In un palazzo del potere le vite possono essere sacrificate in nome degli ideali di alcuni uomini. È proprio attorno a questo nucleo che ruota L’UOMO CHE TOCCÒ IL SOLE, con la regia di Alberto Pompei, andato in scena al Teatro Argot di Roma dal 20 al 22 febbraio (scopri tutti i prossimi spettacoli della stagione 2025-2026 del Teatro Argot) .
Lo spettacolo si ispira al Caligola di Albert Camus, scritto in prima stesura nel 1938, in cui viene narrata la storia dell’imperatore romano e della sua discesa nella follia dopo la morte della sorella Drusilla.
Un adattamento dal carattere onirico con scene di forte impatto ma poco coese fra loro. Una rilettura interessante e personale, capace di suggerire nuove chiavi interpretative con qualche necessità di correzioni drammaturgiche per sostenere meglio la prova attoriale.
Contenuti
L’adattamento di Caligola al teatro argot

Nell’adattamento firmato da Pompei, la dimensione politica assume un carattere ancora più marcatamente onirico. Il sogno si configura come aspirazione a un buon governo cui nemmeno gli astri possono sottrarsi, ma anche come possibile fuga da una società che impone di reprimere ogni slancio emotivo per conformarsi all’immagine dell’uomo forte e imperturbabile.
Ne emerge una rilettura interessante e personale, capace di suggerire nuove chiavi interpretative; tuttavia, questa scelta comporta talvolta una perdita di compattezza complessiva, a vantaggio di singole scene di forte impatto che, pur ben costruite, faticano a trovare una piena coesione tra loro.
L’omicidio rappresenta soltanto l’epilogo della vicenda: non chiarisce il percorso che conduce fino a quel momento, né spiega come si arrivi a scegliere consapevolmente la violenza come unica via possibile. Il cammino che porta a quell’atto estremo prende avvio dall’amore di un giovane per una donna e si conclude in una stanza buia, in cui egli trova la morte, trascinando con sé anche le istituzioni che ne hanno decretato la fine.
L’atto finale diventa così non solo una condanna individuale, ma anche il segno di un sistema che implode sotto il peso delle proprie contraddizioni.
L’UOMO CHE TOCCÒ IL SOLE: la drammaturgia
Se nel testo di Camus la luna costituisce un elemento centrale e simbolicamente denso, in questa messa in scena si aggiungono ulteriori tasselli che contribuiscono a ridefinire l’equilibrio tra fedeltà all’opera originale e un senso dell’assurdo mai spinto fino all’eccesso. Particolarmente significativa è l’introduzione di un nuovo personaggio, figura quasi incantata, cui è affidato il compito di voce narrante. Questa presenza rafforza l’impianto onirico e accompagna lo spettatore lungo il percorso della vicenda.
La prova di questa attrice che non riconosciamo per via della maschera risulta coerente con l’atmosfera generale, ma lascia emergere qualche perplessità sul piano della scrittura: il personaggio sembra non essere valorizzato appieno nelle sue potenzialità sceniche. Più che nelle battute pronunciate, il limite appare nella scarsa esplorazione del corpo come strumento espressivo e nella funzione che avrebbe potuto assumere oltre quella introduttiva, diventando così un elemento dinamico e strutturale dell’intera rappresentazione.
ambientazione e interpretazioni
Una stessa fragilità si riscontra anche in altre prove attoriali, dove la scrittura sembra talvolta non sostenere adeguatamente le possibilità gestuali e fisiche degli interpreti. Non mancano, tuttavia, momenti di particolare incisività.
Degna di nota è l’interpretazione del protagonista nei panni di Caligola (Marcello La Bella), che soprattutto nella seconda parte dello spettacolo dimostra una maggiore padronanza dello spazio scenico e una presenza più consapevole. Apprezzabile anche la prova di Giacomo Pressi, capace di offrire sfumature interessanti al proprio ruolo.
La scenografia si distingue per una scelta di essenzialità che, da un lato, pone al centro l’attore e la sua performance, ma dall’altro non sempre accompagna con efficacia il ritmo drammaturgico. Il nero dominante, uno specchio laterale e la luna che rischiara la scena costituiscono elementi suggestivi che avrebbero potuto essere sfruttati con maggiore funzionalità narrativa. I costumi, invece, risultano curati e coerenti, armonizzandosi con lo spazio e contribuendo a definire il tono complessivo della messinscena.
la regia di pompei, in scena al teatro argot con l’uomo che toccò il sole
La giovane regia di Pompei dimostra coraggio e sensibilità nell’affrontare un testo complesso e stratificato come quello di Camus. Pur tra alcune incertezze legate alla scrittura e alla resa attoriale, lo spettacolo si presenta come un lavoro solido, animato da una chiara visione artistica. Il cast, sebbene ancora in fase di crescita, mostra basi promettenti e lascia intravedere margini di sviluppo interessanti.
Nel complesso, L’UOMO CHE TOCCÒ IL SOLE si configura come un progetto ambizioso che, pur con qualche squilibrio, riesce a stimolare una riflessione profonda sul rapporto tra potere, ideologia e responsabilità individuale.
L’UOMO CHE TOCCÒ IL SOLE: cast e dati artistici
liberamente ispirato a Caligola di Albert Camus
Adattamento e Regia di Alberto Pompei
Aiuto regia Samuele Reacon
Alice Cecconi, Marcello La Bella, Matteo Libertucci, Irene Losi, Chiara Onofri, Emma Piccirilli, Giacomo Pressi, Antonio Presti, Samuele Rea
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