociale il prodotto di un sistema che non guarda in faccia nessuno, dove la cruenta realtà del lavoro nei macelli, un’attività spesso censurata, diventa paradigma della violenza dell’uomo sull’uomo, del padrone sul sottoposto, mettendoci tutti di fronte al nostro essere carne da macello.

IL MACELLO: la scena e la regia

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, IL MACELLO
MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, IL MACELLO

La scena site specific, è allestita in modo simbolico da pesanti drappi bianchi fatti penzolare dal ballatoio della galleria dello Spazio Goldoni e inondati di acqua, che ricordano i grossi pezzi di carne appesi ai ganci di un vero e proprio macello. Nani è interpretato con energia e audacia dal performer Stefano Donzelli, grazie ad un ritmo serrato di movimenti scenici che sottolineano tutta la fatica di un lavoro profondamente fisico. Il linguaggio diretto e senza fronzoli in dialetto emiliano conferisce al monologo un’autenticità cruda e tinge la scena di un bianco e nero d’epoca. La forza visiva, l’atmosfera tesa e claustrofobica data dalla scenografia, minimalista ma efficace, il racconto incalzante delle vicende del giovane lavoratore, gli spazi di silenzio che amplificano il senso d’inquietudine, permettono a IL MACELLO di coinvolgere lo spettatore portandolo a riflettere sulle ingiustizie e sulle responsabilità di un sistema economico che utilizza non solo gli animali, ma anche gli esseri umani in una rigida gerarchia sociale. Il duo Mattioli/Donzelli non rappresenta la violenza in scena, il sangue è sostituito dall’acqua, la carne dalle pezze grezze, ma la lascia intuire, la condensa nelle parole di rabbia di Nani, nel bisogno spasmodico di successo, nella competizione e nel conflitto, nel macello: metafora di un mondo in cui tutto è sacrificabile. Insieme allo spettacolo di Francesco Alberici, apertura di MATERIA PRIMA FESTIVAL e BOXEUR in occasione del Teatro Working Class, questo progetto, forse ancora in fase di elaborazione, indaga le radici del problema nel rapporto identificativo e totalizzante dell’uomo con il lavoro: “il lavoro ti toglie i pensieri, il lavoro ti dà la pace”.

ARLECCHINO chiude alla grande Materia Prima Festival 2025

MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, ARLECCHINO
MATERIA PRIMA FESTIVAL 2025, ARLECCHINO, foto di Masiar Pasquali

È l’ultima produzione di Zaches Teatro ARLECCHINO a chiudere al Teatro Cantiere Florida il Materia Prima Festival: un omaggio complesso e affascinante della compagnia alla tradizione della commedia dell’arte e al teatro come luogo onirico, ma anche una rilettura contemporanea attraverso un personaggio simbolo della maschera italiana e napoletana, col quale dialogare per una rinascita dell’Arte. ARLECCHINO sia per la scenografia di Francesco Givone, grande fiore all’occhiello di Zaches compagnia di teatro di maschera e di figura, sia per la regia e drammaturgia originale di Luana Gramegna, è il più affascinante ed esteticamente suggestivo spettacolo dell’intero festival. Una riflessione sull’arte, sulla sua fine e la sua potenziale rigenerazione, con un significato ampio e universale, densa di un tripudio di citazioni teatrali e non solo: Finale di Partita di Samuel Beckett, Macbeth di Shakespeare, Amleto nel monologo di Carmelo Bene, tutta la tradizione napoletana da Totò a Eduardo De Filippo, fino a citazioni più pop come la famosa Annunciazione di Massimo Troisi e Lello Arena e Il Fantasma dell’Opera. Tutto il teatro, ormai abitato solo dal Signor Morte, fa sfoggio di sé a partire dalla scena che replica in ogni dettaglio la platea che ha di fronte, con tanto di poltrone, palchi, drappi rossi cadenti; e fino ai personaggi: i tre topini attori inetti e falliti, coi nomi delle maschere Brighella, Scapino e Tartaglia; e i tre Pulcinella , con i costumi tradizionali degni dei dipinti veneziani del Seicento, con tutte le caratteristiche più tipiche della maschera che scherza e si burla di sé e del pubblico; infine Arlecchino, il Re atteso e immaginato, il Salvatore grande assente, anelito ricercato e mai appagato, che compare in forma di fantoccio. La Morte aspetta tutti sul palco della vita, con la sua poetica e materna ansia da dissoluzione, che ingoia un mondo che sta crollando. Chi sia e cosa rappresenti questo mondo decadente possiamo ingigantirlo fino all’intera umanità, con il potere generativo del teatro, come le navi nel prologo di Enrico V di Shakespeare, per lasciare spazio ad un mondo rinnovato, capace di accogliere e di integrare, di respirare insieme, di trovare la via della rinascita anche nella catastrofe, con l’epigrafe pulcinellesca: ubi fracassorium, ibi fuggitorium.

MATREIA PRIMA FESTIVAL 2025, ARLECCHINO, Teaser

SBUCCI ALL’ISOLOTTO

ideato e prodotto da Gli Omini
con il sostegno di Fondazione Teatro Metastasio
drammaturgia Giulia Zacchini
con Francesco Rotelli e Luca Zacchini

IL MACELLO

regia: Mattioli / Donzelli
drammaturgia: Federico Mattioli
performer: Stefano Donzelli
produzione Pallaksch
Menzione Speciale Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2024; Menzione Speciale Giuria Giovani Teatri Riflessi 9

ARLECCHINO

ideazione e progettazione Luana Gramegna e Francesco Givone
interpreti e co-creazione Gianluca Gabriele, Amalia Ruocco, Enrica Zampetti
regia e drammaturgia Luana Gramegna
scene, costumi, maschere, pupazzi e disegno luci Francesco Givone
musiche originali e sound design Dylan Lorimer
co-produzione Zaches Teatro e Teatro Metastasio di Prato
con il contributo di Teatro Fonderia Leopolda di Follonica
con il sostegno di MiC, Regione Toscana, Fondazione CR Firenze

Gli altri reportage di Gufetto dal festival:

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Alice Capozza

Redattrice per Gufetto Firenze e fondatrice del collettivo di redazione. Appassionata di teatro, attrice e regista, formatrice di critica teatrale. Scrive su Gufetto dal 2017