“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” @ Peggy Guggenheim di Venezia. 70 opere in ceramica svelano la nascita dello Spazialismo

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Quanto sia materica l’arte del grande artista concettuale Lucio Fontana lo hanno svelato 70 opere in ceramica, materiale a cui l’artista è rimasto fedele lungo tutta la sua vita professionale, collocate presso “Mani-fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” felice intuizione espositiva di Sharon Hecker che ne ha curato la mostra presso la Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”: la prima personale in ambito museale

Tutti conoscono i celeberrimi e quotatissimi “Tagli” con cui l’artista squarciava la tela, conducendo lo spettatore oltre la soglia del quadro, all’interno dello Spazialismo, ma pochi conoscono davvero l’anima materica dello scultore, che si è sviluppata sulla ceramica parallelamente alle opere concettuali.
In questa esposizione, che ha il merito di essere la prima personale in ambito museale che abbia esposto la produzione ceramica del celebre artista, il percorso creativo del grande scultore Lucio Fontana (Rosario, 1899 – Varese, 1968) appare finalmente svelato in tutta la sua complessità.

“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” E l’equivoco che la ceramica sia “solo” artigianato.

La curatrice Sharon Hecker ha il grande merito per aver messo nella giusta luce questa parte del lavoro creativo di Lucio Fontana, tuttavia, leggendo le didascalie in mostra, non sembra che abbia creduto fino in fondo alla rivoluzione di cui si è fatta portavoce.
Sebbene si parli di una produzione meno nota, ma essenziale, la produzione ceramica di Lucio Fontana viene però definita come l’effetto di una doppia anima dell’artista, inquadrando le opere ceramiche entro una commistione tra arte-artigianato e design.

Si ha insomma l’impressione di essere ancora impantanati nel concetto che, lavorando l’argilla, questo fango che ci accompagna dal Neolitico, si crei comunque una sorta di arte di serie B, cara all’anima materica e dionisiaca dello scultore, ma comunque in contrappunto con l’anima apollinea che svilupperà la produzione concettuale.

Chi è Lucio Fontana

Lucio Fontana è un artista italo-argentino nato a Rosario nel 1899. Seguendo il padre scultore giunge giovanissimo in Italia, dove si arruola volontario nella Prima Guerra Mondiale. L’esperienza della guerra lo segna profondamente e già negli anni ’20 del Novecento l’arte diventa un modo per esorcizzarne la violenza.
Dopo la convalescenza in Argentina per una ferita bellica, rientra in Italia nel 1927 e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera, sotto la guida dello scultore Adolf Wildt.

L’arte di Lucio Fontana

Nonostante sia il miglior allievo del suo corso, abbandona il linguaggio del maestro indirizzandosi verso una scultura espressionista, distante dalle forme più in voga della corrente Novecento.
Prosegue il suo apprendistato sotto il Fascismo, durante il quale ottiene numerosi riconoscimenti e partecipa alla III Quadriennale di Roma organizzata dal Regime.
Nel 1940 abbandona l’Italia per tornare in Argentina: “tra il suicidio e il viaggio ho scelto il secondo perché spero di realizzare ancora una serie di ceramiche e sculture che mi diano il piacere o la sensazione d’essere ancora un uomo vivo”.
Ritornerà nella Penisola dopo la guerra, contribuendo alla ricostruzione architettonica di molti edifici a Milano.
Negli anni ’50 sarà il maggiore fautore dello Spazialismo, movimento dell’arte concettuale entro cui realizza la serie di celebri Tagli su tela intitolati Concetto Spaziale – Attesa.
Con queste opere partecipa già dal 1949 alla Biennale di Venezia, sollevando non poco scalpore e raggiungendo il successo.

“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” spiega come l’artista arrivi allo spazialismo, proprio affondando le dita nell’argilla

Fontana affonda le dita nell’argilla ed è proprio così che scava nel concetto di arte, fino a scarnificarla e arrivando a metterne in discussione lo spazio fisico.

La mostra, organizzata in modo cronologico e tematico, ha rivelato quanto per Fontana, la pratica della ceramica fosse il motore profondo dello sviluppo tecnico e teorico dell’artista.

