L’ARTE AL DI SOPRA DI OGNI SOSPETTO – Intervista a Mark Kostabi

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Arte

Chi è Mark Kostabi e cosa c’è dietro la sua ultima esposizione antologica “From Pop to Eternity” realizzata da Municipio IX Roma EUR con il supporto di Roma Capitale e Zétema Progetto Cultura?

Parte da qui la nostra Indagine sull’Arte al di sopra di ogni sospetto, una rubrica che indaga sui segreti dietro ogni concezione artistica.

1° indizio
Chi è Mark Kostabi?

Mark Kostabi a destra con I.Paccini e B.Colella

Mark Kostabi è un pittore, compositore e artista contemporaneo di fama internazionale, nato a Los Angeles da genitori estoni nel 1960. E’ uno degli artisti più innovativi e rappresentativi della Pop Art, pittore, scrittore, compositore, pianista e produttore, noto per i suoi dipinti con figure senza volto che esplorano temi come l’alienazione nella società moderna. Ha cavalcato la scena artistica dell’East Village negli anni ’80.

Figura poliedrica, capace di superare i confini tradizionali dell’arte visiva, abbracciando anche la musica, la produzione televisiva e la riflessione critica sull’arte contemporanea, Mark Kostabi si è affermato negli anni per una lunga e continua ricerca artistica, testimoniata negli oltre 40 anni di attività da oltre 160 mostre personali in tutto il mondo.

Kostabi ha anche una carriera musicale, ha disegnato copertine di album e accessori di design e dal 1988 gestisce la sua galleria-studio, Kostabi World, dove lavora con un team di assistenti.


nella casa di Mark Kostabi

Ilaria Paccini (di seguito, IP) – Incredibile…Sono in casa di Mark Kostabi (MK), l’artista americano esponente di prim’ordine della Pop Art, insieme a Bruno Colella (BC), il regista di “My Italy”, film con tanto di cameo di Achille Bonito Oliva, che vede Mark recitare insieme a Thorsten Kirchhoff, Krzysztof Bednarski e il performer malese H. H. Lim.

Mark Kostabi, motore tematico del film “My Italy”

IP – Di cosa parla il film My Italy di Bruno Colella?
Bruno Colella racconta la storia surreale di quattro artisti, diversissimi tra loro, ma con il denominatore comune di aver eletto Roma a loro seconda casa. È da qui che vorrei cominciare la mia “indagine”, cioè dal film che mi ha fatto conoscere e riscoprire Mark Kostabi e che è stato proiettato lo scorso 14 settembre proprio durante il Pop Fest, l’evento corollario della grande mostra antologica di Mark, in corso presso Vaccheria dell’EUR “Casa della Pop Art” a Roma.

IP – Bruno, in cosa ti ha sorpreso l’interpretazione di Mark?

Bruno Colella (BC) – Beh, Mark mi ha sorpreso non durante il film, ma quando l’ho conosciuto: è là che c’è stata la sorpresa!  A me interessa sempre molto il percorso di un artista, quel qualcosa che poi dovrebbe viaggiare parallelamente alle opere, e siccome conoscere Mark Kostabi e sorprendersi è tutt’uno, ho pensato di fare un film su di lui; poi dopo ho coinvolto gli altri, ma l’episodio di Mark è il motore di My Italy e per onestà intellettuale devo dire che anche il titolo l’ha suggerito Mark, che è un mago della comunicazione.

mark kostabi: Tutto ha sempre inizio nell’East Village di New York

I.P. – Sai Mark, che la prima volta che ti ho incontrato è stato nella tua casa di Roma, a Piazza Vittorio, proprio durante le riprese del film? Ero molto emozionata perché le nostre strade si erano già incrociate e continuano curiosamente ad incrociarsi: l’anno scorso, per esempio, ti ho pensato spesso mentre dipingevo un murale su alluminio per La MaMa Experimental Theatre Club di New York, ti dice qualcosa?

Certo, la conosco bene!

I.P. – Sentivo di trovarmi in quello che, a Manhattan, non è semplicemente un quartiere, ma è un autentico quadrato magico dell’arte, dove tu hai iniziato la tua incredibile carriera di artista nel 1982. Avevi 22 anni e l’East Village di New York negli anni ’80 doveva essere pazzesco! Tu non solo hai vissuto la Grande Mela di Andy Warhol e di Basquiat, ma ti sei imposto come una delle figure emergenti, leader già nel 1984. Nel 1987 esponevi nelle più famose gallerie degli Stati Uniti e sei sicuramente parte di quell’energia che ancora ispira gli artisti in questo quadrante di New York. Ho fatto fortunatamente in tempo a respirare l’energia dell’East End prima che arrivassero i tagli alla cultura inferti da Trump.

I.P. –Ma tu…tu hai vissuto la magia degli anni ‘80, ce ne parli? Cosa è rimasto di quel momento nei tuoi quadri?

