Ultimo appuntamento del Festival AvampostiTeatro 2024 al Teatro Goldoni di Firenze, in prima nazionale MAMME A METÀ di Silvia Nanni, regia di Gabriele Giaffreda con Elena Miranda e le musiche dal vivo di Lisa Santinelli: una nuova produzione del Teatro delle donne, protagonista il mondo femminile con ancora un altro volto dopo GUERRILLA’S GIRL e MEDEA ASSOLO (entrambi recensiti su Gufetto).
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MAMME A METÀ: come si racconta il dolore?

Al centro della scena una sedia bianca, vuota, attende Laura (Elena Miranda), abbracciata alla sua borsa, nervosamente inizia a parlare. Un flusso di parole, il suo, un monologo interiore, caldo e tagliente. Fa fatica a stare seduta, nel fiume in piena del soliloquio al pubblico, in piedi, poi seduta, e ancora rannicchiata, abbracciata alle ginocchia, come un cucciolo piccolo in cerca di protezione. L’attesa attende di liberare un peso: esista, divaga, ruota attorno e lontano dal dolore, dal dente dolente, fino alla necessità dell’inevitabile strappo, andare a dritto come la ceretta. Laura è una madre, ma una MAMMA A METÀ. Il suo racconto intimo e spiazzante tocca tutte le fasi tenere e drammatiche del suo cammino attraverso la maternità: la ricerca di un figlio, durata quattro anni, la gravidanza, fino alla tragica perdita. Come si manifesta il dolore? Come si mostra la ferita? Dopo appena un mese Laura è qui a raccontarcelo, alternando le raccomandazioni materne, i vani tentativi, le scene ironiche nei dialoghi col compagno, i fallimenti e i sensi di colpa, come se fosse ad un tè con le amiche. Ma inevitabilmente emerge prepotente la sofferenza, che si trasforma in rabbia perché se la felicità è reale solo se condivisa, la tristezza è sempre una merda.
MAMME A METÀ: da bambina a donna

In tante ci possiamo immedesimare nella figura di Laura che Elena Miranda riesce a portare in scena con connotati molti realistici, toccando sfumature comiche, buffe, ma anche con fiera drammaticità. Di primo acchito sembra una bambina in difficoltà, per questo tenerissima, ma a poco a poco svelandoci il suo drammatico racconto, emerge la maturità. Non solo del suo percorso specifico di mamma, ma tutta la sua formazione di giovane donna. Sul palco insieme ad Elena Miranda, Lisa Santinelli che canta e suona: il suo non è un semplice accompagnamento di sottofondo, ma parte della stessa scena, amplificatore delle emozioni della protagonista, alter ego, voce della coscienza e giudice interiore, in costante dialogo con Laura attraverso voce e musica.
MAMME A METÀ’: lutti senza nome

Il racconto di Silvia Nanni, nella sua escalation di pathos, traccia un destino in cui immedesimarsi: un dolore di tante donne che, come la protagonista, ci inchioda alla sedia. Quello di Laura è un dolore che spesso trova poco spazio: eppure la perdita è una ferita nascosta nelle vite di tutti, a cui dovremmo lasciar esprimere pubblicamente e privatamente. Il diritto allo sconforto. Forse con questa onestà il femminismo potrebbe finalmente condurci a superare le categorie a cui il patriarcato ci ha costrette: madri o vergini o puttane. Ciò che mi ha colpito, da donna, oltre a tutte le difficoltà affrontate da Laura, spiattellate con una leggerezza violenta, è stata la superficialità del mondo intorno a lei, difronte al suo lutto senza nome. Queste ferite profonde richiedono gentilezza e delicata empatia, di cui noi donne, mamme e non, avremmo bisogno. Tanto che alla fine ci verrebbe voglia di alzarci, abbandonare la nostra indifferenza e andare ad abbracciare Laura.
Visto il 21 dicembre, Teatro Goldoni, Firenze
MAMME A METÀ
Di Silvia Nanni
Con Elena Miranda, Lisa Santinelli
Regia Gabriele Giaffreda
Musiche dal vivo di Lisa Santinelli
Centro nazionale di drammaturgia Teatro delle Donne