Le opere di Lucio Fontana degli anni ’20 sono già degli involucri spaziali

Le prime opere presentano una finitura “a biscotto” che, proprio a causa della cottura, devono essere necessariamente svuotate all’interno. La forma scultorea dunque, per Lucio Fontana, non si offre come un corpo pieno o denso che si modella per addizione di materia, bensì si plasma “a levare” sia all’interno che all’esterno. Si è già curiosamente in presenza di un involucro spaziale, sul quale l’artista incide con la stecca i particolari anatomici delle palpebre, delle pupille e delle labbra.

Cavalli marini,1936; Terracotta invetriata; 40 x 52 x 34 cm; 36 SC 7. Collezione privata
“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” Cavalli marini,1936; Terracotta invetriata. Collezione privata

Le opere degli anni ’30 eseguite da lucio fontana ad Albisola: scavare il ritmo

Il processo si fa più evidente negli anni ’30 come mostrano le diverse opere esposte, dedicate ad elementi naturali: il procedimento ceramico si affina grazie alla collaborazione professionale e soprattutto umana con le ceramiche Mazzotti di Albisola, ma mentre gli smalti e le vetrine parlano di una continua sperimentazione tecnico-coloristica, la modellazione prosegue scomponendo la forma in continue aperture e solchi.

Nella serie dei piatti o dei crocefissi appare in nuce il concetto spaziale di superamento della superficie scultorea a favore del ritmo nervoso della materia plastica, la quale sembra esplodere dal piano. Di volta in volta la creta viene pizzicata, strusciata, scavata con le dita, la stecca e le diverse chiavi (i caratteristici strumenti per modellazione n.d.r.)

"Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana", Crocifisso; 1952. Terracotta invetriata. MIC di Faenza
“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”, Crocifisso; 1952. Terracotta invetriata. MIC di Faenza

Nelle formelle della serie Crocifissione appare l’idea del Cristo, appare cioè un agglomerato di linee che ne ricordano non tanto la sagoma, quanto il ritmo.

Dall’atto di incavare la creta – arrivando al limite del piano fisico del fondo – fino al Taglio della tela (che rappresenta simbolicamente l’opera d’arte tout court), c’è solo un passo.

Gli anni del dopoguerra e il movimento dello Spazialismo

“Credevamo che nel campo di battaglia la vecchia forma fosse andata in pezzi” afferma Lucio Fontana nel 1943.
Ed è letteralmente in pezzi, esplosi da un interno vuoto, che si sviluppano le opere ceramiche della maturità.

Tre splendidi ritratti femminili rappresentano il cuore della produzione matura: la moglie Teresita, l’intellettuale Milena Milani che con Fontana aveva firmato il Manifesto dello Spazialismo e l’artista ceramista Esa.

I volti e il busto riflettono la luce grazie agli smalti e alle vetrine che rendono la materia argillosa una superficie lucida, carica di accenti timbrici metallici, capace di giocare con la luce (nel Manifesto dello Spazialismo, Lucio parlerà di colore, suono e ritmo).

"Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana", ritratto di Esa, 1953; terracotta invetriata. Collezione privata
“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”, ritratto di Esa, 1953; terracotta invetriata. Collezione privata

La rosa e la pietra, elementi simbolici collocati sul petto, vengono scavati o incastonati nello spessore dell’argilla perchè Il legame tra la donna e l’artista risiede, appunto, all’interno della forma.

“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” ci mostra come l’artista arrivi, attraverso le ceramiche, al concetto spaziale

Nel 1946-7 Lucio Fontana redige il Manifesto Blanco e poi firma il Manifesto dello Spazialismo affermando che l’arte è spirito: colore, suono, movimento, spazio-tempo; l’arte grida la necessità di superare lo spazio fisico in cui l’ha circoscritta la tradizione ed esprime la necessità di liberarsi, ripartendo dall’unica cosa che le restituisce sacralità: l’atto creativo.

Con i celeberrimi Tagli della tela, intitolati Concetto Spaziale – Attesa, Fontana supera il concetto di dualità tra pittura e scultura e afferma la tridimensionalità fisica della pittura.
Il taglio della tela infatti, non solo apre ad uno spazio buio, altro, sconosciuto, al di là della pittura (il pigmento si trova infatti sulla superficie del supporto), ma trasforma il dipinto in scultura.