Mark Kostabi (MK) – Due belle domande…è stata come una festa continua, tantissime inaugurazioni, feste dove si poteva incontrare gente tipo Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat facilmente. Non era una cosa esclusiva: questi personaggi erano molto disponibili e partecipavano alle inaugurazioni, anche internazionali: c’erano Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente che facevano mostre a SoHo. C’erano molte opportunità rispetto ad oggi, anche se ora ci sono più gallerie tra TriBeCa e Chelsea. Sono arrivato in un momento fortunato; dico sempre che per diventare un artista ricco e famoso devi seguire 6 regole, la prima è fare buona arte e la seconda è abitare a New York…

Per un giovane artista però, non è difficile pagarsi un alloggio o uno studio a Manhattan?

(MK)- Meglio se non hai soldi! È questo che ti fa uscire ogni notte per incontrare altri artisti, chi ha la pancia piena non arriva mai…meglio niente soldi e tanto desiderio. Io sono arrivato con 100 dollari, l’affitto costava 400, più le altre spese…

Faccio spesso omaggio a New York, soprattutto quando rappresento una scena festosa, con energia; ci sono colori che sono decisamente anni ’80: mettere rosa insieme con giallo, oppure rosa, giallo e turchese; questi sono i colori degli anni ’80 che hanno usato nelle riviste, che usavano Warhol e i gruppi musicali nelle copertine dei loro dischi: è lo spirito degli stati Uniti, della California dove sono nato e rimane dentro di me; poi siccome vivo in Italia dal 1996, qui ho apprezzato la bellezza della vita, c’è più amore qui e meno stress, e i miei quadri sono diventati più romantici.

Il Kostabi World

2° indizio
Cos’è il Kostabi World

Nel 1988 Mark Kostabi fonda ufficialmente il “Kostabi World” a Manhattan: un geniale Atelier d’Artista dove amici, singoli visitatori occasionali, numerosi assistenti danno il loro apporto concreto nell’esecuzione delle opere e diventi così il dissolutore dell’immagine dell’artista romantico: in pieno spirito pop distruggi quell’idea di artista maledetto e solitario, che fa tutto da solo, e riporta l’arte a prodotto sociale, come hanno fatto Raffaello e Bernini.

IP – È nel 1998 a Manhattan che è nato l’universale uomo senza volto kostabiano?

(MK)- Non è così semplice, la mia figura senza volto nasce nella California State University di Fullerton, ma solo come disegno, come evoluzione di altri lavori precedenti, più calligrafici, al modo di Cy Twombly, però il mio stile era già maturo prima di arrivare a New York. Lì ho cominciato a vendere i miei disegni, tramite una galleria di Los Angeles: i clienti erano i più famosi registi e sceneggiatori di Hollywood tipo Billy Wilder, Norman Lear, che compravano i miei lavori per 150 dollari.

Io mi sono trasferito il primo gennaio 1982 a New York, ma c’era un ostacolo: Keith Haring era arrivato un anno prima di me e anche lui faceva figure senza volto, un po’ simili alle mie, anche se entrambi non sapevamo nulla l’uno dell’altro…è un tipo di sincronia che succede spesso nella storia dell’arte, ma quando avevo appuntamenti con gallerie per mostrare il mio lavoro, c’era resistenza. Non facevo quadri, ma solo disegni; poi ho capito che dovevo frequentare il mondo dell’arte ed è in quel momento che è arrivato il successo, perché ho capito “come si balla”. Ho conosciuto critici, collezionisti, galleristi; ho vinto il Proliferation Prize (premio conferito all’artista più attivo dalla rivista dell’East Village Eye nel 1984 n.d.r.) perché ero molto produttivo… e il problema di pagare l’affitto è finito.

Mark-Kostabi-The-Rhythm-of-Inspiration-1995-Olio-su-tela-213x365-cm.jpg
Mark-Kostabi-The-Rhythm-of-Inspiration-1995-Olio-su-tela-213×365-cm.

I.P. –Qualcuno che ti ricordi in particolare?

(MK)- Un artista famoso mi disse: “Sai che tu hai inventato uno stile che altri possono replicare? Perché non assumi collaboratori come fanno tutti?” L’ho fatto, solo che io ho cominciato a rendere questo meccanismo palese e ne parlavo apertamente.

Nell’86 ho cominciato ad assumere collaboratori e ancora di più nell’88, quando ho affittato un palazzo di 15.000 metri quadri. Siccome vengo dal sud della California, vicino Disneyland, ho pensato di dargli il nome Kostabi-land, ma era troppo piccolo, così è diventato Kostabi World. Ricevevo pubblicità gratis perché ero un personaggio molto seguito e parlavo senza segreti: io volevo vedere il mio nome sui giornali, il più possibile, perché sono figlio di immigrati estoni e volevo avere il sogno americano per i miei genitori.

