MARIA INDESIDERATA @ Festival InDivenire – da Fedra a Maria, storie di amori non corrisposti, e forse nemmeno presi sul serio

In scena il 5 maggio al Festival InDivenire a Spazio Diamante MARIA INDESIDERATA lo spettacolo in forma di studio, ‘Maria indesiderata’, con Marcello Gravina e Alessandro Burzotta.

La storia di un’anziana signora che vuole essere protagonista, mentre tutti sembrano essersi dimenticati di lei.

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L’articolo è stato prodotto nell’ambito del Laboratorio di Visione di Teatro realizzato da Gufetto.

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MARIA INDESIDERATA – Un inizio tragico

In scena soltanto un tavolino e una sedia, incartati con carta da pacchi rosa, quasi a richiamare un compleanno. Sul tavolo una torta.

Lo spettacolo si apre con il monologo di Ippolito. Lo stile è classico, pura tragedia greca. Fino a quando una signora, dal pubblico, applaude al monologo. A guardarla bene è un uomo con una calza maglia in testa, impellicciata, con un turbante. Sembra quasi fare il verso alle signorotte che andavano a teatro per status quo, contro le quali tanto si agguerriva Pasolini.

MARIA INDESIDERATA locandina spettacolo Festival InDivenire
MARIA INDESIDERATA locandina spettacolo Festival InDivenire

La signora, Maria, è sognante, ama andare a teatro, e ‘come è stato bravo l’attore’ ripete. Presto però, quella che sembra essere una caricatura grottesca, rivela un personaggio ben più strutturato, con le sue insicurezze e fragilità. È il suo compleanno, eppure è sola. Da sola accende la candelina, e, senza alcuna canzoncina d’auguri, la spegne. Poi però comincia una diretta Instagram, Facebook e TikTok in contemporanea. Saluta i suoi amici, i toni restano sempre parodistici, il pubblico ride al suo mal pronunciare gli inglesismi e al suo goffo tentativo di sembrare giovane. Ma un velo di malinconia permea la scena, la solitudine emerge dirompente, amplificata forse dal mezzo tecnologico.

Insomma Maria al teatro ci torna, a vedere il suo attore preferito, Ippolito, verso il quale sviluppa una passione ai limiti dell’ossessione. Comincia a seguirlo sui social, prova persino a scrivergli. In lui ripone tutti i suoi desideri inespressi, da lui pretende le attenzioni che non riceve mai da nessuno. Guardandolo, si scatenano in lei dei pensieri erotici molto spinti, che si traducono sulla scena in una partitura non verbale in cui i due hanno un amplesso a colpi di panna montata. Ippolito sembra quasi diventare il suo toyboy, per poi abbandonare la scena, lasciandola in una valle di disperazione.

Com’è nata MARIA INDESIDERATA?

L’idea nasce due anni fa, con la realizzazione di un video della durata di dieci minuti. La storia però è leggermente diversa: un’anziana viene truffata sui social. Il progetto però non decolla, almeno fino a quando uno tra gli autori non viene a conoscenza di un curioso fatto di cronaca, che desta in lui inquietudine, ma anche un sincero interesse. C’è una donna che, senza paura di nascondersi ed anzi pubblicamente, manifesta il suo amore per un attore e lo segue ovunque, ignara di poter risultare inopportuna o persino spiacevole. Il parallelismo con Fedra arriva dopo, per più d’una coincidenza tematica (entrambe sono più anziane del ragazzo amato; entrambe soffrono per un amore non corrisposto).

Alla fine diventa la storia di Maria e della sua solitudine, ma lo sviluppo è ancora tutto in Divenire, e gli autori stessi stanno sondando diverse strade per capire qual è la migliore.

La messa in scena di MARIA INDESIDERATA e la necessità di una scelta

La rappresentazione spazia da uno stile all’altro senza risparmiarsi nulla. Sicuramente non c’è alcuna paura di sbagliare, e questo è un approccio molto proficuo per un lavoro in via di sviluppo. Nell’ottica di un vero e proprio spettacolo però è necessario compiere delle scelte, e togliere qualche idea fuorviante, seppur ben pensata.

In uno stesso spettacolo vediamo tragedia greca, clownerie, partiture non verbali e prosa, uso della parodia, a tratti lo stile diventa grottesco. Tutti questi codici rischiano di spostare il focus e di confondere lo spettatore. Questo chiaramente non significa che un dialogo tra diversi generi e codici non sia possibile, anzi, in questo specifico spettacolo potrebbe proprio essere il suo punto di forza, se si riesce a dosarli e svilupparli di pari passo alla drammaturgia e all’arco del personaggio. È importante però che non diventino troppi, perché tutto si può fare, ma non sempre serve, e non tutto insieme.

MARIA INDESIDERATA_locandina
MARIA INDESIDERATA_locandina

Una scelta Vincente: l’anziana MARIA interpretata da un uomo

La scelta di far interpretare l’anziana signora ad un giovane attore maschio ci racconta Maria più di quanto potrebbe farlo una reale signora anziana. Rende esplicita la sua maschera, che sotto al trucco e al belletto per andare a teatro, nasconde un malessere profondo, che non riesce a togliersi di dosso.

La calza maglia diventa quindi un simbolo, una maschera comica, che però con l’incedere degli eventi diventa sempre più asfissiante.

MARIA INDESIDERATA può diventare uno spettacolo?

Una nota di merito va ai due attori, Marcello Gravina e Alessandro Burzotta, che mostrano un’ottima padronanza del corpo e della voce.

Anche la drammaturgia di Anita Martorana e Victoria Blondeau funziona, lo spettacolo è ritmato e ha un ottimo potenziale.

Ora agli autori spetterà l’arduo compito di compiere delle scelte, imboccare delle strade ed escluderne delle altre, amalgamare bene tra loro i diversi codici scelti, per ammorbidire l’occhio del pubblico e guidarlo passo dopo passo nella narrazione, ma le premesse per poterlo fare sono già state ampiamente dimostrate.

Che cos’è il Festival Indivenire? – tutte le recensioni di Gufetto

Il Festival organizzato ideato da Alessandro Longobardi con la direzione artistica di Giampiero Cicciò presenta ogni sera 1 o 2 studi di massimo 30 minuti presentati da alcune compagnie e collettivi teatrali scelti attraverso un bando.

Ogni sera fino al 7 maggio il pubblico può votare lo studio più promettente e soprattutto, dibattere con la Compagnia a fine spettacolo per comprendere il significato della messa in scena e le scelte stilistiche.

Il Festival viene recensito da tutti i redattori di Gufetto nell’ambito del progetto di formazione interna alla visione e alla scrittura critica col supporto dei Redattori-Gufetti senior.

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