Lucio Fontana - Attese. Collezione Peggy Guggenheim
Lucio Fontana – Attese. Collezione Peggy Guggenheim

In una serie di formelle la superficie della lamina di creta viene scavata fino a bucarla. la “piastrella” base di queste opere è ricavata sezionando il panetto d’argilla con il fil di ferro, e dunque queste opere costituiscono la partenza, il primo momento del lavoro ceramico, l’equivalente in pittura di una tela bianca.

"Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana" - Concetto Spaziale; 1962
“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” – Concetto Spaziale; 1962

Anche le forme sferiche, simili a semi, vengono aperte verso il loro confine interiore: l’atto di scavare è arrivato ad alludere ad uno spazio buio, che è lo spazio della germinazione.

In queste opere ceramiche riappare il significato primordiale del vaso: una sorta di ventre d’argilla, un contenitore di vita, l’inizio di ogni creazione.
Forare il vaso significa aprire alla luce uno spazio buio, poter sbirciare al di là della superficie delle cose.

Balleggiare la creta in attesa di decidere che cosa avverrà

Una serie di opere datate alla fine degli anni ‘60 è costituita da sfere create balleggiando la creta: facendo cioè rimbalzare l’argilla da una mano all’altra per poterla modellare, manipolare, lavorare, torcere, squarciare.

L’azione artistica si cristallizza sul momento in cui quella sfera bitorzoluta e carica di impronte potrebbe diventare un universo di possibili opere. Il contatto di Fontana con l’arte aleatoria degli anni ’50 del Novecento è molto forte: ed è altrettanto evidente come le famose tele tagliate, tanto discusse quanto famose, non siano “una trovata”, una bizzarria accessibile a tutti, ma riacquistino il loro senso ultimo all’interno di un processo complesso di elaborazione creativa.

L’attesa dove tutto può accadere

L’ultima arte ceramica non rappresenta un soggetto, ma il Concetto di trovarsi di fronte all’inizio primo di ogni possibilità, al Momento-Spazio in cui tutto può ancora accadere… l’Attesa.

Lucio Fontana muore alla soglia degli anni ’70, quando il velo appariva ormai squarciato: tutte le possibili strade che potevamo percorrere all’inizio del ‘900 apparivano dissestate da due guerre mondiali e la superficie patinata del boom economico presentava tagli profondi.

“Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana” ha svelato come guardare oltre la superficie delle cose: vedete bene quanto fosse concreta l’arte concettuale di Lucio Fontana!

“Mani-Fattura: le ceramiche di lucio Fontana”, INFORMAZIONI

TITOLO Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana
SEDE E DATE Collezione Peggy Guggenheim, 11 ottobre 2025 – 2 marzo 2026
CURATORI Sharon Hecker, storica dell’arte.
CATALOGO Il catalogo è edito da Marsilio Arte, con saggi della curatrice Hecker, e
di Raffaele Bedarida, Luca Bochicchio, Elena Dellapiana, Aja Martin,
Paolo Scrivano, Yasuko Tsuchikane. Prezzo al pubblico: 42€.
INGRESSO Intero euro 16; seniors euro 14 (oltre 70 anni) studenti euro 9 (entro i 26
anni); bambini (0-10 anni) e soci gratuito. Il biglietto dà diritto
all’ingresso alla Collezione e alla mostra. Tutti i giorni alle 16 vengono
offerte presentazioni gratuite dell’esposizione.
ORARIO 10 – 18, chiuso il martedì
INFORMAZIONI info@guggenheim-venice.it / 041.2405411
www.guggenheim-venice.it

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Ilaria Paccini

ILARIA PACCINI è una medaglista, scultrice e pittrice. La sua ricerca pittorica si sviluppa su grandi lastre di acciaio ossidato, dipinto ad olio. I suoi progetti espositivi sono spesso off-site e sono occasione per realizzare grandi opere eseguite live-painting. Espone in Italia e all’estero presso siti archeologici e Musei. Una sua opera in alluminio è visibile a New York, presso LaMama ETC di Manhattan. Da un anno collabora come giornalista per Gufetto Press, nella sezione arte.