Un giorno, per assumere i miei impiegati, ho scritto l’annuncio “Help. Wanted: skilled aquarelle meticolous painters to execute large elaborate paintings based on the drawings of Mark Kostabi. No expressionist wanted” e il mio gallerista ha detto: “Ma Mark! non puoi mettere il tuo nome…la gente vuole Vincent Van Gogh, vogliono il super-eroe”… io invece volevo visibilità.

Mark Kostabi – il successo in Italia e la prima committenza pubblica ad Arezzo

3° Indizio
Mark Kostabi in Italia

Nel 1985 una mostra dedicata alla scena artistica dell’East Village di N.Y. conduce Mark Kostabi per la prima volta a Roma, dove esponi presso la Wessel + O’Connor Gallery. Gagosian, il più influente gallerista del mondo, compra 10 quadri e oltre 100 disegni e vende le tue opere a Paolo Curti che le espone a Milano; Giordano Raffaelli organizza la tua prima mostra a Trento nei primi anni ’90 e poi, come ti dicevo all’inizio, le nostre strade si incrociano.

I.P. –Nel 1998 hai ricevuto la tua prima committenza pubblica in Italia, giusto?

(MK)- Dovrebbe essere stata il grande murale ad Arezzo…

I.P. –Esatto! mi ricordo molto bene quell’anno memorabile! Tutti intorno a me parlavano del grande artista americano che era venuto a dipingere all’interno del Palazzo dei Priori; si diffuse una specie di febbre collettiva: tutti volevano un quadro di Mark Kostabi!

(MK)- Io amo Arezzo, passai 14 giorni sul ponteggio a dipingere da solo, perché i miei collaboratori erano a New York, ma mi ricordo una bella esperienza e il cornetto più buono che abbia mai mangiato! Devo tornare ad Arezzo, ma prima devo allenarmi: mi ricordo delle salite terribili…

FROM POP TO ETERNITY – KOSABI in mostra a Roma fino al 29 marzo 2026

4° Indizio
From Pop to Eternity – cos’è?

“From Pop to Eternity” è la mostra evento di Mark Kostabi, curata da Gianfranco Rosini e organizzata da IconArs con allestimenti di Francesco Mazzei e Giuliano Gasparotti presso Vaccheria dell’EUR “Casa della Pop Art” di Roma.

Dal 12 settembre 2025 – 29 marzo 2026
Ingresso libero 9.00 – 19.00

I.P. –Tra il 2000 e il 2010 hai scritto delle note e dei consigli per gli artisti su una rubrica “Ask Mark Kostabi” per Artnet.com, che consiglio daresti ai lettori di Gufetto Press che devono ancora vedere la tua mostra antologica in corso “FROM POP TO ETERNITY”?

(MK)- Nella sala the Mirror Room si mostra il futuro: si assiste ad una animazione con l’AI dei miei quadri e nonostante questa tecnologia sia ancora in una fase infantile, è molto interessante! Mi piacerebbe fare un film animando i miei quadri, però con un’animazione più fluida, quando questa tecnologia sarà più matura.

Ringraziamo Mark Kostabi e adesso siamo pronti per visitare la grande mostra evento “From Pop to Eternity” presso Vaccheria dell’EUR “Casa della Pop Art” dove, fino al 29 marzo 2026, con ingresso libero, sarà possibile ammirare più di 100 opere tra dipinti, sculture, opere grafiche provenienti dalla collezione personale di Mark Kostabi e dalla Rosini Gutman Collection, insieme alle collezioni di Gino Natoni e Alberto e Paolo Lolli, ripercorrendo 40 anni della ricchissima carriera di Mark Kostabi, il protagonista più energetico e poliedrico della Pop Art!

VUOI SCRIVERE DI ARTE (MA NON SAI DA DOVE INIZIARE)?
LA REDAZIONE DI ARTE CERCA COLLABORATORI!

Gufetto - logo

La Redazione di Gufetto Arte cerca collaboratori!

Gufetto forma REDATTORI e CRITICI esperti di scrittura in ottica SEO per Arte (ma anche Libri, Cinema Teatro e Musica) in ogni città!

La collaborazione è a titolo formativo ed è libera e gratuita. Permette l’accesso alla visione di Mostre d’arte, guidati dalla Redazione di Gufetto.

Scrivici a gufettoarte@gmail.com

image_pdfSCARICA QUESTO ARTICOLO IN FORMATO PDF

Ilaria Paccini

ILARIA PACCINI è una medaglista, scultrice e pittrice. La sua ricerca pittorica si sviluppa su grandi lastre di acciaio ossidato, dipinto ad olio. I suoi progetti espositivi sono spesso off-site e sono occasione per realizzare grandi opere eseguite live-painting. Espone in Italia e all’estero presso siti archeologici e Musei. Una sua opera in alluminio è visibile a New York, presso LaMama ETC di Manhattan. Da un anno collabora come giornalista per Gufetto Press, nella sezione arte.