POETICA, la coraggiosa stagione 25/26 del Fortezza Est, ha ospitato Luna 57, scritto e diretto da Noemi Francesca e interpretato da Alessandra Masi. La preparazione ad un viaggio spaziale che si perde nello spazio scenico.
Articolo a cura d Gabriele Giusti e Lorenzo Baruzzi
Contenuti
LUNA 57: si parte, ma dove si va?
Come una missione spaziale non si compone soltanto di aspirazioni, ma anche di preparativi meticolosi, non basta una buona idea per fare uno spettacolo.
È attorno a questo che ruotano tutte le difficoltà di Luna 57, spettacolo che si avvia su premesse interessanti che vengono però dirette in un’unica e monotona direzione.
Veniamo accolti da un palco vuoto, acceso da una proiezione – dalla forma curiosa quanto apparentemente immotivata – in cui una ragazza (Alessandra Masi) tenta di preparare il padre ad un imminente missione nello spazio. Tra luci nude e semplici, si dipana un modulo istruttivo che oscilla fra il tecnico e l’assurdo tradendo così da subito la realtà che vi si cela: il padre è morto e la protagonista sta soltanto elaborando il lutto.

Il Lutto di LUNA 57: percorrere una strada vuota
Un tema complesso da affrontare attorialmente, che offre però molte modalità di approccio: il problema è quando non se ne vede alcuna. Il pubblico si trova ad ascoltare un fiume di parole articolate con scarso senso del ritmo e della variazione, prive di peso specifico e accompagnate da una cadenza fissa. Tutto ciò che resta del testo è una nenia che rischia di cullare lo spettatore verso la distrazione, complice anche la debole presenza scenica che fatica a colmare il vuoto del palco.
Non a caso, tra gli spettatori c’è chi cede alla tentazione di occupare quel tempo con una ricerca su google.
La regia di Noemi Francesca: una regia o una serie di prove?
Ad aiutare non è certo la regia di Noemi Francesca, che anzi è carente e lascia l’attrice in balia di un testo che cerca un equilibrio tra il quotidiano e il poetico, restando in una zona grigia indefinita e poco convincente, al netto della tematica.
La scelta di utilizzare le proiezioni, interessanti nelle singole immagini, non dialoga con il semplice impianto scenico e, nel tentativo di portarci su un altro pianeta, non fa altro che spegnere l’immaginazione dello spettatore. Al contrario, appoggiarsi di più al corpo dell’attrice o a scelte di illuminotecnica più creative, avrebbe probabilmente portato ad un risultato quantomeno più attraente e immaginifico.
Anche i pochi oggetti sembrano gettati sul palco come carne su un banco da macello, affettata senza un taglio preciso in mente. Si fa fatica, infatti, ad individuarne uno scopo che vada oltre la banale didascalia. L’esempio più evidente è la striscia led che, forse per vendetta, dopo essere stata manovrata e maltrattata fin troppo a lungo, decide di non accendersi.
È sempre acceso invece un superfluo – sia per dimensioni dello spazio che per il già citato linguaggio scenico – microfono gelato, che sembra essere lì solo per rendere lo spettacolo più “contemporaneo”.

LUNA 57: una drammaturgia dispersa nello spazio
La drammaturgia, per quel che si riesce a seguire, pone come accennato una premessa interessante quanto non sufficiente, ma con una struttura quasi schizofrenica e forzatamente non lineare al punto che in quasi un’ora di spettacolo si fatica a chiarire elementi chiave quali il rapporto con il padre, con la madre e lo stato di questa ragazza: perché è chiusa nella sua stanza? Perché ha paura di affrontare la realtà?
Nella sinossi viene descritta come hikikomori, ma allo spettatore non viene dato nessun indizio su questa particolare condizione sociale, non basta vedere una ragazza chiusa in una stanza e non basta immaginare possa essere un riferimento a “Castaway on the moon”.
C’è poi la sensazione, costante, che il testo sia troppo: troppe frasi, troppe parole, troppi concetti che avrebbero trovato più vita in un’espressione non verbale, anche a giudicare dalla tematica e dall’impostazione stessa dello spettacolo.
La capsula di salvataggio di LUNA 57
Nella capsula di salvataggio di questa disastrosa missione lunare, trovano posto le scelte musicali, che tra il pop italiano del secolo scorso e la ricerca ambient riescono a restituire un tono tra il sentimentale e l’extraterrestre. A fianco, il finale, unica scena – il caso vuole senza microfono – in cui Alessandra Masi trova credibilità, aiutata forse da un testo finalmente più masticabile, e riesce ad aprire un solitario canale emotivo verso lo spettatore, smuovendo sicuramente qualcosa, seppur troppo tardi.

LUNA 57: un razzo che non parte
In conclusione, di Luna 57 resta l’immagine di un razzo pronto alla partenza – l’idea – ma non il viaggio, che si perde tra moduli slegati, movimenti ed elementi non giustificati e che lasciano l’impressione di servire soltanto a riempire lo spazio tra il testo e lo spettacolo – quello che dovrebbe occupare la regia.
Citando il testo stesso: “il resto lì non c’è”.
LUNA 57 – informazioni e dati spettacoli
Con Alessandra Masi
Drammaturgia e regia Noemi Francesca
Dramaturg Riccardo Festa
Voce Cecilia Di Giuli
Video Francesco Di Mauro
Elementi di costume Rossella Oppedisano
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