Nel piccolo e accogliente Teatro delle Spiagge di Firenze in scena MACBETH BANQUET, originale adattamento di Teatro Invito del più cruento tra i drammi shakespeariani: con la regia di Paola Manfredi, Luca Radaelli intavola un banchetto di parole, pentole e coltelli, profumi, suoni e musiche dal vivo di Maurizio Aliffi. Una precisa “ricetta” dove ogni oggetto è significante, ogni movimento è partitura scenica, ogni sfumatura è un personaggio e ogni verso originale del Macbeth è poesia che incanta: Shakespeare è servito.
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Luca Radaelli chef di MACBETH BANQUET

La voce profonda di Luca Radaelli intona una vecchia ballata inglese mentre entra solenne nella scena scura, in divisa nera da chef. Si sistema ai fornelli davanti ad una lunga tavola, damascata di rosso e apparecchiata per accogliere la ricetta shakespeariana, scritta sull’antico libro che campeggia al centro del banco. A destra l’acqua che bolle, una bottiglia di vino, le erbette aromatiche; a sinistra cipolle, patate, carne e una padella pronta sulla piastra per il soffritto. A chiudere la scena come una quinta, un appendiabiti con gli utensili da cucina, un grembiule e una inquietante mannaia appesa. Radaelli come un aedo medioevale, insieme solo al suo fedele musicante Maurizio Aliffi alla chitarra, si rivolge alla raccolta platea di astanti delle Spiagge, per raccontare il viaggio del valoroso eroe: lo spietato Macbeth, alla ricerca spasmodica del potere e del successo, che, da Duca di Cawdor a Re di Scozia, crollerà infine schiacciato dalla propria brama: attento a quello che desideri perché prima o poi lo otterrai!
MACBETH BANQUET: liturgia del cibo
Splendido è il gioco di parole del titolo che unisce l’antagonista Banquo – che proprio al banchetto regale si presenterà, ma da fantasma per tormentare Macbeth – e le oscure macchinazioni della vicenda, narrate come il menù perfetto per la rovina del protagonista e la sua Lady. Nell’epoca di tanti Masterchef, la cerimonia del cibo si compie anche in teatro, non diversamente da altri che hanno fatto della liturgia culinaria la propria cifra, come il celebre gruppo statunitense Bread and Puppet Theatre o il nostrano Teatro delle Ariette. Per non citare a proposito Sandokan il premiato spettacolo dei Sacchi di Sabbia (recensiti su Gufetto proprio al Teatro delle Spiagge) e la particolare esperienza di Crescente: il rito del pane, di Tindaro Granata (recensito su Gufetto).
Il ritmo della regia di MACBETH BANQUET

La scena di MACBETH BANQUET è un campo di battaglia: la tavola, come in cucina è in perenne movimento e l’attenzione dello spettatore è guidata, grazie alla sapiente regia di Paola Manfredi, da un dettaglio ad un altro mentre tutto si trasforma. Luca Radaelli alterna con padronanza il racconto del timido narratore, con le parole e le azioni dei tormentati personaggi della pièce, mentre si destreggia ad un ritmo serrato tra gli utensili da cucina. Ogni passaggio è calcolato in una partitura perfetta che vede nella sincronia e nel ritmo, non solo della musica di Aliffi, il proprio compimento e fascino. Il pubblico non si perde un respiro, non una parola, attende l’ingresso di un nuovo personaggio con la curiosità di un bambino per vedere che forma avrà: sarà carota, o prezzemolo, o mestolo? Così MACBETH BANQUET frigge i nemici nell’olio bollente, annaffia col vino il sangue delle vittime, fa cuocere a fuoco lento il convincimento di Macbeth ad opera di Lady.
MACBETH BANQUET: intreccio sanguinoso
MACBETH BANQUET con ogni strumento della tavola evoca la guerra e la violenza alla base del sanguinoso intreccio della vicenda del soldato Macbeth, guerriero che combatte colpo su colpo contro i nemici, prima esterni e poi interni. Ogni oggetto è carico di significato: che sia un coltello conficcato nel legno, un coperchio percosso, un batticarne che risuona sul tagliere. Radaelli dipinge con pennellate forti le pratiche barbariche degli antichi scozzesi con asce in pugno: fa rumore la guerra del medioevo, proprio come oggi, anche quando le morti paiono mute. Piange il messaggero della sconfitta per la cipolla tritata, sanguinano le mani della battaglia dopo aver tagliato la barbabietola, stridono le lame dei coltelli affilati per compiere gli assassini e la bilancia pesa le colpe e giudica le azioni. Toccante il rumore sordo dei gusci di noce stritolati con forza per raccontare con un solo gesto la strage degli infanti. Ciò che è nato dal male nel male si rinforza.
I personaggi di MACBETH BANQUET

La ricetta di Radaelli e Manfredi confeziona ogni personaggio del testo shakespeariano con poetica precisione, usando gli espedienti della scena per creare un carattere, un’emozione, una sfumatura. La mente viaggia fino al prologo del Enrico V che esorta il pubblico ad usare l’immaginazione a teatro. Così Lady Macbeth divorata dall’ambizione è una forchetta che infilza una patata, con la voce sottile e lo sguardo dritto. Il guardiano è il buffone di corte che parla con il coperchio sulla faccia come un clown. Il fantasma di Banquo è il vapore che esce dalla pentola e annebbia la mente di Macbeth. E non solo i personaggi: le campane rintoccano a morto con le corde della chitarra e il battere degli utensili metallici; il tagliere sporco del sangue del pezzo di carne battuta è il castello di Duncan; e infine le spezie per insaporire i piatti, il rosmarino e il timo, diventano i magici alberi della minacciosa foresta di Birnam, che avanza sulle note di Scarborough Fair di Simon & Garfunkel (rosemary and thyme). Negromanzia e stregoneria popolano il mondo oscuro di Macbeth, anche quando Radaelli piegato sul bordo della pentola fumante, con la luce flebile dell’incantesimo, diventa d’un tratto l’intero cerchio delle streghe profetiche, che recitano una litania in dialetto lombardo (o il suo grammelot), una lingua atavica e misteriosa che richiama il ruolo catartico del sardo usato nel potente MACBETTU di Serra (recensito su Gufetto).
MACBETH BANQUET alla fine del pasto
Seguendo il testo shakespeariano Teatro Invito rilegge MACBETH, una tragedia in cui si muovono i più tumultuosi impulsi umani, densa di magia, paura e sangue, attraverso il teatro povero degli oggetti, che chiede immaginazione allo spettatore. Una ricetta per la vita che ne esalta il sapore originale: una storia raccontata da un idiota piena di urla e furia che non vuol dire nulla. Così il pasto si consuma con un bicchiere di vino chiedendoci a che punto è la notte?
«Out, out brief candle, life’s but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more. It is a tale told by and idiot, full of sound and fury, signifying nothing.»
MACBETH BANQUET
da William Shakespeare
con Luca Radaelli e Maurizio Aliffi alla chitarra
idea scenica e traduzione Luca Radaelli
regia Paola Manfredi
assistente regia Dario Villa
luci e tecnica Graziano Venturuzzo
musiche Maurizio Aliffi
produzione Teatro Invito
foto di scena Maurizio Anderlini


